“All’Insubria ho imparato a pensare”: la storia di Irene Leotta, che dalle Marche ha scelto Varese

La studentessa si racconta a pochi giorni dalla laurea: l'esperienza a Varese tra il valore del confronto critico e le sfide del vivere fuori sede

Irene Leotta

Dalle Marche a Varese per inseguire una passione. È il percorso di Irene Leotta, studentessa prossima alla laurea in Storia e storie del mondo contemporaneo all’Università dell’Insubria. La sua è stata una scelta ponderata, nata dal desiderio di approfondire un ambito di studi che, nel panorama accademico italiano, trova pochi eguali.

In attesa del graduation day del 14 luglio, durante il quale l’Insubria celebrerà i suoi nuovi laureati, VareseNews ha intervistato alcuni studenti dell’ateneo di Como e Varese per raccontare le loro loro storie e conoscere il loro punto di vista – Leggi tutte le storie

Le sfide di inseguire le proprie passioni

«Questo corso è tripartito: si divide in un’anima storica, filosofica e una invece di cinema. Sono tre mie passioni e questo corso le riuniva tutte» racconta Irene. È stato proprio l’interesse per il Novecento e per la narrazione attraverso i nuovi media a spingere la giovane laureanda a lasciare la propria terra per trasferirsi in Lombardia.

Un’esperienza, quella della studentessa fuori sede, che ha richiesto spirito di adattamento, prima in famiglia (ospite a casa di zii) e poi insieme alla madre, quando sono riuscite a trovare una sistemazione in città. Nonostante alcune sfide e gli impegni di lavoro, il clima raccolto del proprio corso di laurea ha comunque permesso a Irene di creare legami solidi, sia con i colleghi di corso sia con i docenti, attraverso soprattutto le iniziative culturali promosse dall’ateneo e realizzate da studenti e insegnanti.

Irene ha anche potuto imparare da vicino come funziona l’università, collaborando con la segreteria studenti e con il reparto Dsa. «Lavorare in segreteria – spiega – mi ha dato l’idea di tutto quello che c’è dietro l’organizzazione di un corso universitario e quello è stato molto affascinante». Un’esperienza che le ha fornito competenze trasversali utili per il suo obiettivo futuro: la carriera accademica.

La ricerca, in particolare quella legata alle rivolte carcerarie degli anni ’70, è l’orizzonte che Irene punta a percorrere. Un traguardo che Irene ha scelto col tempo, grazie soprattutto alla passione che ha osservato nei suoi docenti e al metodo di studio che promuovono. «All’Insubria – racconta Irene – ho trovato un ambiente in cui si insegna a pensare, a farsi domande e a non prendere sempre per vero tutto quello che c’è scritto sui libri».

Sul fronte delle criticità, Irene solleva il tema del costo della vita per i fuori sede. Sebbene l’università stia già investendo in nuovi alloggi, la studentessa auspica un maggiore sostegno economico. «Gli studenti trasferiti potrebbero essere aiutati di più, magari attraverso dei contributi per gli affitti dedicati ai fuori sede, come già fanno alcune università» osserva.

Nonostante le sfide logistiche, il bilancio dell’esperienza varesina è positivo. La dimensione dell’ateneo, spesso percepita come un limite, si è rivelata, secondo la laureanda, un punto di forza. «È vero che è un’università piccola, ma questo ci permette anche di avere un’opportunità di confronto e di dialogo» conclude Irene, pronta ora a discutere la sua tesi il prossimo 20 luglio.

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alessandro.guglielmi@varesenews.it

 

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Pubblicato il 07 Luglio 2026
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