Guerra in Iran, l’effetto sulla Svizzera: scorte di carburante coperte fino a giugno, luglio è un’incognita
L'Ufficio federale per l'approvvigionamento economico: «Non significa che a luglio ci sarà penuria». Pronte le scorte obbligatorie. Allerta anche su gas, concimi ed elio
Benzina, gasolio, olio combustibile e cherosene: l’approvvigionamento di prodotti petroliferi in Svizzera è garantito fino alla fine di giugno. Per luglio, però, è ancora presto per fare previsioni. È quanto comunica l’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del Paese (UFAE) nell’aggiornamento del 2 giugno, dedicato alle ricadute della guerra in Iran sulla tenuta delle forniture confederate.
La precisazione, scrivono da Berna, non equivale a un allarme: «”Garantito fino a fine giugno” non significa che a partire da luglio si verificherà una penuria». Il punto è tecnico: gli ordini per il mese successivo vengono di norma piazzati nella seconda metà del mese in corso, e finché non arrivano le conferme dagli importatori non si possono dare cifre affidabili. Le scorte obbligatorie restano la rete di sicurezza che, se necessario, la Confederazione può liberare.
Hormuz, il nodo che pesa sui mercati
Sullo sfondo c’è lo Stretto di Hormuz, lo snodo da cui transita una quota rilevante del greggio mondiale e il cui accesso resta condizionato dall’andamento del conflitto. L’UFAE è esplicito: non è possibile prevedere né l’evoluzione della guerra né la riapertura piena del passaggio, e una volta cessate le ostilità serviranno comunque mesi per ripristinare infrastrutture energetiche e far arrivare i primi cargo in Europa. Per ora il continente regge grazie al consumo delle scorte, alle importazioni alternative al Golfo Persico, all’adattamento delle raffinerie europee e a una parziale risposta della domanda.
Non solo carburanti: gas a metà, concimi, plastiche, elio
Il bollettino settimanale dell’UFAE, aggiornato all’11 maggio, allarga il quadro ben oltre i distributori. I serbatoi europei di gas naturale sono al 35% di riempimento, livello «eccezionalmente basso» rispetto alla media degli ultimi anni, anche se le forniture di GNL via Mare del Nord e Baltico tengono. I prezzi dei concimi rischiano di salire fino al 30% per il blocco di Hormuz, con conseguenze prima di tutto sui Paesi emergenti. Volatili anche i mercati degli oli vegetali, tirati per l’alto dalla corsa al biodiesel innescata dal rincaro del greggio. Segnali di allarme – ma non ancora di penuria – anche sui materiali da imballaggio in plastica e sull’elio, la cui disponibilità globale è scesa di circa un terzo, pur restando sufficiente per gli usi sanitari e farmaceutici.
Sotto osservazione, infine, il fronte ferroviario: cantieri sulla rete tedesca DB e su RFI a sud, oltre al rischio di scioperi in Germania, possono incidere sulla capacità di import-export. Per ora, conclude l’UFAE, non si prevedono difficoltà di approvvigionamento.
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