Il referendum boccia la proposta per limitare la Svizzera a 10 milioni di abitanti. Ma il Ticino vota Sì
La proposta della destra dell'Udc, che rischiava di pesare anche sulla libera circolazione con la Ue, fermata soprattutto dalle città e dalla Svizzera francofona. Via libera invece alla proposta di rendere più difficile il servizio civile
La Svizzera ha respinto l’iniziativa popolare “Svizzera da 10 milioni”, la proposta sostenuta dall’Unione democratica di centro (UDC) che puntava a limitare la crescita demografica del Paese stringendo sull’immigrazione e che avrebbe potuto avere ripercussioni anche sugli accordi di libera circolazione con l’Unione Europea. Un tema sensibile, in prospettiva, anche nei rapporti con l’Italia.
A livello federale hanno prevalso i contrari, con circa 1,6 milioni di voti contro 1,4 milioni favorevoli. Determinante anche il voto dei Cantoni, su cui era richiesta la maggioranza: il No si è imposto in 13 dei 23 Cantoni, sancendo la bocciatura di quella che era considerata la consultazione più politica e dal maggiore impatto internazionale della tornata referendaria.
L’iniziativa era stata contrastata non solo dalla sinistra, ma anche dai partiti liberali, da tutti i Cantoni e dal Consiglio federale, che avevano messo in guardia sulle possibili conseguenze economiche e diplomatiche di un eventuale sì.
Il divario tra città e Svizzera interna
La geografia del voto conferma una frattura ormai consolidata tra le grandi aree urbane e la Svizzera interna.
I risultati più netti a favore del No arrivano dai cantoni maggiormente internazionali e urbanizzati. A guidare il fronte contrario è Basilea Città con il 73,48%, seguita da Ginevra con il 65,42% e da Neuchâtel. A Zurigo – unico cantone sopra il milione di abitanti – il No ha vinto con il 60,03%. Nel Canton Berna il No si è attestato al 55,4%.
Sul versante opposto, i consensi più elevati per l’iniziativa si registrano nella Svizzera centrale e orientale. Il record spetta al cantone ultraconservatore Appenzello Interno, dove il Sì raggiunge il 64,95%, seguito dal Canton Svitto con circa il 63%. Più contenuto, ma comunque maggioritario, il sostegno registrato in Soletta e Argovia.

Ticino in controtendenza: il Sì passa con il 50,72%
In questo quadro nazionale il Ticino rappresenta una delle principali eccezioni. Pur con uno scarto minimo, il cantone ha sostenuto la proposta dell’UDC: il Sì si è imposto con il 50,72%.
Un risultato che evidenzia ancora una volta la particolarità del dibattito ticinese sui temi dell’immigrazione, del mercato del lavoro e dei rapporti transfrontalieri.
Il dato cantonale nasconde però una realtà molto articolata. Nei principali centri urbani e nei comuni più popolosi ha prevalso il No. A Chiasso, Lugano, Paradiso e Locarno gli elettori hanno respinto l’iniziativa; nella città sul Verbano i contrari hanno sfiorato il 54%. Anche Bellinzona ha votato No, seppure per una manciata di voti, con il 50,12%.
Il Sì ha invece trovato terreno favorevole in diversi comuni del Mendrisiotto e delle valli. Tra questi Novazzano, Riva San Vitale, dove ha raggiunto il 54,44%,il Comune di Tresa dove si supera il 55%, Riviera con il 60%, Airolo dove il consenso ha toccato il 62%, oltre a Stabio e Ascona.
Tra i risultati più curiosi spicca quello di Bosco Gurin, l’antica colonia walser della Vallemaggia, isolato tra le montagne, dove il No ha raggiunto il 70,83%, uno dei dati più elevati dell’intero cantone.
Interessante notare che speculare a quello del Ticino è l’esito nell’altro Cantone confinante conl’Italia, i Grigioni, dove è passato il No con il 51.49%.
Servizio civile, il Ticino segue la Svizzera tedesca
Anche sul referendum che puntava a rendere più restrittive le condizioni per il servizio civile alternativo a quello militare, il Ticino si è allineato maggiormente alla Svizzera tedesca che a quella francofona. La proposta è stata approvata da circa 1,6 milioni d elettori, contro 1,4 milioni per il No.
Mentre nella Svizzera occidentale ha prevalso il No — con Basilea Città oltre il 62% dei contrari — nel cantone italofono il Sì ha ottenuto il 53,86%.
A livello ticinese, tra le eccezioni figurano Locarno, dove il No ha raggiunto il 51,5%, e diversi comuni delle Centovalli e della Vallemaggia, che si sono espressi contro la proposta.
Cure dentarie, bocciatura senza appello
Molto più netto il risultato del referendum cantonale sulla creazione di una cassa obbligatoria per il rimborso delle cure dentarie.
La proposta, sostenuta anche da una parte della categoria dei dentisti, è stata respinta con il 70,16% dei voti. Il No si è imposto in tutti i comuni ticinesi, senza particolari differenze territoriali.
Una bocciatura trasversale che, secondo l’analisi dei risultati, rappresenta il verdetto più chiaro dell’intera giornata elettorale.
Se il voto sulle cure dentarie ha mostrato un Ticino compatto, quello sull’iniziativa “Svizzera da 10 milioni” restituisce invece l’immagine di un cantone diviso quasi a metà. Un risultato che lo colloca in controtendenza rispetto all’esito nazionale e conferma come i temi legati all’immigrazione e al rapporto con l’Italia continuino a occupare un posto centrale nel dibattito politico ticinese.
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