Caldo, siccità e porcini: nei boschi del Varesotto la stagione resta un’incognita
Dopo settimane di afa e precipitazioni scarse, le attese dei cercatori di funghi sono legate alle prossime piogge. L'esperto Valerio Montonati che ogni anno contattiamo spiega come temperatura e acqua nel terreno condizionino la nascita dei pregiati Boletus
Due chiacchiere al telefono dalle quale spunta qualcosa che con un titolo alternativo suonerebbe come: “Andamento climatico dell’estate 2026 e riflessioni sulla stagione micologica“. Parla Valerio Montonati, agronomo, studioso e cercatore di funghi che come tutti gli anni, in questa stagione, chiamiamo per un’analisi.
Dunque qual è la situazione?
«Siamo tutti d’accordo nel constatare come quest’anno la particolare fase calda che stiamo attraversando si faccia sentire con effetti speciali, anzi specialissimi. Caldo, afa e poche precipitazioni, anche forti o fortissime ma generalmente localizzate, stanno caratterizzando l’Italia e gran parte dell’Europa da parecchie settimane. Tralasciamo i miei personali commenti sull’evento climatico ad altri momenti per concentrarci sui riflessi che questa situazione ha e potrà avere sulla stagione dei funghi e dei porcini in particolare. Le mie ultime uscite risalgono alla prima metà di giugno quando mi attendevo di trovare qualche Boletus aestivalis ma le ricerche (comunque piuttosto rapide) non hanno avuto alcun esito ne ho sentito di raccolte significative in quel periodo ma neppure nelle settimane successive. Si sono visti filmati o foto di qualche esemplare raccolto (Boletus pinophilus o B. aestivalis) da specialisti che frequentano assiduamente i “Social” per lo più a quote molto elevate (1700 / 2000 m. s.l.m.). So per certo di ritrovamenti interessanti nell’ultima settimana di luglio in alcune zone del Trentino ma poco o nulla in altre zone. Da noi, nell’ Ossolano, in Svizzera (anche all’interno) nulla di significativo fino ad oggi».
Cosa dire per le prossime settimane?
«Io sono sempre dell’idea che il fattore limitante principale che condiziona la crescita dei porcini rimanga sempre la temperatura ma, a questo punto, dato per scontato che questa condizione sia stata abbondantemente soddisfatta, potrebbero iniziare le fruttificazioni (almeno in faggeta a quote già un poco elevate) in ogni momento dato che secondo le mie osservazioni (del tutto empiriche) in un’estate solo più calda del “Normale” tendono a cominciare subito dopo ferragosto. Comunque, personalmente ho trovato buttate di porcini anche dopo lunghi periodi siccitosi sotto un caldo asfissiante (una volta ho perfino avuto una sorta di colpo di calore durante una simile raccolta, per fortuna ero in compagnia e sono stato assistito dall’amico di turno con una bella bevuta d’acqua ed una provvidenziale banana).
Ok il caldo, ma la mancanza d’acqua?
«A questo punto occorre infatti prendere in seria considerazione l’altro fattore limitante importante che condiziona lo sviluppo dei carpofori, per altro ritenuto dalla generalità di biologi e micologi quello primario : la disponibilità di acqua nel terreno. Personalmente sono convinto che il porcino, nel suo rapporto simbiotico con la piante ospite, non trovando più acqua disponibile nel terreno circostante se lo prenda direttamente dal faggio o dall’abete di turno che con le loro radici riescono a pescare l’acqua ben più in profondità rispetto allo sviluppo del micelio (dato questo che è tuttavia da confermarsi dopo una adeguate discussione con i ricercatori micologi). Occorrerebbe, tuttavia, valutare più attentamente questa dinamica sia rispetto alla specie arborea dove il porcino ha sviluppato il sistema di micorrize (differenze tra conifere e latifoglie e tra varie latifoglie) sia rispetto l’ambiente edafico / geopedologico. E’ pur vero che le stesse piante, in condizioni di aridità, tendono a ridurre la propria attività con la parziale chiusura degli stomi onde ridurre l’evapotraspirazione globale riducendo, al contempo, la capacità fotosintetica per la minore capacità di assorbire la CO2 dall’aria circostante. Questo meccanismo di difesa dei vegetali, in effetti, potrebbe compromettere ulteriormente la capacità del fungo simbionte di approvvigionarsi della quantità minima d’acqua necessaria per la crescita del suo frutto. In effetti mi è stato riferito che i funghi raccolti in Trentino erano assolutamente “Asciutti” causa, evidentemente la scarsa capacità del micelio di acquisire acqua dagli abeti con cui è in simbiosi (trattasi in quel caso di estese peccete ma lo stesso l’ho osservato personalmente in faggeta). Al di là di queste mie personali osservazioni, speriamo che riprendano presto delle precipitazioni lunghe e non troppo intense che diano ristoro ai nostri corpi sudati, alimentino fiumi e laghi assetati e mettano i nostri amati boschi nelle migliori condizioni per garantire una fine estate ed un autunno con ricche raccolte dei tanto attesi porcini».
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