Il re delle “bionde” non va in pensione. Contrabbando di sigarette in forte aumento in Svizzera
Nel 2025 sequestrati 1,6 milioni di pezzi, contro i 950 mila dell’anno precedente e quasi il doppio rispetto al 2023. Oggi dietro al traffico operano grandi reti internazionali, ma la storia delle “bionde” riporta alle vecchie rotte lungo il confine con l’Italia
Se la ramina, la rete che corre lungo il confine italo-svizzero, potesse parlare, racconterebbe innumerevoli storie di contrabbando, sigarette soprattutto, ma anche zucchero, caffè, sale, tessuti e medicinali. Storie di finanzieri e contrabbandieri impegnati in una sfida senza fine tra guardie e ladri. «Nei territori di confine il contrabbando era un’attività praticata, almeno nel passato, da larga parte della popolazione: il “mestiere” – poiché tale veniva considerato nei paesi – si tramandava da padre in figlio», scrive Enrico Fuselli nel libro “La lotta allo «sfroso» sul Lago Maggiore” (Compagnia della Rocca Edizioni).
(nella foto di repertorio un carico di sigarette sequestrato a Malpensa)
IL RE DELLE BIONDE
L’epoca d’oro del contrabbando fu il secondo dopoguerra. Il libro Il re delle «bionde» (Einaudi), del giornalista Massimo Razzi, racconta la storia vera del contrabbandiere genovese Luigi Dapueto, tra i primi tre in Italia, e ricostruisce le rotte utilizzate dai trafficanti di sigarette lungo le coste italiane. Siamo lontani dall’immagine romantica dello “spallone” o del contadino che arrotondava il reddito per campare.
Carichi del valore di miliardi di vecchie lire approdavano a Genova, Livorno, Civitavecchia e Brindisi per essere poi affidati ai grossisti italiani. La centrale operativa del traffico, però, era in Svizzera. Da lì arrivavano le regole per organizzare gli affari e dalle banche elvetiche transitavano i proventi della vendita, con le province di Como e Varese a ricoprire un ruolo di primo piano nelle rotte via terra.
L’AUMENTO DEL CONTRABBANDO
Decenni dopo, nella Confederazione il contrabbando di sigarette continua ad avere un peso nei traffici illegali di merci e i numeri indicano una netta crescita. Nel 2025 l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) ha sequestrato circa 1,6 milioni di sigarette di contrabbando. Un quantitativo nettamente superiore alle 950 mila del 2024 e quasi doppio rispetto a quello registrato nel 2023.
La principale via d’ingresso è quella aerea. Circa 1,3 milioni di sigarette sono state introdotte illegalmente attraverso gli aeroporti, mentre circa 300 mila sono state intercettate nel traffico stradale.
LA GEOGRAFIA DEI SEQUESTRI
Anche la geografia dei sequestri è significativa. Approssimativamente due terzi delle sigarette sono state individuate all’aeroporto di Ginevra e poco meno di un terzo a Zurigo. La quantità più bassa è stata invece intercettata all’aeroporto di Basilea. La concentrazione a Ginevra sarebbe legata soprattutto alla destinazione finale dei carichi. Gran parte delle sigarette arrivate per via aerea, infatti, avrebbe dovuto essere contrabbandata in Francia.
Diverso il quadro sulle strade. Le sigarette introdotte attraverso il traffico stradale erano destinate al mercato svizzero e sono state rinvenute soprattutto al confine meridionale e a quello orientale. Dietro questi trasporti non ci sono soltanto iniziative individuali. La maggior parte delle sigarette illegali viene introdotta nel Paese da privati che lavorano per conto di grandi reti di contrabbando operative a livello internazionale.
L’obiettivo è rivendere a prezzi più elevati merce acquistata o prodotta a costi vantaggiosi, evitando il pagamento dei dazi doganali e dell’imposta sull’importazione. Il perseguimento penale del contrabbando punta quindi sia a proteggere i consumatori dai rischi aggiuntivi per la salute sia a tutelare lo Stato dall’attività di organizzazioni e gruppi criminali che praticano sistematicamente l’evasione fiscale. Un fenomeno che non riguarda soltanto la Svizzera.
LA SITUAZIONE ITALIANA
Secondo uno studio Ipsos sull’Italia, il tabacco con combustione continua a essere la categoria maggiormente esposta all’illegalità, sebbene il peso percentuale di valori e volumi sia più contenuto rispetto alle altre categorie considerate. Per il tabacco con combustione, la maggior parte del valore e dei volumi generati attraverso canali non ufficiali è attribuibile ai canali offline. Nel caso delle sigarette con combustione, questi rappresentano il 59,1% dei volumi e il 62,6% del valore; per gli altri prodotti tradizionali – trinciato, sigaretti e sigari – raggiungono rispettivamente il 69,2% dei volumi e il 66,7% del valore.
Nel complesso, considerando che il mercato dei prodotti da fumo e da inalazione, ufficiale e non ufficiale, vale 22,8 miliardi di euro, gli acquisti attraverso canali non ufficiali pesano per il 4,8%. Per il tabacco tradizionale si parla di 128,4 milioni di pacchetti o confezioni, equivalenti al 3,8% del volume complessivo della categoria.
OGNI AUMENTO DI TASSE ERA UNA FESTA
A distanza di decenni dalle grandi rotte delle “bionde”, resta centrale il fattore economico, ovvero la pressione fiscale. Nel libro di Razzi il principio viene riassunto così: «Il contrabbando esiste se lo Stato tassa esageratamente un prodotto che, altrimenti, non costerebbe granché». Secondo il racconto del contrabbandiere, proprio l’elevata tassazione creava i margini necessari per remunerare l’intera catena e compensare i rischi. E ogni rincaro delle sigarette, ricorda, diventava per i trafficanti «una festa».
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