Visconti: «Basta parlare di mismatch. Bisogna tornare ad affascinare i giovani ai mestieri»
Per il docente di Economia aziendale il problema della carenza di personale qualificato non si risolve continuando a denunciare il disallineamento tra domanda e offerta. Servono percorsi condivisi tra imprese e scuole, academy aziendali e un nuovo modo di raccontare il valore dei mestieri tecnici
Continuare a parlare di mismatch tra domanda e offerta di lavoro non basta più. Anzi, rischia di trasformarsi in una retorica che non produce soluzioni. Federico Visconti, professore di Economia aziendale, parte proprio da questa critica per affrontare uno dei temi più sentiti dalle imprese: la difficoltà di trovare personale qualificato. «La retorica del mismatch delle competenze, dopo un po’ che l’hai raccontata, ti obbliga a chiederti: cosa abbiamo fatto?», osserva.
Una riflessione che sposta il dibattito dalla denuncia all’azione.
Per Visconti, intervenuto al secondo appuntamento del ciclo “Il valore del vicino”, il problema non è soltanto la distanza tra le competenze richieste dalle aziende e quelle disponibili sul mercato, ma un modello culturale che negli anni ha progressivamente allontanato i giovani dai mestieri tecnici e manifatturieri.
UNA SFIDA EDUCATIVA
La sfida, quindi, è prima di tutto educativa. Occorre tornare ad «affascinare al mestiere», restituendo valore alle professioni tecniche e mostrando ai ragazzi le opportunità di crescita che possono offrire. Non basta raccontare che mancano tornitori, tecnici o operatori specializzati, bisogna costruire percorsi che rendano queste professioni nuovamente desiderabili. Per questo Visconti guarda con interesse ai modelli di collaborazione tra scuola e impresa, citando l’esperienza svizzera della formazione duale, dove l’apprendimento passa anche attraverso il lavoro manuale e il contatto diretto con i materiali.
Un approccio che, a suo giudizio, insegna molto più della sola teoria e contribuisce a sviluppare quella cultura del lavoro che oggi rischia di perdersi.
IL VALORE DELLE ACADEMY AZIENDALI
Accanto al rapporto con gli istituti tecnici, il professore individua un altro strumento destinato a diventare sempre più importante: le academy aziendali. Non tutte le imprese possono permettersele, riconosce, ma le realtà di dimensioni medio-grandi hanno la possibilità di investire in percorsi strutturati di formazione interna, capaci di trasmettere competenze e accompagnare i nuovi ingressi. Il tema, però, non riguarda soltanto la formazione iniziale.
LIFELONG LEARNING
Per Visconti la competenza decisiva è la capacità di imparare continuamente. Richiamando una riflessione attribuita al rettore di Harvard, ricorda come oggi nessun percorso di studi possa garantire conoscenze valide per tutta la vita professionale. L’obiettivo deve essere insegnare a imparare, alimentando curiosità, aggiornamento e confronto costante con l’innovazione. In questo processo anche gli imprenditori hanno una responsabilità diretta. Devono creare ambienti che stimolino la crescita delle persone, favorire la formazione continua e investire in progetti condivisi con scuole, associazioni e territorio. Solo così, conclude Visconti, sarà possibile superare la sterile contrapposizione tra domanda e offerta di lavoro e trasformare il problema delle competenze in una leva di sviluppo per l’intero sistema produttivo.
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