Non solo “un cantante portoricano”: chi è davvero Bad Bunny, la superstar del concerto sospeso per grandine a Milano
Dal Super Bowl al Grammy per il primo album interamente in spagnolo, fino al profilo social più seguito (e più silenzioso) del pianeta: cosa c'è dietro il nome che ieri sera ha riempito e svuotato l'Ippodromo Snai La Maura
Chi è l’uomo che ha portato 80mila persone all’Ippodromo Snai La Maura, per poi doverle evacuare per una grandinata improvvisa, tanto violenta da avere causato anche decine di feriti?
Si chiama Benito Antonio Martínez Ocasio, ha 31 anni, è nato a San Juan, Porto Rico, ed è conosciuto in tutto il mondo come Bad Bunny. Non è un nome nuovo per chi segue la musica urban latina da anni, ma è probabilmente sfuggito a chi guarda soprattutto la classifica italiana: nella scaletta dei singoli e degli album più ascoltati dell’anno in Italia stilata da Fimi, Bad Bunny è l’unico artista straniero presente, un dettaglio che dice molto di quanto la sua musica abbia sfondato anche fuori dal mondo ispanofono.
I numeri di un fenomeno globale
Prima di arrivare al fatto di cronaca di sabato 18 luglio 2026, vale la pena capire di che dimensioni parliamo. Bad Bunny è stato l’artista più ascoltato al mondo su Spotify per tre anni consecutivi, dal 2020 al 2022, e di nuovo nel 2025, superando anche il regno di due stagioni di Taylor Swift. Ora è comunque nella top ten: attualmente è l’0ttavo aal mondo. Il suo album “Un Verano Sin Ti“, uscito nel 2022, resta tuttora l’album più ascoltato nella storia della piattaforma. Quest’anno il brano “DtMF” è stato tra i primi del 2026 a superare il miliardo di stream. Su YouTube, detiene il record di maggior numero di video entrati nel “Billion Views Club”, sedici in tutto.
Il suo account Instagram è probabilmente il dettaglio più curioso e insieme più rivelatore del personaggio. Dopo la sua esibizione all’halftime show del Super Bowl LX, lo scorso 8 febbraio – primo artista a cantare in spagnolo in tredici minuti di show, davanti a un account che allora contava 53,3 milioni di follower – Bad Bunny ha cancellato ogni singolo post, la foto profilo e ha smesso di seguire chiunque, lasciando solo un link al suo ultimo disco. Da allora l’account è tornato a crescere fino agli attuali 54 milioni di follower, ma è rimasto sostanzialmente vuoto. Un gesto che i più attenti hanno letto come parte di un rituale già visto in passato, in cui l’artista azzera i social prima di aprire una nuova fase creativa.
Non solo salsa e reggaeton
Ridurre Bad Bunny a “un cantante portoricano” – per quanto sia esattamente ciò che è, dal punto di vista anagrafico – significa perdere il pezzo più interessante della storia. La sua musica, che parte dal trap latino e dal reggaeton, si è spinta negli anni verso sonorità sperimentali, salsa, dembow dominicano e ballate acustiche, ma soprattutto è diventata veicolo di un discorso politico esplicito sull’identità portoricana: la crisi economica dell’isola, la gentrificazione turistica, il rapporto irrisolto con lo status coloniale rispetto agli Stati Uniti.
È un filo che attraversa tutto l’ultimo disco, “Debí Tirar Más Fotos” (2025), il cui titolo – “avrei dovuto scattare più foto” – è già un piccolo manifesto sulla nostalgia e sulla perdita di un luogo che cambia sotto gli occhi di chi lo abita. Quell’album, a febbraio, è diventato il primo disco interamente in lingua spagnola a vincere il Grammy per l’album dell’anno nella storia dei sessantott’anni del premio: un traguardo che tre anni prima, nel 2023, era sfuggito proprio a lui – con “Un Verano Sin Ti”, primo album in spagnolo mai nominato nella categoria, ma poi battuto da Harry Styles.
Anche il discorso pubblico che accompagna la sua musica non è mai stato neutro. Ritirando il Grammy per il miglior album di música urbana, ha aperto il suo intervento dicendo “ICE out” prima ancora dei ringraziamenti di rito, riferendosi all’agenzia federale statunitense per l’immigrazione – una scelta che ha acceso ulteriormente il dibattito, già rovente dopo il Super Bowl, tra chi ne apprezza la carica identitaria e chi, incluso il presidente Trump, ha criticato pubblicamente la sua esibizione in lingua spagnola.
Non solo musica
Negli ultimi anni Bad Bunny ha costruito una carriera parallela che va oltre i dischi: ha recitato in diversi film, ha vestito i panni di co-presidente del Met Gala nel 2024, ha collaborato come designer con Adidas ed è stato volto delle campagne Calvin Klein. Un percorso che spiega perché, quando si parla di lui, la parola “cantante” da sola non basti più a descriverlo – ed è probabilmente anche per questo che il suo silenzio social, paradossalmente, fa più rumore di qualsiasi post.
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