Maria Chiara Gadda rilancia il progetto Amazon contro lo spreco dei prodotti non alimentari
La deputata varesina richiama l’attenzione su Amazon Dona: il programma recupera prodotti che non possono più essere venduti ma sono ancora utilizzabili, destinandoli alle realtà solidali. Coinvolti 1.400 enti del Terzo settore in Italia
Non solo cibo. La lotta allo spreco si allarga anche ai prodotti non alimentari, con un modello che punta a recuperare beni ancora utilizzabili e portarli alle persone che ne hanno bisogno. È l’obiettivo di Amazon Dona, il programma sviluppato da Amazon insieme a Fondazione Valore ETS, con il supporto operativo di Centro FIVE, che permette di destinare alle realtà solidali prodotti che non possono più essere venduti ma che conservano il loro valore d’uso.
A richiamare l’attenzione sul progetto è Maria Chiara Gadda, deputata varesina e prima firmataria della legge 166 del 2016 sul recupero delle eccedenze e la donazione dei beni a fini sociali. Un’iniziativa che, secondo Gadda, rappresenta un’evoluzione concreta del principio alla base della normativa antispreco, nata dieci anni fa soprattutto con riferimento al settore alimentare.
«La legge 166 compie dieci anni ed è conosciuta ai più come legge contro lo spreco alimentare. In realtà il paniere dei beni che possono essere donati è assai più ampio perché i bisogni si modificano nel tempo», ha spiegato Gadda.
Amazon Dona interviene su una categoria di prodotti che spesso rischia di rimanere fuori dai circuiti tradizionali del recupero: beni non alimentari che non possono essere rimessi in vendita per motivi commerciali, ma che possono ancora essere utilizzati. Tra questi ci sono prodotti per la cura della persona, articoli per la casa, materiale scolastico, giocattoli e altri beni di uso quotidiano.
Il funzionamento del progetto prevede che questi prodotti vengano recuperati e messi a disposizione degli enti del Terzo settore, che provvedono alla distribuzione sul territorio. La rete coinvolge oggi circa 1.400 organizzazioni in Italia.
I numeri raccontano la dimensione raggiunta dall’iniziativa: sono oltre 600 mila i prodotti recuperati, per un valore superiore agli 8 milioni di euro, destinati alle persone e alle famiglie in situazione di fragilità.
«Il progetto di Fondazione Valore con Amazon è un esempio davvero unico e innovativo, perché consente di attuare appieno la legge antispreco facendo arrivare questi prodotti anche alle piccole associazioni di volontariato che non hanno capacità logistica», ha aggiunto Gadda.
Proprio la costruzione di una filiera organizzata è uno degli elementi centrali del progetto. La collaborazione tra azienda, fondazione e Terzo settore permette infatti di superare uno degli ostacoli principali nella gestione delle eccedenze: la capacità di raccogliere, conservare e distribuire i prodotti in modo efficace.
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