Il viaggio di Gnodi Mobile System: da un garage di Sesto Calende ai container che curano di Somma Lombardo
Trent'anni di crescita per gemmazione: Irene Mesisca, direttore generale di Gnodi Group, racconta la Mobile System tra sanità, sport e progetti internazionali
Cinque società, un unico filo conduttore: il servizio. È questa l’anima di Gnodi Group, il gruppo con sede a Somma Lombardo nato nel 1995 dall’iniziativa di Ivan Gnodi, che partì lavorando come dipendente e poi si mise in proprio in un garage di famiglia a Sesto Calende, dedicandosi inizialmente alla manutenzione di cucine professionali.
Da lì l’azienda è cresciuta per gemmazione, aggiungendo nel tempo nuove attività, ma sempre legate a quella stessa idea di servizio che era stata il punto focale dell’inizio. Di questa speciale evoluzione ha parlato Irene Mesisca, direttore generale del gruppo, nella puntata del 16 luglio di Materia d’Impresa, la rubrica di Varese News dedicata alle aziende del territorio. Nella importante storia dell’azienda, Mesisca ricorda come nel 2005 sia arrivata l’acquisizione di una piccola azienda produttrice di affettatrici a volano — settore in cui la provincia di Varese vanta una lunga tradizione — ma sottolinea il 2009, anno in cui è nata la divisione che oggi rappresenta forse il volto più sorprendente del gruppo: Mobile System.
È la parte dell’azienda che “si muove e fa qualcos’altro” ed è nata quasi per caso: un ospedale di Milano, cliente storico per la manutenzione delle cucine, si è trovato con la cucina inagibile ma con la necessità di continuare a produrre pasti. Gnodi ha colto la sfida e ha allestito la sua prima cucina mobile, un modulo prefabbricato adatto per risolvere il problema contingente. Questi sono stati i primi prodotti di questa divisione, che poi – quando il gruppo ha rilevato una piccola carrozzeria industriale di Gavirate – ha trasformato e ampliato l’attività in una produzione di veri e propri mezzi itineranti: dagli chassis fino a grandi semirimorchi.
Da allora Gnodi Mobile System ha allestito scuole, mense aziendali, palestre, asili nido per i figli dei dipendenti, ma soprattutto ambienti sanitari: ambulatori mobili, TAC e risonanze magnetiche su ruote, fino a un intero reparto di dialisi con otto posti letto, noleggiato durante la ristrutturazione dell’ospedale di Morbegno. Un progetto che all’inizio aveva incontrato lo scetticismo dei pazienti dializzati e superato non appena la struttura è stata consegnata: al punto che il noleggio è stato prolungato per garantire il servizio anche durante i periodi di vacanza.
Il modello di business si regge su due gambe, vendita e noleggio, con quest’ultimo che pesa in modo significativo sul fatturato proprio perché molte esigenze dei clienti sono temporanee. E non riguarda solo la sanità: tra le realizzazioni più insolite, un semirimorchio allestito per un produttore di armi sportive, dotato di un’officina per la manutenzione nelle competicioni e di un piccolo spazio di ospitalità per i clienti.
Il progetto più conosciuto sul territorio resta però quello nato nel 2022 con la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori: due unità mobili attrezzate con mammografo ed ecografo, portate nelle piazze della provincia di Varese per offrire prevenzione senologica gratuita. Un’idea nata quasi per gioco, dal confronto con il presidente nazionale della Lilt, e che in pochi anni di attività ha superato le cinquemila prestazioni erogate, raggiungendo in particolare le zone dove l’accesso ai centri diagnostici è più difficile.
Oggi il gruppo conta circa cinquanta dipendenti diretti, affiancati da una rete di collaboratori e artigiani del territorio — idraulici, fabbri, elettricisti, falegnami — coinvolti nella produzione delle soluzioni mobili. Il mercato resta per il 99% italiano, con alcune esperienze all’estero, soprattutto in Africa, spesso in collaborazione con fondazioni italiane attive su progetti internazionali.
Guardando avanti, Mesisca vede proprio in Mobile System la leva per la crescita internazionale del gruppo: l’obiettivo è iniziare a vendere e noleggiare le soluzioni mobili anche in Europa, in particolare in Inghilterra e Germania, dove la sanità ospedaliera fa ancora largo uso di strutture mobili per TAC, risonanze, degenze e sale operatorie — una necessità di spazio, più che di prossimità, che l’Italia aveva già conosciuto vent’anni fa con i primi camion attrezzati per la diagnostica.
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