Le reazioni dopo l’aggressione in pronto soccorso a Varese: «Chi cura va protetto, servono misure strutturali»

L'Ordine professionale degli infermieri, la UIL FP e la Fials Laghi condannano il gesto ma chiedono anche misure a garanzia dell'incolumità fisica e della dignità dei lavoratori

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Dopo il grave episodio, che ha visto un infermiere colpito con schiaffi e pugni mentre era in servizio al pronto soccorso di Varese, l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Varese e la Uil Fp esprimono una dura condanna, chiedendo misure concrete per garantire maggiore sicurezza al personale.

L’Ordine professionale parla di un fatto «di estrema gravità», ribadendo la propria vicinanza al dipendente aggredito e ricordando che «nessun professionista sanitario dovrebbe essere vittima di violenza mentre svolge il proprio lavoro con competenza, responsabilità e spirito di servizio».

Per Opi l’episodio richiama l’attenzione su «un fenomeno purtroppo sempre più diffuso. Le aggressioni non possono essere considerate una normale difficoltà della professione sanitaria, perché ogni episodio colpisce la dignità dei professionisti, compromette la serenità degli ambienti di cura e mette a rischio la qualità dell’assistenza offerta ai cittadini».

I dati raccolti dall’OPI confermano la dimensione del fenomeno. Nel 2025 in Lombardia sono stati segnalati 3.568 episodi di aggressione ai danni del personale sanitario, dei quali ben 2.754, pari al 77%, hanno avuto come vittime gli infermieri.

«Le norme sono importanti e rappresentano un segnale concreto dello Stato, ma da sole non bastano –  afferma  Salvatore Santo, Presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Varese – Occorre continuare a investire nella prevenzione, nella sicurezza delle strutture sanitarie, nella formazione del personale e nella diffusione di una vera cultura del rispetto. La sicurezza degli infermieri non è una questione corporativa: è una condizione essenziale per garantire cure di qualità e tutelare il diritto alla salute dell’intera comunità».

Un messaggio che si conclude con un richiamo al valore umano della professione: «Dietro ogni divisa c’è una persona, una storia, una famiglia. Gli infermieri non chiedono privilegi, ma il diritto di poter svolgere il proprio lavoro in condizioni di sicurezza. Rispettare chi cura significa difendere il Servizio sanitario e il diritto alla salute di tutti. Su questo non possono esserci ambiguità né arretramenti».

La posizione della UIL FP

Ancora più dura la presa di posizione della Uil Fp, che, attraverso il segretario generale Gianluca Firrisi,  esprime «la più ferma e totale condanna» dell’aggressione e manifesta «piena, incondizionata e affettuosa solidarietà» al collega, augurandogli una pronta guarigione «sia fisica che psicologica».

Il sindacato riconosce l’importanza dei sistemi di deterrenza, della collaborazione tra ASST Sette Laghi e forze dell’ordine e della normativa introdotta negli ultimi anni per tutelare il personale sanitario, ma ritiene che tutto questo «sia ormai solo un palliativo».

La Uil Fp rivolge quindi una domanda diretta ai vertici dell’ASST Sette Laghi: «Cosa intende fare concretamente l’Azienda per evitare che questi gravissimi episodi continuino a ripetersi con questa frequenza?».

Secondo il sindacato, le aggressioni sono anche il sintomo di criticità più profonde del sistema sanitario. «Esiste un legame diretto tra il progressivo smantellamento della sanità ospedaliera e l’esasperazione dei cittadini – afferma la Uil Fp, denunciando il taglio dei posti letto e il blocco delle assunzioni, fattori che contribuirebbero a creare – colli di bottiglia insostenibili nei Pronto soccorso, con tempi d’attesa biblici».

Per il sindacato, a pagare il prezzo di questa situazione sono sia i cittadini, che vedono allungarsi i tempi di attesa per le cure, sia gli operatori sanitari, «posizionati in prima linea a fare da scudo umano alle inefficienze del sistema».

Da qui la richiesta di un confronto immediato con la Direzione generale dell’ASST Sette Laghi. La Uil Fp chiede infatti «un incontro urgente» per ridefinire i piani di sicurezza negli ospedali e ottenere «risposte strutturali e non più promesse di circostanza», ribadendo che «chi entra in ospedale per curare e salvare vite non può e non deve rischiare di essere picchiato».

La posizione della Fials Laghi

Anche la FIALS Laghi è intervenuta sull’episodio, esprimendo “profonda indignazione” per l’aggressione subita dall’infermiere del Pronto soccorso dell’Ospedale di Circolo di Varese.

Il sindacato ha manifestato vicinanza al professionista e ha chiesto all’ASST Sette Laghi di adottare con urgenza misure più efficaci per la tutela del personale, dal rafforzamento della vigilanza all’implementazione di sistemi di sicurezza. «La sicurezza degli operatori sanitari deve diventare una priorità assoluta. Chi cura ha il diritto di tornare a casa sano e salvo al termine del proprio turno di lavoro» sottolinea la FIALS, ricordando che episodi di violenza non colpiscono solo i singoli lavoratori, ma compromettono l’intero servizio sanitario.

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Pubblicato il 08 Luglio 2026
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