Gli alberi di viale Aguggiari e le polemiche: “L’arboricoltore li vuole salvare? Gli regalo i tre cedri rimasti, e anche il terreno”
Dopo l'abbattimento di due dei cinque grandi alberi tra viale Aguggiari e via Paravicini, il proprietario della villa, Paolo Bombelli, lancia una proposta provocatoria: donare i tre cedri rimasti e la porzione di giardino su cui sorgono all'arboricoltore che ha promosso la raccolta firme contro il taglio
Alberi bellissimi portati a terra a pezzi, appoggiati con la reale delicatezza di chi sa il fatto suo, tolti di mezzo da un fondo privato in un battibaleno.
E là dove c’era ombra ora il sole a picco domina e riscalda, giungono nuove visuali, “buchi“ nel paesaggio cittadino, penserà qualcuno. Insomma il fatto degli alberi abbattuti di viale Aguggiari angolo Paravicini a Varese, anticamera di quel tratto storico e delizioso della città che sbuca venendo dalle montagne verso piazza Beccaria, fa discutere un po’ tutti.
Ci sono quelli del «non toccate le piante», quelli del «ci voleva, erano pericolosi». Sta di fatto che prima dell’una e mezza di sabato, dopo alcune opre di lavoro, i due giganti silenziosi a guardia dei semafori, erano spariti.
Tagliati “al piede”.
Prima ancora, prima del taglio cominciato oggi, ci sono state le raccolte firme di oltre un migliaio di persone (quasi due) che hanno risposto alla chiamata dell’arboricoltore Giaime Pratella per chiedere di fermare il taglio. Due delle cinque piante non ci sono più. Ne restano in piedi tre.
E mentre le motoseghe erano ancora al lavoro, il proprietario della villa, l’ingegner Paolo Bombelli, ha deciso di rilanciare con una proposta destinata a far discutere: donare i tre alberi ancora in piedi e la porzione di terreno su cui insistono proprio a Pratella, affidandogli così ogni responsabilità della loro futura gestione.
Ingegnere Bombelli, questa mattina sono stati abbattuti i primi due cedri. Come ha vissuto questo momento?
«Ci sono passato. Vedere quel panorama completamente cambiato mi è dispiaciuto. Anch’io amo il verde. La settimana scorsa ero in Irlanda, probabilmente il Paese più verde d’Europa, e poco prima ero stato in Val Badia, dove ho visto con i miei occhi gli effetti della tempesta Vaia e del bostrico. Il patrimonio arboreo è una cosa a cui tengo».
Eppure è stato lei a decidere l’abbattimento.
«Dopo tutto il battage mediatico di questi giorni mi sono fermato a riflettere. Io sono un ingegnere, non un arboricoltore. Non vivo più a Varese da oltre vent’anni, abito sul lago d’Orta e ogni giorno vengo in città soltanto per lavoro. Non ho né il tempo né le competenze per gestire alberi secolari e valutarne la sicurezza».
Da qui nasce la sua proposta?
«Esatto. L’arboricoltore Giaime Pratella sostiene di avere le competenze necessarie e ha promosso una raccolta firme per salvare questi alberi. Allora ho pensato: se davvero ritiene che possano essere mantenuti in sicurezza, io sono disposto a donargli i tre cedri rimasti».
In che modo?
«Non solo gli alberi. Sono pronto a ritagliare una porzione del giardino, circa 80-90 metri quadrati, modificando l’andamento della recinzione per non interferire con le radici superficiali. Con un atto notarile donerei quel terreno e i tre cedri a Pratella. Da quel momento sarebbero suoi, con tutte le responsabilità di mantenerli in sicurezza per i prossimi venti o trent’anni».
Una provocazione?
«No, è una proposta concreta. Così io non avrei più la responsabilità civile e penale legata a quegli alberi e i varesini potrebbero continuare a godere di quella quinta verde che caratterizza l’ingresso alla città».
Aveva pensato anche al Comune?
«Sì, ma non voglio creare un ulteriore aggravio per le casse comunali. Se c’è un privato che dice di avere le competenze per conservarli, credo sia la soluzione migliore».
Perché ritiene che quei cedri rappresentino un rischio?
«Per esperienza diretta. Nel febbraio del 1983, durante una forte tempesta di vento, si staccò la cima di uno dei cedri e finì sul marciapiede di viale Aguggiari. Per mettere in sicurezza le piante furono capitozzate. Col senno di poi fu un errore, perché reagirono producendo quelle che tecnicamente vengono chiamate “candele”, ricacci che negli anni sono diventati molto pesanti».
Ci sono stati altri episodi?
«Sì. Nel novembre del 2004 assistetti personalmente al distacco di una branca enorme da un cedro dell’Atlante. Per fortuna cadde all’interno del giardino. Poi, nell’estate del 2023, un fulmine colpì il cedro più interno dei tre rimasti, attraversando il tronco e lesionandone la corteccia».
Teme quindi soprattutto le conseguenze di un eventuale cedimento?
«Assolutamente. Su viale Aguggiari transitano, secondo i dati che mi ha comunicato la Polizia Locale, circa duemila veicoli al giorno. Se un ramo di trecento chili dovesse cadere sulla strada, non voglio nemmeno immaginare cosa potrebbe accadere. Non me la sento di tenere una responsabilità simile sulle mie spalle».
La villa è ancora abitata?
«No. L’ho abitata fino al 2008, ma vivo altrove da oltre vent’anni. La proprietà, costruita nel 1980 sull’area dove sorgeva l’antica Villa Vittoria, è in vendita da circa un anno. Si tratta di una villa di circa 800 metri quadrati inserita in un terreno di 2.770 metri quadrati».
Una volta conclusi gli abbattimenti metterete a dimora nuove piante?
«Sì, certamente. Il verde resterà una caratteristica della proprietà. Però non saranno più cedri».
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