Cuveglio cuore del volontariato: è il centro ascolto Caritas con più volontari di tutta la Diocesi di Como

Sono 33 nel centro d'ascolto del comune dell'alto varesotto: molto più della media diocesana che è a 15. Alto anche il dato di Cunardo

solidarietà

Tra i 14 Centri di Ascolto della Fondazione Caritas che coprono il territorio della Diocesi di Como, c’è un’eccellenza tutta varesina: è infatti nel centro di Cuveglio che si registra il numero più alto di volontari, 33, davanti a realtà ben più grandi come quelle di Morbegno (25) e Tirano (20).  Un primato che emerge dal primo report organico sulle povertà 2025 presentato dall’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse della Caritas diocesana comasca,  al centro di una rete che si estende in realtà su ben quattro province — Como, Lecco, Varese e Sondrio — e 175 Comuni.

Cuveglio non è un caso isolato nel panorama varesino: anche Cunardo, con 15 volontari, si colloca sopra la media diocesana secondo il report.

Il report, curato da Ivana Fazzi, operatrice della Fondazione Caritas, fotografa per la prima volta in modo sistematico le povertà incontrate nel 2025. Nel complesso i volontari impegnati sono 215, per una media di circa 15 a sede: «Il numero più alto di volontari è registrato a Cuveglio, con 33 persone impegnate, seguita da Morbegno e Tirano», si legge nel report, che segnala anche Como (17), Sondrio (16) e appunto Cunardo insieme a San Fedele Intelvi (15 ciascuno) come le realtà sopra media. Chiudono l’elenco i centri più piccoli, Bormio (7) e Mandello (6): un quadro che racconta – spiegano dalla Caritas – «una presenza capillare ma disomogenea sul territorio diocesano».

Il lavoro povero e la crisi della casa

Al netto del dato sui volontari, il report restituisce un’istantanea delle fragilità che attraversano anche il territorio varesino della diocesi. Nel 2025 i colloqui svolti nei 14 centri sono stati 2.070, per 970 persone incontrate — in leggero calo rispetto alle 1.084 del 2024. Il 62% erano persone già conosciute, segno di povertà radicate nel tempo; il 38% nuovi arrivi. Il 57% degli assistiti è straniero, il 43% italiano.

Tra i temi più ricorrenti, la crescita del cosiddetto “lavoro povero”: a livello nazionale il 10,2% degli occupati è a rischio di povertà lavorativa, percentuale che sale al 25,9% tra i lavoratori stranieri. Tra chi si rivolge alla Caritas, quasi un assistito su quattro ha un impiego ma non riesce comunque a sostenere la propria famiglia — un fenomeno legato, spiega il report, a contratti part-time, stagionali o a chiamata, salari insufficienti e difficoltà logistiche, come la mancanza di mezzi di trasporto per raggiungere il posto di lavoro. L’area lavoro è segnalata da 9 centri su 14.

Ancora più diffusa l’emergenza abitativa, segnalata da 12 centri su 14: canoni incompatibili con i redditi, espansione degli affitti brevi turistici che sottrae alloggi al mercato ordinario – un fenomeno che riguarda da vicino anche le zone turistiche della diocesi, comprese quelle in provincia di Varese – e difficoltà specifiche di accesso alla casa per le persone straniere, spesso escluse dal mercato privato a causa di pregiudizi.

«Si tratta di dati preoccupanti», commenta il direttore della Caritas diocesana, Rossano Breda, «perché evidenziano, rispetto al passato, una cronicizzazione della povertà anche nel nord Italia». Per Simone Digregorio, direttore della Fondazione Caritas Solidarietà e Servizio Ets, l’obiettivo del report «non è semplicemente presentare dei numeri, ma dare voce alle storie e ai volti delle persone che incontriamo».

Il documento è anche l’occasione per un bilancio del Fondo di Solidarietà Famiglia Lavoro, nato nel 2020 in memoria di don Renato Lanzetti e delle vittime del Coronavirus: dal suo avvio ha coinvolto 670 nuclei familiari e 2.600 persone, raccogliendo 950mila euro, di cui 880mila già devoluti.

Il report completo, con le relazioni dei singoli Centri di Ascolto, è scaricabile dal sito www.caritatscomo.it.

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Pubblicato il 07 Luglio 2026
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