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Materia prima: la filiera della birra artigianale raccontata nella sera con la guida “Birre d’Italia 2027”

La guida racconta e premia non solo il prodotto, ma anche l'intera filiera: cosa significa oggi birra italiana o locale? Luca Giaccone, il curatore, è stato ospite in una serata speciale a Materia Spazio Libero, promossa con Slow Food e Malto Gradimento

La serata “Birre d’Italia” a Materia Spazio Libero

Una cena accompagnata dalla degustazione di birre artigianali e una lunga conversazione sul presente e sul futuro del movimento brassicolo italiano, con uno sguardo alle filiere locali.
Materia Spazio Libero ha ospitato la presentazione dell’edizione 2027 di “Birre d’Italia”, la guida pubblicata da Slow Food Editore e dedicata ai birrifici, alle birre e ai locali di riferimento della penisola.

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“Birre d’Italia” a Materia Spazio Libero 4 di 9

Ospite della serata è stato Luca Giaccone, curatore del volume insieme a Eugenio Signoroni, intervistato da Damiano Franzetti, giornalista di VareseNews e curatore di Malto Gradimento, blog dedicato alla birra artigianale. All’incontro ha partecipato anche la condotta locale di Slow Food, con Fabio Zanetti.

La serata si è svolta in un clima conviviale, con i piatti preparati dalla cucina di Materia abbinati a due birre di Hoopsbeer, realtà locale con sede a Induno Olona. Un modo per raccontare la bevanda non soltanto attraverso le classificazioni e le tecniche produttive, ma anche nella sua dimensione più immediata: quella del bicchiere, dell’incontro e della condivisione.

La serata “Birre d’Italia” a Materia Spazio Libero

Una guida diventata punto di riferimento

Quella del 2027 è la decima edizione di “Birre d’Italia”, una pubblicazione nata diciotto anni fa, quando il movimento artigianale italiano era ancora in una fase pionieristica. Da allora la guida è cresciuta fino a raggiungere circa 780 pagine, coinvolgendo complessivamente 130 persone tra curatori, coordinatori regionali e collaboratori presenti in tutta Italia.

«È un lavoro molto atteso e, in un certo senso, anche temuto», ha spiegato Giaccone, ricordando quanto i giudizi della guida siano seguiti dai produttori. Una reazione che testimonia il peso assunto nel tempo dalla pubblicazione, utilizzata non soltanto dagli appassionati, ma anche da ristoratori, distributori, gestori di locali e semplici consumatori.

La guida, infatti, non raccoglie soltanto le schede dei birrifici e delle loro produzioni. Al suo interno trovano spazio anche i locali nei quali bere birra artigianale e, nelle edizioni più recenti, una sezione dedicata al sidro. Le mappe digitali accessibili attraverso i QR code permettono inoltre di individuare produttori e punti di mescita nelle diverse zone d’Italia.

«È soprattutto uno strumento di scoperta», ha sottolineato il curatore. Un libro pensato per orientarsi, trovare una buona birra durante un viaggio e conoscere realtà produttive che altrimenti potrebbero rimanere fuori dai circuiti più conosciuti.

I riconoscimenti e il valore della filiera

L’inserimento nella guida rappresenta già una prima selezione: le aziende presenti sono circa la metà dei birrifici attivi in Italia. A queste si aggiungono diversi riconoscimenti, come il premio Filiera, destinato alle realtà attente alla provenienza delle materie prime, le Eccellenze e le Chiocciole.

Proprio il tema della filiera è stato uno dei punti centrali dell’incontro. In Italia, infatti, una parte consistente del malto d’orzo e quasi tutto il luppolo utilizzato dai produttori arrivano ancora dall’estero. Per questo motivo la guida valorizza chi investe sulla provenienza delle materie prime, pur considerando l’intero processo produttivo e non soltanto la coltivazione dei cereali. «Bisogna osservare tutto il quadro», ha spiegato Giaccone. «Non basta utilizzare un cereale locale se poi deve essere trasportato per centinaia di chilometri per essere maltato. Allo stesso modo può essere virtuoso un birrificio che acquista il malto all’estero ma vende soprattutto sul proprio territorio, costruendo un rapporto forte con la comunità».

La Chiocciola a 50&50

Nel corso della serata è stata degustata anche la God of Laif, session Ipa del birrificio varesino 50&50, una delle realtà premiate con la Chiocciola nella nuova edizione. Il birrificio, fondato da Elia Pina e Alberto Cataldo e con sede nel comune di Varese, si è affermato negli ultimi anni anche nei principali concorsi nazionali e internazionali. Nel 2025 è stato proclamato Birrificio dell’anno al concorso organizzato da Unionbirrai, oltre ad aver conquistato riconoscimenti all’European Beer Star, al Brussels Beer Challenge e in altre competizioni europee.

Giaccone ha evidenziato la capacità di 50&50 di confrontarsi con scuole birrarie molto diverse: dalle lager tedesche agli stili inglesi, fino alle interpretazioni di ispirazione americana e belga. «È un birrificio che interpreta senza copiare e che rinuncia alle scorciatoie produttive per difendere la qualità», ha osservato il curatore.

La serata “Birre d’Italia” a Materia Spazio Libero

La Lombardia tra le regioni guida

La conversazione si è poi allargata alla situazione della Lombardia, regione che presenta il maggior numero di birrifici artigianali in Italia ed è stata una delle culle del movimento nazionale. Nel 1996, anno simbolico per la nascita della birra artigianale italiana, aprirono realtà come il Birrificio Italiano di Lurago Marinone e il Lambrate di Milano. Esperienze che hanno lasciato una traccia profonda e favorito la nascita di nuove imprese nelle province vicine.

Il Varesotto, il Comasco, l’Alto Milanese e il territorio che si affaccia sul Lago Maggiore ospitano oggi numerosi birrifici con una storia ormai consolidata. Secondo Giaccone, anche la birra può essere considerata un’espressione culturale del territorio: non per il legame diretto con il suolo, come avviene per il vino, ma per le abitudini alimentari, i gusti e le influenze storiche che orientano le scelte dei produttori.

Una birra più semplice da raccontare

Ampio spazio è stato dedicato anche al linguaggio con cui la birra artigianale viene presentata al pubblico. Dopo una prima fase nella quale era necessario sottolineare con forza la distanza dai prodotti industriali, secondo Giaccone oggi occorre superare un racconto eccessivamente tecnico o rituale. «La birra artigianale non deve essere percepita come qualcosa di difficile», ha spiegato. «È una bevanda che può essere semplicemente versata nel bicchiere e bevuta con piacere. Bisogna fare qualità senza appesantire il racconto e senza trasformarsi in professori».

Un principio che riguarda anche i corsi e gli incontri di divulgazione. Le formule tradizionali, lunghe e molto approfondite, intercettano oggi un pubblico più ristretto, mentre video, podcast e contenuti digitali permettono di raggiungere migliaia di persone con messaggi più brevi e immediati.

Il rapporto con la grande distribuzione

Tra i temi affrontati anche la presenza della birra artigianale nella grande distribuzione. Un canale che per molti anni è stato guardato con diffidenza da una parte dei produttori, soprattutto per i margini economici e per i dubbi legati alla conservazione.

Per Giaccone, però, i supermercati rappresentano ormai un passaggio inevitabile, perché sono il luogo nel quale la maggior parte delle persone effettua gli acquisti. La sfida è costruire spazi adeguati, con prodotti refrigerati e personale capace di raccontarli, distinguendoli chiaramente dalle birre industriali.

Il confronto con Paesi come Belgio, Germania e Stati Uniti mostra come la presenza nella grande distribuzione possa convivere con un forte legame diretto tra produttori e territorio. In alcune realtà europee, una parte consistente della produzione viene ancora venduta direttamente al birrificio, creando redditività e consolidando il rapporto con i consumatori.

Il movimento italiano e le nuove sfide

Secondo Giaccone, il livello raggiunto dai migliori birrifici italiani è oggi tra i più alti a livello internazionale. Le aziende italiane conquistano regolarmente medaglie nei concorsi tedeschi, belgi e americani, arrivando a prevalere anche negli stili tradizionalmente legati ai Paesi di origine. Accanto alle eccellenze resta però una parte del settore ancora caratterizzata da una certa approssimazione produttiva. Una situazione progressivamente ridotta grazie alla crescita della formazione e alla maggiore preparazione tecnica delle nuove generazioni di birrai.

Durante l’incontro si è parlato anche delle birre analcoliche, un mercato ancora limitato in Italia ma molto sviluppato in altri Paesi europei. I prodotti sono migliorati sensibilmente, anche se rimane aperto il dibattito sulla possibilità di conciliare pienamente il carattere artigianale con i processi necessari per eliminare o ridurre l’alcol.

Tradizione, stili e libertà creativa

La parte conclusiva della serata ha affrontato il tema degli stili birrari, definiti da Giaccone come un “patto” tra produttore e consumatore: un modo per dichiarare in anticipo che cosa ci si può aspettare nel bicchiere. Gli stili rimangono fondamentali per orientarsi, ma non devono limitare la creatività. L’Italia si distingue infatti per la capacità di utilizzare ingredienti legati alla propria tradizione gastronomica, dai cereali antichi all’uva, fino alle erbe e ai prodotti locali.

Un esempio sono le Italian Grape Ale, birre prodotte con mosto, uva o altri elementi provenienti dal mondo del vino, uno stile riconosciuto a livello internazionale e nato proprio dall’esperienza dei produttori italiani.

La presentazione si è conclusa con le domande del pubblico, il firmacopie e la possibilità di acquistare il volume. La nuova guida sarà inoltre disponibile per la consultazione nella biblioteca di Materia (l’unica specializzata in Italia sul tema della birra artigianale), insieme ad alcune edizioni precedenti, permettendo di ripercorrere l’evoluzione del movimento artigianale italiano e di uno dei suoi principali strumenti di racconto.

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Pubblicato il 10 Luglio 2026
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