Giorgetti e il persico del lago di Varese: “Per le mie nozze una pesca miracolosa, quattro chili e mezzo di filetto”
Il ministro dell'Economia ospite del IV Convivio della Confraternita del "Ris in Cagnun cul Persic" a Villa Cagnola. Tra ricordi di famiglia, una battuta sui ristoratori e l'appello per il risanamento del lago: «Bisogna tenere accesa la fiammella»
«Voi vi chiederete: ma che ci fa un ministro qui oggi?». Esordisce così Giancarlo Giorgetti davanti alle confraternite enogastronomiche riunite questa mattina a Villa Cagnola, a Gazzada Schianno, per il quarto convivio della Confraternita del ris in cagnun cul persic. E si risponde da solo, spiazzando la platea: «Io sono qui non come membro della casta dei politici, ma come figlio di un pescatore professionista del lago di Varese».
Più che il titolare del ministero dell’Economia, davanti al piatto simbolo del lago è tornato a parlare il ragazzo cresciuto sulle sponde varesine. «Di persici ne ho visti tanti, ne ho puliti e filettati tanti, e ne ho mangiati altrettanti», ha raccontato, rivendicando un privilegio che pochi possono vantare: «Mangiare il pesce persico pescato la mattina direttamente da mio papà. Credo che questo sia una cosa impareggiabile».
Il ricordo più vivido riguarda il menù delle proprie nozze, quando volle a tutti i costi il persico come primo. Ma il problema era la quantità, perché – ha ricordato – già allora, trent’anni fa, il pesce del lago di Varese era diventato una rarità: «Si poteva soltanto invocare la provvidenza. E la provvidenza arrivò: ricordo ancora che erano quattro chili e mezzo di filetto. Una pesca miracolosa».
Dietro il sorriso, però, c’è la consapevolezza di una tradizione che rischia di spegnersi. «È una nostalgia per delle cose che piano piano vanno scomparendo. Il persico è davvero una rarità, non quello del lago di Varese», ha osservato il ministro, lanciando un appello: «È importante tenere accesa la fiammella. I lavori per il risanamento del lago proseguono con difficoltà, sfidando anche il cambiamento climatico, ma il tentativo è quello di riportare il persico nel lago».
Un quarto dei palati fini d’Italia a Gazzada Schianno per il “Ris in cagnun cul persic”
Non è mancata la battuta, quella che gli vale il mestiere di “figlio di pescatore” anche al ristorante. Quando nei menù trova il risotto col pesce persico, ha confessato, scatta il controllo: «Chiamo il cameriere, lo guardo in faccia e gli dico: occhio, io sono figlio di pescatore, me ne intendo. Se è buono me lo consigli, sennò vedi di raccontare un’altra storia». E ai presenti, ridendo, ha suggerito la stessa tattica: «Normalmente funziona. Fate finta di essere figli di pescatori».
Un legame con il territorio che Giorgetti ha voluto sottolineare anche citando la sede della Confraternita, la storica Trattoria Maran, in via Ettore Ponti a Calcinate del Pesce: la stessa strada dove un tempo aveva sede la cooperativa dei pescatori del lago. «Da piccolo mi ricordo di avere frequentato quello stabile, che adesso è stato completamente ristrutturato e non ha più nulla di quello che era una volta». Poi il commiato, con un pizzico di rammarico per non potersi fermare a tavola: «La location è impressionante, il tempo pure: tutto gioca a vostro favore. Buona giornata e buon appetito soprattutto».
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