Tunisi, la città dove gli stereotipi si rompono uno dopo l’altro
Dalle donne ai giovani, dalla notte ai migranti: il racconto di Leonardo Martinelli durante l'incontro a Materia di Castronno
«Le donne tunisine hanno avuto il divorzio vent’anni prima dell’Italia». È una delle affermazioni che più sorprendono nel racconto di Leonardo Martinelli, ospite a Materia di Castronno per presentare Tunisi Mon Amour. Sollecitato dalle domande del giornalista Tomas Miglierina, l’autore ha accompagnato il pubblico dentro una Tunisia lontana dagli stereotipi occidentali: un Paese attraversato da problemi economici e politici ma anche da una società complessa, aperta e ricca di contraddizioni.
Martinelli conosce bene la Tunisia. Negli ultimi anni ha trascorso lunghi periodi a Tunisi, camminando per i quartieri della capitale, viaggiando sui taxi collettivi e raccogliendo le storie delle persone incontrate lungo il cammino. «Vivo in una città araba e musulmana, una città anche povera, sicuramente sporca, imperfetta, non è un paradiso – ha raccontato -. Non nego i problemi che ci possono essere, ma credo che esistano tantissimi pregiudizi sul mondo arabo-musulmano e sull’Islam».
Uno dei temi centrali della serata è stato quello della condizione femminile. «Le donne tunisine sono molto forti, è un Paese in gran parte nelle loro mani», ha spiegato Martinelli. La Tunisia introdusse il divorzio nel 1956, vent’anni prima dell’Italia e della Francia, e abolì la poligamia nello stesso periodo. «È un diritto molto consolidato. Anche nei quartieri più popolari le donne sono consapevoli di questi diritti». Una conquista che, ha sottolineato, non nasce dall’occidentalizzazione della società ma da una riflessione interna al pensiero islamico, ispirata dagli scritti del teologo riformista Tahar Haddad.
Accanto alle donne, nel libro trovano spazio i giovani, la vita notturna e le tante anime della capitale tunisina. Martinelli ha descritto una città che dopo il tramonto continua a vivere tra locali, teatri, concerti e incontri. «Ad Algeri alle otto di sera è tutto buio. A Tunisi alle otto è un’esplosione di luci e di locali», ha raccontato. Una vitalità che emerge anche nei luoghi dedicati alla cultura e nello spazio conquistato da artisti, registi e attivisti.
Tra gli aspetti che più lo hanno colpito c’è la presenza del sufismo, la corrente mistica dell’Islam che continua a esercitare una forte influenza nella società tunisina. «Molti tunisini sono tolleranti proprio perché sono sufi», ha spiegato. I mausolei dedicati ai santi sono ancora oggi luoghi frequentati da persone di ogni età e condizione sociale, spazi dove la dimensione religiosa si intreccia con la vita quotidiana e dove convivono pratiche, tradizioni e sensibilità diverse.
Il racconto si è soffermato anche sulle contraddizioni che attraversano il Paese. Da un lato una società civile vivace, dall’altro una situazione politica sempre più difficile sotto la presidenza di Kaïs Saïed. «C’è una stretta politica evidente», ha osservato Martinelli, ricordando le difficoltà crescenti vissute da giornalisti, oppositori e associazioni. «Ma allo stesso tempo esiste una società civile che resta molto viva. È una delle grandi contraddizioni della Tunisia di oggi».
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema delle migrazioni. Negli ultimi anni la Tunisia è diventata uno dei principali punti di partenza verso l’Europa per migliaia di persone provenienti dall’Africa subsahariana. Dopo gli accordi tra Tunisi e Unione Europea, le partenze sono diminuite drasticamente, ma migliaia di migranti sono rimasti bloccati nel Paese in condizioni spesso difficili.
Le domande di Tomas Miglierina hanno allargato il discorso alle responsabilità dell’Europa e al ruolo che la Tunisia svolge oggi nel controllo delle rotte migratorie nel Mediterraneo. Un tema che attraversa anche il libro di Martinelli e che ha aperto una riflessione sul rapporto tra le due sponde del mare.
«Oggi attraversano il mare un decimo delle persone che partivano qualche anno fa», ha spiegato Martinelli. «Ma quando vivi lì e incontri persone che non riescono né a partire né a costruirsi una vita, fai più fatica a parlare di vittoria». Nel libro trovano spazio le storie di giovani provenienti da Camerun, Congo e Gambia, arrivati dopo viaggi lunghissimi e oggi sospesi in un limbo senza prospettive.
Nel corso della serata si è parlato anche del rapporto speciale che lega Tunisia e Italia. Un rapporto costruito dalla vicinanza geografica, dalla storia e dalle migrazioni. «Da Malpensa si arriva a Tunisi in meno tempo che a Bari», ha ricordato Martinelli. Per decenni la Rai è stata l’unica televisione straniera visibile nel Paese e ancora oggi molti tunisini conoscono perfettamente canzoni, programmi e personaggi della cultura italiana.
Alla fine emerge il ritratto di una città difficile da rinchiudere nelle categorie abituali. Una città dove convivono conservatorismo e libertà, tradizione e cambiamento, problemi economici e straordinarie energie sociali. Una città che, secondo Martinelli, continua a insegnare quanto siano fragili molte delle certezze con cui l’Europa guarda alla sponda sud del Mediterraneo.
«Oggi il Mediterraneo è diventato un muro – ha concluso -. Ma continuo a trovare nelle persone più semplici, nei giovani e nei quartieri popolari una grande apertura mentale. Ed è questo che mi rende ottimista».
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