Domeniche in fabbrica a lavorare e cassa integrazione permanente. La crisi nascosta della siderurgia
La crisi dell’acciaio sta ridisegnando il lavoro nelle aziende della filiera metalmeccanica: si produce nei giorni festivi per contenere i costi energetici. Angelo Re (Uilm): «La cassa integrazione è diventata una riduzione dell’orario di lavoro pagata con gli ammortizzatori sociali»
La crisi dell’acciaio non riguarda soltanto le acciaierie. A pagarne il prezzo è un’intera filiera che, partendo dalla siderurgia, arriva fino agli elettrodomestici, passando per l’automotive e la meccanica.
Detta così, in un’epoca di policrisi, sembra quasi banale. Ma non per Angelo Re, sindacalista metalmeccanico da una vita e componente della segreteria della Uilm Altomilanese.
LE GRANDI VERTENZE OFFUSCANO L’ORIZZONTE
Dopo tanti anni tra le tute blu, Re sa bene che le grandi vertenze sindacali come quelle di Beko e Leonardo monopolizzano a queste latitudini tutta l’attenzione di esperti e opinione pubblica. Ma se si prova ad alzare lo sguardo oltre Cassinetta, dietro il grande polverone della multinazionale turca, si scorge un paesaggio popolato da micro, piccole e medie imprese che lottano quotidianamente per stare sul mercato nonostante tutto. Sono aziende che acquistano acciaio, lo trasformano e lo rivendono sotto forma di componenti, lamiere o semilavorati. È proprio in quel paesaggio che si manifesta con maggiore evidenza il legame tra crisi della siderurgia e aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali.

SI LAVORA IL SABATO E NEI GIORNI FESTIVI
«Il paradosso – spiega il sindacalista – è che in molte realtà si lavora il sabato, la domenica e nei giorni festivi non perché ci siano più ordini, ma per contenere i costi. Le imprese energivore concentrano infatti la produzione nei momenti in cui l’energia costa meno, sfruttando la maggiore disponibilità della rete nei giorni in cui gran parte delle attività industriali è ferma».
È una strategia di sopravvivenza che consente di ridurre le spese e allo stesso tempo scarica sui lavoratori un’organizzazione del lavoro sempre più pesante.
L’ACCIAIO IMPORTATO
A complicare ulteriormente il quadro si aggiungono le nuove regole europee sulle importazioni di acciaio proveniente da Paesi extra Ue. Il meccanismo, nato per compensare i costi ambientali sostenuti dai produttori europei, rischia però di aumentare il prezzo della materia prima per le aziende che trasformano l’acciaio. Il risultato è una perdita di competitività per le lavorazioni intermedie. Aumenta il costo di produzione di componenti e semilavorati, mentre chi importa prodotti già finiti può continuare a beneficiare di condizioni più favorevoli.
Le conseguenze, secondo il sindacalista della Uilm, sono già visibili nei dati della cassa integrazione.
CASSA INTEGRAZIONE E RIDUZIONE DELL’ORARIO
Nel primo trimestre del 2026 Varese è stata la provincia lombarda con l’incremento più significativo delle ore autorizzate, arrivando a rappresentare quasi la metà del totale regionale. Un segnale che conferma le difficoltà del sistema produttivo locale. Secondo Re, il problema è che «la cassa integrazione sta perdendo la sua natura straordinaria».
In molte aziende il ricorso sistematico a giornate di sospensione, spesso concentrate il venerdì o il lunedì, è diventato una forma strutturale di riduzione dell’orario. Una soluzione che permette di evitare il superamento dei limiti previsti dagli ammortizzatori sociali ma che non affronta le cause profonde della crisi.
ATTENZIONE ALLA CRISI OCCUPAZIONALE
Per questo motivo il sindacato continua a indicare nella riduzione dell’orario di lavoro uno dei temi decisivi per il futuro del settore. L’obiettivo è trasformare gli incrementi di produttività e la flessibilità organizzativa in una diminuzione effettiva delle ore lavorate, evitando che la risposta alle difficoltà resti affidata esclusivamente alla cassa integrazione. «In caso contrario – avverte Re – il rischio è che l’emergenza economica si trasformi progressivamente in una vera crisi occupazionale».
Cassa integrazione: situazione stabile in Lombardia con l’anomalia di Varese
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