Il calcio, la sclerosi multipla e una nuova vita: Francesco, da Varese all’Atlético Madrid senza arrendersi mai
La storia di Francesco Musacchio, approdato in Spagna grazie all'amore per il calcio. Nel 2023 la diagnosi che ha cambiato le carte in tavola senza togliergli passione e volontà anche grazie a Fernando Torres
Da Varese all’Atletico Madrid, diventando un colchonero da componente dello staff biancorosso. È questo il percorso di Francesco Musacchio, iniziato nell’agosto 2011 per proseguire la propria formazione in seguito della laurea in Scienze Motorie conseguita all’Università dell’Insubria: nella capitale spagnola Francesco ha frequentato un master sullo sviluppo del talento calcistico organizzato dall’Università Europea in collaborazione con la scuola studi del Real Madrid.
«Non ho avuto dubbi sul fatto di venire qui a continuare la mia formazione professionale nel calcio», racconta. Grazie al consiglio di un professore, Musacchio – classe 1983 – inizia a seguire gli allenamenti della Escuela Deportiva Moratalaz, una delle principali realtà giovanili della capitale spagnola. E ben presto passa dall’osservazione al campo.
«Mi diedero la possibilità di allenare una squadra di Pulcini, la lettera H. Qui le squadre vengono divise dalla A alla Z. La A è la migliore e poi si scende progressivamente in base al livello dei giocatori». Nel giro di tre anni diventa responsabile dell’area portieri. Proprio durante quel periodo viene notato dal padre di un giovane calciatore, dirigente dell’Atlético Madrid. «Mi vedeva allenare con passione e un giorno mi chiese il curriculum».
Dopo un colloquio in un ufficio dello storico stadio Vicente Calderón (per tanti anni “casa” del club biancorosso, oggi demolito e sostituito dal Metropolitano), nel 2015 arriva la chiamata ufficiale dell’Atlético Madrid. Francesco entra nell’Academy del club, lavorando prima con le categorie più giovani (Under 6 e Under 12) e successivamente nel settore dell’alto rendimento, che accoglie giovani talenti scelti dal club.
Negli anni successivi Musacchio contribuisce allo sviluppo di una metodologia innovativa, basata sulla crescita individuale dei giocatori, che ricalca un po’ anche il metodo del Paris Saint-Germain. Il modello consiste nel seguire i giovani talenti con programmi personalizzati per valorizzarne al massimo le qualità tecniche e tattiche. «Il problema – spiega – non è trovare il talento. Quello lo vedono tutti. La vera difficoltà è svilupparlo nella maniera corretta». Secondo Francesco, una delle principali differenze rispetto al calcio italiano riguarda la pazienza nel valorizzare i giovani. «Gli allenatori hanno paura di essere esonerati e i presidenti vogliono risultati immediati. Così diventa rischioso puntare sui giovani».
Tra il 2022 e il 2023 arriva però la sfida più difficile: la diagnosi di sclerosi multipla primaria progressiva che inevitabilmente cambia totalmente la vita di Francesco. «Ho sempre programmato la mia vita intorno al calcio e al ruolo di allenatore dei portieri. Da un giorno all’altro tutto è cambiato». In questo momento delicato il sostegno dell’Atlético Madrid si rivela fondamentale. Grazie allo staff medico del club la diagnosi arriva rapidamente. «Senza l’Atleti – ricorda ora – probabilmente ci avrebbero messo un anno e mezzo per capire cosa avevo».

Durante il percorso di cura, un ruolo importante lo gioca anche Fernando Torres, che lo coinvolge nello staff della squadra B. Un rapporto nato quando, prima di una partita, l’ex bomber ha invitato Francesco a fare un discorso alla squadra che stava attraversando un momento difficile. El Niño lo ha accolto con queste parole: «Noi avevamo bisogno di una persona come te. Tu avevi bisogno di una famiglia sportiva».
Nel 2025, dopo un lungo iter burocratico, Francesco viene reintegrato nel club con un incarico compatibile con le sue condizioni fisiche. Oggi lavora nella direzione sportiva dell’area portieri, occupandosi di metodologia, formazione degli allenatori e sviluppo di progetti internazionali. «Non posso più stare in campo come prima, ma mi hanno dato la possibilità di reinventarmi».
Attraverso queste iniziative, la società punta a esportare il proprio modello formativo oltre i confini spagnoli. Tra le collaborazioni più importanti ci sono quelle con Kazakistan e Ruanda. Il metodo dell’Atletico ha suscitato interesse anche in Italia, dove Juventus e Genoa hanno instaurato ottimi rapporti con il club madrileno. A guidare l’espansione internazionale del modello colchonero è inoltre un’italiana, Maria Teresa Chirivì, originaria di Lecce. Un elemento che conferma il solido legame tra l’Atletico e il nostro Paese: negli ultimi anni il club ha infatti avuto come direttore sportivo Andrea Berta, poi passato all’Arsenal, e ha accolto in rosa anche calciatori italiani come Giacomo Raspadori e Matteo Ruggeri e molti altri in tempi meno recenti.
Nel futuro di Francesco c’è solo l’Atlético Madrid perché rappresenta molto più di una società sportiva. «L’Atlético è una famiglia. Qualsiasi altra società avrebbe potuto dirmi: “Non puoi più allenare, non ci servi”. Invece loro mi hanno aspettato quasi due anni. Voglio finire la mia carriera in questo club. Mi sento in debito con questa società per tutto quello che ha fatto per me».
FIGLI DI UN GOL MINORE – Ascolta le puntate del podcast di VareseNews e Radio Materia, condotto da Francesco Mazzoleni e dedicato al mondo del pallone.
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