Sicurezza e privacy nelle città smart: videosorveglianza e intelligenza artificiale al servizio delle amministrazioni locali

Tanto lavoro da fare con un equilibrio ancora da trovare con la tutela della riservatezza. Dal panel ospitato a Vizzola Ticino il confronto tra Milano, Varese, Busto Arsizio e Regione Lombardia, tra spinte all’allentamento delle regole e richiami all’etica

Generico 15 Jun 2026

Come si tiene insieme la domanda di sicurezza delle città con la tutela della privacy, in un’epoca in cui i dati e l’intelligenza artificiale diventano strumenti quotidiani di governo del territorio? È la domanda attorno a cui ha ruotato il panel dedicato alle amministrazioni locali del convegno organizzato a Vizzola Ticino dall’azienda di cyber intelligence Area Spa. Un confronto che ha messo allo stesso tavolo grandi e piccoli comuni, Regione, Parlamento e forze dell’ordine, e che ha fatto emergere una linea di faglia precisa: quella tra chi chiede di alleggerire i vincoli sulla riservatezza e chi invita a maneggiare le nuove tecnologie con cautela ed etica.

I dati come bussola delle politiche pubbliche

A introdurre i lavori la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo, che ha posto l’accento sul valore dei dati come base delle decisioni: non un esercizio astratto, ma la necessità di raccogliere informazioni fin dall’inizio per orientare le scelte e misurarne l’impatto, integrando un approccio data-driven in tutte le fasi dell’azione amministrativa. Milano, ha ricordato, si è dotata di un proprio data lake e di un gemello digitale della città. Il punto, ha aggiunto, è duplice: serve un “lessico comune” tra i diversi attori e occorre sciogliere la tensione tra interesse pubblico e tutela della privacy, talvolta «distonica» tra un ambito e l’altro. Il messaggio di fondo: far sentire alle persone che non sono sole, che esiste una comunità che si occupa insieme di safety e di security.

La spinta dei sindaci: «Più tecnologia, e regole sulla privacy da rivedere»

Sul versante operativo, il sindaco di Busto Arsizio Emanuele Antonelli ha indicato tre ingredienti, volontà degli amministratori, infrastrutture digitali e coinvolgimento dei cittadini, illustrando la nuova centrale operativa della polizia locale, collegata con le centrali di polizia, carabinieri e guardia di finanza, e il progetto regionale Simba (Smart Mobility Data Drive), da circa un milione e mezzo di euro, in completamento nel 2026. Ha portato anche un esempio concreto: telecamere capaci di individuare automaticamente chi abbandona i rifiuti, leggere la targa e generare la sanzione, liberando così le forze dell’ordine. Netta la sua posizione sulla riservatezza: troppe restrizioni, dalle registrazioni dei privati conservate solo un paio di giorni all’impossibilità di installare telecamere nei condomini. «Più telecamere e più controlli ci sono, meglio possono vivere i cittadini che non hanno nulla da temere»: norme, a suo avviso, da rivedere.

Generico 15 Jun 2026

Ancora più esplicito il sindaco di Varese Davide Galimberti, che ha rivendicato l’orgoglio per un’azienda come Area Spa nata in città, in una laterale di viale Aguggiari, e ha raccontato un episodio emblematico: l’esclusione da un bando del Ministero dell’Interno per la videosorveglianza perché i territori candidati come Varese e Busto Arsizio erano considerati «troppo sicuri».

Il punto di partenza è una distinzione spesso ignorata nel dibattito pubblico: una cosa è la sicurezza urbana, di competenza dei comuni (l’illuminazione, la videosorveglianza, il decoro), altra cosa è l’ordine e la sicurezza pubblica. Su ogni episodio di violenza, ha osservato, sono i sindaci a essere chiamati per primi a «fare di più» — un richiamo legittimo, ha aggiunto, ma che andrebbe accompagnato da un’informazione corretta su chi è competente a fare cosa. Da qui l’invito a ridurre la «demagogia» sui temi della sicurezza e a informare meglio i cittadini sulle competenze dei diversi enti. E soprattutto una richiesta diretta: alleggerire il ruolo del Garante della privacy. Per installare nuovi sistemi in alcune aree delicate, ha spiegato, è servito quasi un anno di autorizzazioni; oggi, ha sostenuto, è il momento di accettare «una minor riservatezza a tutela di una maggior sicurezza».

L’altra linea: libertà, sì, ma uso etico dei dati

La consigliera regionale lombarda Silvia Scurati ha legato la sicurezza al concetto di libertà, città sicure significa città in cui si può circolare senza paura, e ha invitato ad ammettere i problemi delle grandi città per poterli affrontare, dalla criminalità alle aree degradate. Pur giudicando i sistemi di videosorveglianza fondamentali, e ricordando gli investimenti regionali (incluso un recente bando per le bodycam al personale sanitario dei pronto soccorso), ha insistito su un punto: le tecnologie e l’intelligenza artificiale non vanno rifiutate per ideologia, ma usate «all’insegna dell’etica», con un trattamento responsabile dei dati. L’orizzonte indicato è quello di un sistema integrato in cui cittadini, imprese, forze dell’ordine e istituzioni mettano in rete ciascuno la propria parte, anche grazie a una legge regionale dedicata all’IA.

Sul nodo investigativo si è inserito il messaggio del procuratore di Busto Arsizio Nocerino, assente per impegni di coordinamento tra procure, che ha richiamato il modello di una provincia con due uffici giudiziari (Busto e Varese) e ha indicato una possibile strada tecnica: un dato completamente anonimizzato e privo di attribuzione facciale potrebbe in astratto essere conservato più a lungo e decodificato a posteriori solo in presenza di precise condizioni giudiziarie o di prevenzione.

Generico 15 Jun 2026

Risorse e infrastrutture: il dopo-PNRR e i data center

La cornice economica l’ha tracciata la deputata Silvia Roggiani (Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione), che ha segnalato l’assenza di risorse fresche per la sicurezza nell’ultima legge di bilancio e i tagli che hanno colpito i comuni, spesso chiamati a rispondere a bisogni che non sono di loro competenza perché «il cittadino bussa alla porta più vicina». Sul fronte infrastrutturale, dopo la stagione del PNRR, circa un miliardo di euro mobilitato sulle smart city, di cui secondo il Politecnico avrebbe beneficiato il 76% dei comuni, resta aperta la domanda su quali risorse sosterranno la digitalizzazione. Tema che Roggiani ha collegato a quello dei data center e dell’IA come leve di competitività, richiamando l’appello di Mario Draghi da Aquisgrana e l’AI Act europeo: serve, ha concluso, passare dai principi alla concreta «messa a terra», con una programmazione vera che coinvolga territori e imprese, oggi a suo avviso ancora carente in una Lombardia investita prima dalla logistica e ora dai data center.

La dimensione umana: la tecnologia accanto alle persone

A chiudere, l’assessore del Comune di Milano Fabio Bottero, che dalla sua esperienza sull’edilizia residenziale pubblica ha riportato il discorso alle persone: nelle case popolari, ha spiegato, la tecnologia più avanzata diventa utile solo se accompagna i cittadini e ne migliora la vivibilità, unendo strumenti e relazioni umane a partire dai luoghi di maggiore fragilità. Perché l’obiettivo, come ripetuto da più voci, è far sentire le persone non sole.

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Tomaso Bassani
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Pubblicato il 19 Giugno 2026
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