La Capra Ferrata guida le riflessioni dei bambini nella Philosophy for children a Inarzo

Ispirati da Malaguzzi e Freire, la scuolina di Inarzo ha ospitato esercizi di libertà e pensiero condiviso di una trentina di bambini dai 6 ai 9 anni

philosophy for children inarzo

Esistono luoghi in cui ai bambini viene ancora riconosciuto il diritto di sostare nelle domande. Luoghi in cui l’infanzia non è considerata un’età dell’incompletezza, ma una stagione dell’esistenza ricca di competenze, intuizioni, capacità interpretative e tensione conoscitiva. Da questa convinzione nasce La Capra Ferrata – Conversazioni filosofiche, progetto ideato e condotto da Sara Cavazzin, Silvia Personè, Francesca Rizzi e Stefania Giacobbo, ospitato negli spazi della Scuolina Ugo Bassi di Inarzo.

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La Philosophy for children a Inarzo guidata da La Capra Ferrata 4 di 25

Il nome stesso del progetto rimanda a un personaggio immaginario nato dal gioco dei bambini: una creatura invisibile ma conosciuta da tutti, coraggiosa e timorosa al tempo stesso, forte e fragile, saggia e curiosa. Una figura paradossale, quasi filosofica, capace di abitare contemporaneamente gli opposti.
Non una mascotte, ma una metafora dell’esperienza umana e dell’infanzia stessa, stagione in cui la ricerca di senso si manifesta con particolare intensità.

L’iniziativa, rivolta a bambine e bambini dai sei ai nove anni e realizzata attraverso otto incontri tra marzo e giugno, ha coinvolto circa trenta famiglie attorno a una domanda educativa fondamentale: quale spazio viene oggi riconosciuto al pensiero dei bambini?

Da Loris Malaguzzi alla Philosophy for children

Alla base del percorso vi è una precisa scelta teorica. Il progetto assume come punto di partenza l’idea del bambino competente, una prospettiva consolidata nella riflessione pedagogica contemporanea, da Loris Malaguzzi agli studi costruttivisti e socio-costruttivisti.
Il bambino non è considerato un soggetto carente, in attesa di essere riempito di conoscenze dall’adulto, ma una persona già capace di elaborare significati, formulare ipotesi, interpretare il reale e partecipare alla costruzione condivisa della conoscenza.

Come ricordava Malaguzzi, il bambino è portatore di “cento linguaggi”: molteplici modalità attraverso cui entra in relazione con il mondo e lo comprende. Riconoscere questa ricchezza significa assumere con serietà le sue domande, i suoi dubbi, le sue intuizioni e persino le sue apparenti contraddizioni.

In questa prospettiva si inserisce la scelta della Philosophy for Children, metodologia sviluppata dal filosofo statunitense Matthew Lipman e successivamente approfondita da numerosi studiosi dell’educazione. L’obiettivo non è insegnare la storia della filosofia ai bambini, ma promuovere pratiche di ricerca condivisa attraverso il dialogo. La filosofia diventa così un esercizio collettivo di pensiero critico, creativo e riflessivo.

La pratica della Philosophy for children

Ogni incontro è stato costruito come una comunità di ricerca.
Un racconto, un’immagine, una provocazione o una domanda costituivano il pretesto iniziale. Seguiva una fase esperienziale che intrecciava linguaggi artistici, narrativi e scientifici. Infine un momento di ricognizione e rilancio consentiva di raccogliere quanto emerso e aprire nuove piste di indagine.

Nessuna conclusione definitiva, nessuna risposta prescritta. Piuttosto, l’idea che il pensiero sia un processo aperto e che l’educazione debba coltivare la capacità di convivere con la complessità.
La scelta della filosofia non è casuale. Come scriveva Simone Weil, «la filosofia si occupa dell’umano». E proprio nell’epoca della semplificazione e delle risposte immediate, il dialogo filosofico torna a configurarsi come una pratica profondamente educativa. Non perché offra soluzioni, ma perché alimenta la capacità di interrogare il mondo, di mettere in discussione l’ovvio, di immaginare possibilità alternative.

Fare filosofia con i bambini significa, in questo senso, esercitare la libertà di pensiero. Significa legittimare il dubbio come forma di conoscenza, valorizzare l’argomentazione anziché l’affermazione, imparare che il pensiero dell’altro non rappresenta una minaccia ma una risorsa. Significa anche riconoscere che la democrazia si costruisce molto prima dell’età adulta, nei contesti in cui si apprende ad ascoltare, prendere parola, confrontarsi e modificare le proprie idee.

La Capra Ferrata e la filosofia

Il percorso ha attraversato temi che da sempre accompagnano la riflessione filosofica: il significato della scuola e dell’apprendere, la figura del maestro a partire da Socrate, il rapporto tra memoria e identità attraverso Proust, il problema dell’apparenza e della realtà evocato da Schopenhauer, il dialogo tra scienza e filosofia nel mistero del volo del bombo, il tema dei limiti e dei pregiudizi attraverso la letteratura per l’infanzia, fino alle questioni della scelta e della possibilità ispirate al pensiero di Kierkegaard.

Non si è trattato di una semplificazione della filosofia per renderla accessibile ai più piccoli. Al contrario, il progetto ha assunto una posizione più radicale: riconoscere che le grandi domande della filosofia appartengono già ai bambini. Domande sull’identità, sul tempo, sulla verità, sul futuro, sull’altro e sul significato delle cose abitano l’infanzia ben prima che vengano nominate dai filosofi.

In questo senso, La Capra Ferrata rappresenta una pratica educativa che restituisce dignità al pensiero infantile e rilancia una questione oggi cruciale: quali occasioni offriamo ai bambini per esercitare il pensiero, non soltanto per apprendere contenuti?

Forse il valore più profondo dell’esperienza risiede proprio qui. Nel creare uno spazio in cui la curiosità non venga accelerata verso risposte immediate, ma possa sostare nell’indagine. Uno spazio in cui il dialogo diventi esperienza di incontro e di costruzione condivisa di significati. Uno spazio in cui, per citare il pedagogista brasiliano Paulo Freire, nessuno educa nessuno da solo, ma tutti si educano reciprocamente nel dialogo con il mondo.

E la Capra Ferrata, invisibile eppure presente, continua a ricordare che il pensiero nasce spesso proprio lì: nel coraggio di abitare le domande.

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Pubblicato il 10 Giugno 2026
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