Quattro file “incastrano” l’imputato: condannato a Varese a tre anni di carcere per diffusione di materiale pedopornografico

Il Tribunale di Varese ha condannato un uomo di mezza età a tre anni di reclusione e 15 mila euro di multa per diffusione di materiale pedopornografico. Esclusa l'aggravante relativa a immagini di minori di 16 anni. La difesa: «Invio dei file inconsapevole»

Tribunale varese

Quattro file. Due inviati e due ricevuti. È quanto è bastato per “incastrare” un uomo di mezza età residente in provincia di Varese, finito davanti al collegio con l’accusa di diffusione di materiale pedopornografico e che da oggi dovrà scontare una pesante condanna: tre anni di reclusione, 15 mila euro di multa e le pene accessorie che si traducono nell’interdizione perpetua da mansioni pubbliche e private a contatto con minori e nell’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena.

Erano le 12.55 di giovedì quando la Corte, composta da tre magistrati e presieduta dal giudice Alessandro Chionna, ha letto il dispositivo della sentenza, escludendo un’aggravante contestata dalla Procura, cioè quella prevista dal codice quando le immagini riguardano minori di 16 anni. La natura delle immagini ha infatti rivestito un’importanza processuale significativa proprio ai fini della qualificazione di questa ulteriore circostanza che, se riconosciuta, avrebbe certamente inciso sulla pena finale.

L’uomo, difeso dall’avvocato Federico Buzzi, non era presente in aula per motivi di lavoro e non ha assistito alla lettura del dispositivo. Le motivazioni della sentenza saranno depositate fra un paio di settimane. Sarà allora possibile conoscere il percorso tecnico-giuridico che ha portato alla condanna e valutare le eventuali iniziative difensive. Da quel momento partiranno infatti le valutazioni del legale sull’opportunità di proporre appello contro una sentenza relativa a un reato particolarmente grave e ostativo. Se la decisione diverrà definitiva, la condanna potrà produrre conseguenze dirette per l’imputato, anche se una pena inferiore ai quattro anni può consentire l’accesso a misure alternative alla detenzione.

Il processo a Varese per diffusione di immagini pedopornografiche: “L’arresto è stata la mia zattera di salvezza da quel mondo”

La vicenda trae origine da una vasta indagine condotta anni fa dalla Polizia Postale di Milano, su delega della Procura del capoluogo lombardo, che portò all’arresto di diverse persone accusate, oltre che della diffusione, anche della produzione e della detenzione di materiale pedopornografico. Proprio per quest’ultimo reato l’attuale imputato aveva già definito la propria posizione con un patteggiamento davanti al Tribunale di Milano per pou sottoporsi ad un percorso psicologico e di giustizia riparativa..

Il procedimento per la contestata diffusione è invece approdato al Tribunale di Varese dopo le perquisizioni eseguite dalla Polizia Postale sui dispositivi informatici dell’uomo, in particolare computer e telefono cellulare, entrambi sottoposti a sequestro. Le copie forensi delle memorie hanno evidenziato la presenza di quattro file ritenuti illeciti: due in uscita e due in entrata dai dispositivi.

Secondo la difesa, tuttavia, si sarebbe trattato di un’attività inconsapevole. «Una persona semplice, priva di competenze informatiche, che aveva iniziato a frequentare alcuni siti per adulti anche a fronte di un contesto familiare difficile e particolarmente complicato. L’arrivo e l’invio dei file sarebbero avvenuti a sua insaputa», ha sostenuto in aula il difensore, prima della lettura della sentenza.

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Andrea Camurani
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Pubblicato il 16 Luglio 2026
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