A Gallarate il consiglio comunale affronta la richiesta di revoca del presidente Marco Colombo. E non è un momento qualsiasi
La mozione delle opposizioni sarà il primo punto della seduta di martedì 14 luglio. In discussione anche assestamento di bilancio, Tari e dimensionamento scolastico. Il consiglio si riunisce all'indomani di una "sfuriata" del sindaco Cassani a metà della giunta
Si annuncia una seduta ad alta tensione politica quella del consiglio comunale di Gallarate, convocato per martedì 14 luglio alle 20.45 nella sala consiliare di largo Camussi. Ad aprire i lavori sarà la richiesta di revoca del presidente del Consiglio comunale Marco Colombo, presentata dai gruppi di opposizione Partito Democratico, Città è Vita, Margherita Silvestrini Sindaco e Obiettivo Comune Gallarate.
La mozione, depositata venerdì 10 luglio, è stata inserita al primo punto dell’ordine del giorno con un’integrazione firmata dallo stesso Colombo lunedì 13 luglio.
La seduta affronterà poi diversi provvedimenti di particolare rilievo per l’amministrazione comunale. Dopo le comunicazioni e il question time (che già si preannuncia “caldo”), l’aula sarà chiamata a esaminare la ricognizione degli equilibri e l’assestamento generale del bilancio 2026-2028.
Collegati al bilancio sono anche l’approvazione del piano economico-finanziario della Tari, i coefficienti per l’attribuzione dei costi e le tariffe per il periodo 2026-2029. I consiglieri dovranno inoltre pronunciarsi sulla sostituzione di un componente della commissione per la formazione e l’aggiornamento degli albi dei giudici popolari nelle Corti d’Assise e nelle Corti d’Assise d’Appello.
Un altro punto significativo riguarda il dimensionamento scolastico a partire dall’anno scolastico 2027-2028. La seduta si concluderà, salvo proseguimenti, con la lettura e l’approvazione del verbale del Consiglio comunale del 25 maggio. È prevista un’eventuale prosecuzione mercoledì 15 luglio, mentre la seconda convocazione è fissata nella stessa serata alle 20.45, con possibile prosecuzione giovedì 16 luglio.
Il punto politicamente più “caldo”
Proprio i tempi di convocazione e di esame di alcuni di questi argomenti sono al centro della richiesta di revoca di Colombo. Le commissioni Istruzione e Bilancio sono state convocate per lunedì 13 luglio, appena un giorno prima della seduta consiliare chiamata a discutere bilancio, Tari e dimensionamento scolastico.
Secondo le opposizioni, una programmazione così ravvicinata non consentirebbe ai consiglieri di approfondire adeguatamente gli atti, confrontarsi all’interno dei gruppi e presentare eventuali emendamenti. Questi ultimi devono infatti essere depositati entro i due giorni precedenti la seduta, quindi prima ancora dello svolgimento delle commissioni.
Le minoranze sostengono che queste modalità limitino la possibilità di esercitare pienamente le funzioni di controllo e indirizzo. La capogruppo del Partito Democratico Margherita Silvestrini aveva inoltre sottolineato come la richiesta non derivi da un singolo episodio, ma da una serie di criticità accumulate nel tempo.
Tra le contestazioni figurano anche il limitato ricorso alla conferenza dei capigruppo e la gestione di alcune precedenti vicende, dalle comunicazioni sulla Fondazione Scuole Materne alle difficoltà denunciate nell’accesso agli atti relativi alla compartecipazione delle tariffe per le persone con disabilità. Secondo i firmatari sarebbe venuto meno il ruolo di garanzia e imparzialità che il presidente deve assicurare a tutti i componenti dell’assemblea.
Maggioranza alla prova?
Fosse stato in altri momenti, non ci sarebbe da avere dubbi sull’esito della mozione di sfiducia.
Ma la seduta arriva in un momento particolare e potrebbe rappresentare anche una prova per la tenuta della maggioranza di centrodestra.
Il confronto sulla revoca di Colombo arriva infatti in un momento di tensione interna alla giunta, dopo il duro richiamo del sindaco Andrea Cassani nei confronti di alcuni assessori. Il primo cittadino ha chiesto a tutti di «rendere al cento uno per cento», rivolgendo le proprie critiche – dicono i rumors a Palazzo Borghi – in particolare a Sandro Rech, Germano Dall’Igna e Belinda Simeoni e lasciando emergere insoddisfazione per il funzionamento di alcuni settori dell’amministrazione.
Rech (Lega) ha escluso l’ipotesi di dimissioni, assicurando di voler proseguire il proprio lavoro. Dall’Igna (FdI) è nel mirino da tempo, Simeoni (Forza Italia) deve farsi valere.
Ora, non è escluso che in maggioranza qualcuno possa farsi tentare dall’idea di dare un segnale politico. Anche perché per la sfiducia a Colombo servono 2/3 dei voti: in fin dei conti si potrebbe dare un segnale, senza il rischio di “finire sotto” nella votazione.
Ma queste sono speculazioni, meglio attendere per vedere come andrà.
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