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“Il cammino del Lago Maggiore per tutti”: quando l’inclusione cambia lo sguardo sulla natura

La serata a Materia Spazio Libero dedicata al progetto ha raccontato un’esperienza fatta di ascolto, condivisione, fatica e partecipazione. Un itinerario costruito insieme per rendere il territorio accessibile senza rinunciare al valore della sfida

Cammino Lago Maggiore per tutti

Un percorso accessibile, un’esperienza capace di cambiare il modo di guardare il paesaggio e di entrare in relazione con gli altri: è questo il messaggio che viene dalla serata “Il cammino del Lago Maggiore per tutti”, dedicata al progetto di un itinerario inclusivo costruito attraverso il coinvolgimento diretto delle persone con disabilità, delle guide e delle comunità locali.

Al centro dell’incontro non è stata posta semplicemente l’assistenza alla persona in difficoltà, ma la costruzione di uno scambio reciproco. Camminare insieme significa affidarsi agli altri, imparare a descrivere ciò che si vede e accettare che un’altra prospettiva possa modificare la propria percezione della natura.

Una serata molto partecipata, con decine di giovani arrivati dalla Lombardia, dal Piemonte e dalla Toscana, ha presentato a Materia Spazio Libero, l’hub culturale di Varesenews a Sant’Alessandro di Castronno, il progetto “Il cammino del Lago Maggiore per tutti”. Iniziativa che nasce dalla collaborazione tra Tracciaminima, Noisy Vision e Compagnia dei Cammini, rappresentate durante l’incontro rispettivamente da Caterina Salvo, Dario Sorgato e Gabriele Occhipinti, con l’obiettivo di costruire un’esperienza di cammino realmente inclusiva. A luglio, per una settimana, giovani ciechi, ipovedenti, ipoudenti e ragazzi senza disabilità sensoriali condivideranno i sentieri del Lago Maggiore, mettendo alla prova un percorso pensato per essere accessibile, partecipato e capace di creare relazioni autentiche.

Dario Sorgato di Noisy Vision ha richiamato lo slogan dell’associazione, che invita a «vivere la natura con lo sguardo di chi non vede». Un’espressione che ribalta il punto di vista tradizionale sull’inclusione: «L’attenzione non è sulla persona con disabilità, ma sulla persona che vede, perché tu che vedi vivrai la natura con lo sguardo di un altro che non vede».

L’accompagnamento diventa così un’occasione di conoscenza per tutti. Matteo ha raccontato la complicità nata durante le escursioni, anche attraverso la descrizione condivisa del paesaggio: «Ci siamo aiutati a vicenda nel descrivere un paesaggio. Ognuno di noi diceva un po’ quello che vedeva. Questa complicità e questo aiuto reciproco sono una delle cose che mi sono piaciute di più».

Cammino Lago Maggiore per tutti

Camminare per ritrovare una connessione reale

Un altro tema affrontato durante la serata è stato il rapporto tra il cammino e le relazioni umane. L’esperienza sui sentieri, soprattutto nei tratti più impegnativi, costringe i partecipanti a collaborare, organizzarsi e riconoscere i propri limiti e quelli degli altri. Zac, uno dei giovani coinvolti, ha sottolineato il valore sociale dell’esperienza: «Impariamo a stare con gli altri, impariamo a organizzarci insieme. Nella società di oggi siamo molto connessi, per esempio attraverso i social, ma non siamo sempre connessi con la realtà e con gli altri davvero».

Durante le escursioni viene inoltre suggerito di ridurre l’utilizzo degli smartphone. Una scelta precisa, pensata per lasciare spazio al dialogo e all’incontro: «La connessione internet durante questi cammini non c’è, perché ci viene caldamente consigliato di non usare i telefoni, proprio per stimolare la connessione umana». Il cammino diventa quindi un tempo sottratto alla rapidità e alla superficialità delle comunicazioni digitali. La lentezza, la fatica e la necessità di procedere insieme permettono di costruire legami più profondi e di conoscere aspetti degli altri che difficilmente emergono nella quotidianità.

Generico 13 Jul 2026

Un percorso costruito insieme al territorio

L’itinerario del Lago Maggiore non è nato da una progettazione calata dall’alto. La definizione del tracciato è stata accompagnata da un processo di mappatura partecipativa, che ha coinvolto guide, appassionati, persone con disabilità e cittadini.

Caterina Salvo di Tracciaminima ha raccontato l’origine del progetto: «Stavamo facendo un lavoro di mappatura partecipativa. Abbiamo iniziato a tracciare il percorso del cammino in quattro amici appassionati, ma abbiamo deciso di aprire questo processo al territorio, organizzando delle giornate durante le quali, insieme alle guide, percorrevamo alcuni pezzi del tracciato e ci interrogavamo su dove fosse meglio passare».

Completato il Cammino del Lago Maggiore, un anello di 240 chilometri per un trekking nella meraviglia

La partecipazione ha permesso di osservare il territorio da punti di vista differenti e di valutare concretamente ostacoli, criticità e opportunità. Non si è trattato, dunque, soltanto di individuare i sentieri più suggestivi, ma di verificare le condizioni necessarie per garantire sicurezza e accessibilità. Graziano, una delle guide, ha spiegato il lavoro tecnico svolto sull’itinerario: «Abbiamo deciso di revisionare quello che era un percorso già proposto e soprattutto di adattarlo a quelle che potevano essere le esigenze, le difficoltà e le opportunità per i ragazzi».
La co-progettazione diventa così uno strumento per rendere il cammino realmente inclusivo: non un itinerario pensato per qualcuno, ma un percorso costruito con chi dovrà viverlo.

L’inclusione non significa eliminare ogni difficoltà

Dagli interventi dei ragazzi è emerso anche un quarto elemento: il valore della sfida e della fatica condivisa. Rendere un cammino accessibile non significa necessariamente renderlo semplice o privo di ostacoli. La difficoltà può essere parte dell’esperienza, purché venga affrontata in sicurezza e con il sostegno del gruppo.

Zac ha rivendicato con chiarezza questo aspetto: «Certi sentieri sono stati abbastanza complicati, però se si semplificassero troppo non ci sarebbe più il divertimento. La soddisfazione di essere passati su un sentiero impervio, con sassi, acqua e ostacoli alti, è maggiore: quando arrivi alla fine, dopo tutta la fatica, provi una soddisfazione diversa rispetto ad aver percorso un sentiero normale».

L’accessibilità, in questa prospettiva, non coincide con l’assenza di difficoltà, ma con la possibilità per ciascuno di affrontarle disponendo degli strumenti, dell’organizzazione e della fiducia necessari. La conquista del percorso diventa un’esperienza di autonomia e di consapevolezza delle proprie capacità.

La serata ha restituito il racconto di un progetto che va oltre la realizzazione di un itinerario. “Il cammino del Lago Maggiore per tutti” propone infatti un diverso modo di vivere il territorio: più lento, partecipato e attento alle persone: un cammino nel quale chi accompagna e chi viene accompagnato si scambiano continuamente i ruoli, imparando a guardare il paesaggio — e gli altri — da una prospettiva nuova.

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Pubblicato il 17 Luglio 2026
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