Paolo Franzato e i 31 anni del festival Teatro & Territorio: “Il palcoscenico può essere uno spazio di salvezza”

Il festival Teatro & Territorio entra nel vivo della sua 31ª edizione tra Varese e Porto Ceresio. Ospite della rubrica La Materia del Giorno, il direttore artistico Paolo Franzato ha raccontato il programma della rassegna e la sua idea di teatro

La Materia del Giorno - Paolo Franzato

Da oltre trent’anni porta sul territorio spettacoli, laboratori, incontri e percorsi di ricerca artistica. Ora il festival Teatro & Territorio entra nel vivo della sua 31ª edizione, dedicata quest’anno ad Antonin Artaud, tra i grandi innovatori del teatro del Novecento. A raccontarne lo spirito e il programma è stato il direttore artistico Paolo Franzato, ospite della rubrica “La Materia del Giorno”.

Quarant’anni di teatro alle spalle, una formazione che unisce arte, pedagogia e psicologia e una convinzione maturata nel tempo: il teatro non è soltanto spettacolo, ma uno strumento di crescita individuale e collettiva.

«Ho sperimentato su di me il potere terapeutico del teatro –  ha raccontato Franzato, ricordando i suoi esordi negli anni Ottanta – Ero un bambino molto timido e introverso, molto chiuso ma il teatro mi ha cambiato. Da lì è nata una ricerca che mi ha portato non solo verso l’attività artistica e creativa, ma anche verso quella pedagogica e psicologica».

Una visione che attraversa tutta la storia del festival, nato con l’obiettivo di intrecciare arte e comunità. Non a caso la rassegna si chiama Teatro & Territorio: un legame che Franzato considera ancora oggi fondamentale: «L’arte valorizza il territorio e il territorio valorizza l’arte. È uno scambio continuo».

Un festival tra Varese e Porto Ceresio

La nuova edizione si è aperta il 23 maggio con Nuda Veritas, spettacolo che ha coinvolto quaranta studenti del Liceo Ferraris di Varese. Un progetto corale che ha affrontato temi come il potere, la sopraffazione, la violenza e il femminicidio, con un prologo dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

«I ragazzi non erano soltanto attori – ha sottolineato Paolo Franzato – Alcuni suonavano, altri cantavano, altri ancora ballavano. Si sono occupati anche degli oggetti scenici, dei costumi e della locandina. È stato un grande lavoro collettivo, come è nella natura del teatro».

Ora il festival prosegue con uno degli appuntamenti principali della stagione. Sabato 13 giugno, alle 21, all’Auditorium San Giovanni Bosco di Sant’Ambrogio a Varese andrà in scena “Il più italiano dei santi. Francesco e la Costituzione”, diretto da Marco Rodio. Lo spettacolo mette in dialogo due importanti anniversari: gli ottocento anni dalla morte di San Francesco e gli ottant’anni della Repubblica italiana e della Costituzione.

«Abbiamo fatto un’operazione molto interessante: rintracciare nella Costituzione alcune tematiche francescane – ha spiegato Franzato – Emergono così i temi dell’ambiente, dell’ecologia, della fratellanza e della pace, di cui oggi abbiamo così tanto bisogno».

Lo spettacolo sarà poi replicato il 19 giugno a Porto Ceresio, una delle sedi principali della rassegna insieme a Varese.

Non solo teatro

Come da tradizione, il festival ospiterà anche eventi dedicati alle arti visive e alla performance. Tra le iniziative in programma una particolare esperienza nella galleria Lavit & Friends di Varese, dove performer e spettatore si troveranno in un rapporto uno a uno, e una serie di appuntamenti alla Palazzina della Cultura di Porto Ceresio, all’interno della mostra dell’artista Monia Biscioni.

Un programma che riflette la filosofia di Franzato, da sempre orientata al dialogo tra discipline artistiche e alla valorizzazione delle relazioni umane.

«Il teatro come trasformazione»

La scelta di dedicare questa edizione ad Antonin Artaud non è casuale. Franzato considera il drammaturgo francese una figura fondamentale per comprendere il ruolo del teatro nella società contemporanea: «Artaud ha avuto il coraggio di spalancare le porte del teatro, superando gli stereotipi e portando la vita stessa sulla scena».

In un periodo storico che definisce «drammatico» e segnato da un evidente impoverimento culturale, il direttore artistico vede nel teatro una funzione che va oltre l’intrattenimento: «Credo che oggi sia importante ripercorrere le orme dei grandi maestri. Il teatro ritorna a essere uno spazio forse di salvezza».

Una convinzione che continua a guidare il suo lavoro e quello della compagnia che lo accompagna da decenni. Perché, come ha ricordato durante l’intervista, il valore più grande dell’esperienza teatrale non sta soltanto nel palcoscenico, ma nella capacità di costruire comunità e generare cambiamento.

«Che si sia attori o spettatori, il teatro fa bene», è il messaggio che Franzato ha voluto lasciare al pubblico, invitando tutti a partecipare agli appuntamenti della rassegna.

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Pubblicato il 08 Giugno 2026
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