Reintegro dei medici no vax radiati durante il covid. Astuti: “Un colpo di spugna che offende chi ha combattuto la pandemia”
Il consigliere regionale del Partito democratico critica l'emendamento di Fratelli d'Italia approvato in commissione Affari sociali, che apre una finestra di 60 giorni per la reiscrizione all'Albo dei sanitari radiati per fatti non dolosi legati all'emergenza sanitaria
Una finestra di sessanta giorni per chiedere la reiscrizione all’Ordine. È il cuore dell’emendamento di Fratelli d’Italia approvato in commissione Affari sociali al disegno di legge delega sulle professioni sanitarie, che riguarda i medici e gli operatori sanitari radiati dall’Albo per fatti connessi alla pandemia di Covid, compresi coloro che avevano diffuso terapie prive di fondamento scientifico. La misura ha innescato reazioni critiche a partire da quelle dell’Ordine dei medici e delle opposizioni.
Cosa prevede la misura
L’emendamento introduce un nuovo articolo 42-bis nel Dpr n. 221 del 1950 e stabilisce che il sanitario radiato dall’albo “per fatti non dolosi connessi alla pandemia” possa presentare domanda di reiscrizione. Non si tratta di un reintegro automatico: l’istanza va presentata entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge ed è subordinata a condizioni precise, in particolare che sia ancora pendente il ricorso davanti alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps). Se la radiazione è conseguenza di una condanna penale, la richiesta potrà essere avanzata soltanto dopo la riabilitazione.
Astuti: “Un colpo di spugna che offende”
Sul provvedimento interviene il consigliere regionale del Partito democratico Samuele Astuti, che durante l’emergenza sanitaria aveva seguito l’evoluzione dei dati epidemiologici in Lombardia predisponendo un report settimanale.
«La scelta di reintegrare i sanitari sospesi perché non si sono vaccinati contro il Covid è un colpo di spugna che rischia di minare la credibilità della scienza medica e una beffa per tutti coloro che durante la pandemia hanno lavorato senza sosta, spesso mettendo a rischio la propria salute e, in troppi casi, perdendo anche la vita».
Astuti richiama la propria esperienza di quei mesi: «Per tutta l’emergenza Covid ho seguito settimana dopo settimana l’evoluzione dei dati epidemiologici in Lombardia. Ho visto crescere i ricoveri, la pressione sugli ospedali e il lavoro straordinario di medici, infermieri e operatori sanitari. Le decisioni assunte in quegli anni non erano figlie dell’ideologia, ma della necessità di tutelare i cittadini, i professionisti e la tenuta del sistema sanitario».
Il consigliere dem non chiude alla revisione dei singoli casi, ma contesta lo strumento scelto: «Il punto non è negare che possano esistere singole situazioni da rivalutare. Il nostro ordinamento prevede già gli strumenti per farlo. Se in casi specifici vi sono stati errori di valutazione, esistono percorsi e garanzie per consentire una riabilitazione, non serve una norma speciale che rischia di trasformarsi in un colpo di spugna politico».
La conclusione è affidata al tema della fiducia: «Una decisione che riscrive la storia e trasmette un messaggio gravissimo e pericoloso: ciò che durante la pandemia era incompatibile con l’esercizio della professione sanitaria oggi non lo è più. Un segnale che rischia di incrinare il rapporto di fiducia tra cittadini e professionisti sanitari».
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