Cosa sarà Varese

Biumo Superiore, il borgo delle ville che si sente “abbandonato”: tra turisti, strade dissestate e il sogno di una piazza

Il racconto del quartiere da parte dei residenti, incontrati nel quarto appuntamento di "Cosa sarà Varese", il progetto che nell'ambito di #varese2030 porta la redazione ad ascoltare, una tappa dopo l'altra, le voci di chi vive ogni angolo di Varese. Qui la tappa di Biumo Superiore

Cosa sarà Varese

Continua a Biumo Superiore il viaggio di VareseNews nei quartieri della città. È stato qui il quarto di dodici appuntamenti di “Cosa sarà Varese”, il progetto che nell’ambito di #varese2030 porta la redazione ad ascoltare, una tappa dopo l’altra, le voci di chi vive ogni angolo di Varese. Niente convegni né tavoli istituzionali: solo cittadini che si raccontano, segnalano, ricordano, restituendo — nel bene e nel male — lo stato di salute del proprio quartiere.

Il quarto incontro si è svolto all’oratorio di Biumo Superiore, dove i residenti del Consiglio di quartiere 8 — che comprende Biumo Superiore, Valganna, Mulini Grassi, Ippodromo e Olona — hanno dipinto un ritratto affettuoso e insieme esasperato di una zona che si sente tra le più belle della città, e tra le più trascurate.

TUTTE LE TAPPE DEL TOUR

IL PROGETTO “COSA SARÀ”

Le “perle” del quartiere: ville, verde e senso di borgo

“Sembra un paese, non sembra di stare in città”. È questa la frase che più spesso ricorre nelle voci dei residenti di Biumo Superiore.
Il punto di partenza, per quasi tutti i presenti, è l’amore viscerale per il posto. «Alla fine è un posto molto bello, non lo cambierei per un’altra zona di Varese», dice qualcuno. E il motivo è facile da capire: Biumo Superiore è vicino al centro ma ha un’anima da borgo, con strade tranquille, verde diffuso, e due ville storiche di pregio — Villa Panza e Villa Ponti — che richiamano visitatori da fuori città. Chi si è trasferito qui di recente parla di aver trovato «un’altra vita». Chi ci abita da quarant’anni non ha mai pensato di andarsene.

Cosa sarà Varese

Chi vive qui ama Biumo per la sua storia. È il rione di Villa Panza e Ville Ponti, mete di turisti che rimangono incantati dai giardini e dai sentieri. “È una zona prossima al centro ma molto tranquilla”, spiegano i cittadini, sottolineando come la qualità della vita potrebbe essere altissima. Recentemente, persino la gestione dei parcheggi nella zona Belfiore ha dato un po’ di respiro ai residenti, rendendo meno caotica la ricerca di un posto auto.

Ma dietro la facciata nobile delle grandi ville storiche e del verde lussureggiante, il quartiere (che abbraccia anche viale Valganna e l’Ippodromo) nasconde ferite fatte di incuria, pericoli stradali e servizi che spariscono.

Ville Ponti, un tesoro sbarrato

Proprio Villa Ponti, di proprietà della Camera di Commercio, rappresenta, secondo gli abitanti, una occasione sprecata per il quartiere. La villa è spesso chiusa, utilizzata principalmente per eventi privati, e quando arrivano scolaresche anche numerose ci si scontra con la chiusura frequente e con l’assenza di parcheggi adeguati. «Mi hanno detto che è bellissima, che vogliono vedere il resto», racconta chi li ha incontrati. «E poi spesso si trovano davanti a un luogo chiuso». Interpellata sul tema, l’amministrazione comunale avrebbe detto ai cittadini che aprire Villa Ponti al pubblico con continuità «costa troppo»: una risposta che i residenti faticano ad accettare, considerando il potenziale del luogo.

Marciapiedi “disastrati” e l’incubo di via Bertini

L’orgoglio lascia presto il posto alla frustrazione quando si parla di manutenzione. Le segnalazioni descrivono marciapiedi impraticabili per passeggini e disabili, strisce pedonali sbiadite che mettono a rischio chi attraversa e tombini così intasati da trasformare le strade in fiumi alla prima pioggia.

Il tema della sicurezza stradale è caldissimo: su viale Valganna il traffico è considerato “oltre misura”, mentre in via Bertinii residenti chiedono da anni paletti di protezione per evitare che i pedoni vengano “spiaccicati contro il muro” dalle auto che stringono la curva. Non va meglio all’Ippodromo, dove c’è chi segnala persino inquietanti gare notturne tra automobilisti. “Aspettano che ci sia il morto prima di intervenire sui semafori?”, si chiede polemicamente qualcuno.

Cosa sarà Varese

Un quartiere senza “cuore” e senza posta

La critica più profonda però non riguarda una strada o un marciapiede, ma la forma stessa del quartiere. Biumo Superiore è grande e sparpagliato: ha tante cose, ma non ha una piazza viva, un luogo naturale di aggregazione dove incontrarsi e dove le notizie circolano. «Manca un centro dove riunirsi, un punto di riferimento», dice chi abita qui da decenni. «In altri quartieri ce l’hanno». La piazza parrocchiale esiste, ma è in cima alla collina, scomoda per molti. Gli oratori, che un tempo svolgevano questa funzione di presidio sociale, sono oggi aperti solo sporadicamente. Il risultato è un quartiere difficile da vivere come comunità, nonostante — o forse proprio a causa di – la sua bellezza diffusa e silenziosa. Anche i servizi di prossimità risentono di questa dispersione: manca un ufficio postale, manca un piccolo negozio di vicinato. «Non deve essere per forza un supermercato – dice una residente – basterebbe qualcosa».

La logistica che non va: pullman giganti e bagni chiusi

Anche la gestione turistica mostra il fianco a critiche. Se da un lato si promuovono le ville, dall’altro si segnalano pullman di linea troppo grandi per le strette vie storiche, che rimangono incastrati creando il caos. E i turisti? “Cercano i bagni e li trovano chiusi”, raccontano i residenti, che denunciano anche sentieri trascurati e rubinetti che perdono per settimane prima di essere riparati.

La richiesta che arriva da Biumo Superiore è chiara: meno “grandi opere” e più attenzione alla manutenzione ordinaria. “Ci sentiamo abbandonati”, è l’amaro commento finale di chi vorrebbe solo vedere il proprio quartiere curato come merita.

Sullo sfondo resta la questione irrisolta di come restituire a Biumo Superiore un’identità pubblica all’altezza della sua storia e del suo paesaggio. Un centro di aggregazione, una villa aperta, sentieri percorribili: non sono lussi, ma condizioni perché un quartiere bello possa anche essere vissuto davvero. «Non lo cambierei per nessun’altra zona di Varese», ripete qualcuno uscendo. La speranza è che un giorno non ci sia nemmeno bisogno di dirlo.

Le proposte concrete non mancano: dossi, isole salvagente, specchi stradali alle curve cieche, telecamere agli incroci più pericolosi, una navetta da piazzale Litta per rendere le ville accessibili senza congestionare il traffico. Ma la richiesta più profonda è di metodo: che la manutenzione ordinaria smetta di essere trattata come un optional, che i lavori iniziati vengano finiti, che i consigli di quartiere — che pure hanno già ottenuto impegni firmati dal sindaco — abbiano strumenti reali per intervenire sulle piccole cose senza attendere anni.

Il progetto “Cosa sarà”

Non aspettare che la politica – e le scadenze elettorali – dettino l’agenda, ma provare ad aprire una riflessione sui temi della città di Varese in maniera indipendente, ascoltando tutti: è nato così il progetto Cosa sarà — Voci che disegnano Varese tra passato e futuro che ha visto finora la realizzazione di venti interviste, che sono diventate un libro acquistabile su Amazon qui Ma ha visto anche l’incontro a porte chiuse con 31 consiglieri comunali, e due tavoli separati con le forze di centrodestra e centrosinistra. Ora, l’incontro con i quartieri.

Le interviste pubblicate su VareseNews e contenute nel libro Cosa Sarà sono state curate da Marco Giovannelli, il lavoro di ascolto nei quartieri è stato coordinato e condotto da Stefania Radman, Tommaso Guidotti, Andrea Camurani, Lidia Romeo, Adelia Brigo, Erika La Rosa e Alessandro Guglielmi, l’elaborazione dei dati è a cura di Tomaso Bassani.

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Pubblicato il 20 Luglio 2026
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