Crisi idrica, l’ultimo allarme secondo Legambiente: “La poca acqua che resta è nelle dighe e ora agricoltura ed energia se la contendono”
L'associazione punta il dito sul conflitto emergente tra uso agricolo e sicurezza energetica: "L'acqua trattenuta dalle dighe, soprattutto nei bacini montani della Lombardia occidentale, è già vicina al livello minimo mai toccato negli ultimi vent'anni"
Non sono soltanto i laghi a soffrire. Secondo Legambiente Lombardia, anche le riserve stoccate nei bacini idroelettrici di montagna si stanno assottigliando fino a toccare i livelli più bassi registrati nell’ultimo ventennio.
Il dato che l’associazione mette in evidenza è duplice. Da un lato, escludendo il lago di Garda, circa il 70 per cento dell’acqua ancora disponibile in regione si trova proprio negli invasi idroelettrici. Dall’altro, avverte Legambiente, quella percentuale rischia di essere fuorviante: è alta solo perché tutto il resto si è ridotto, mentre in valore assoluto anche i bacini montani sono ai minimi storici del periodo.
Agricoltura ed energia in rotta di collisione
Il passaggio centrale del documento di Legambiente Lombardia riguarda quello che l’associazione descrive come un conflitto ormai strutturale tra due settori economici entrambi strategici. Da una parte gli agricoltori, che nei mesi di massima richiesta hanno bisogno di acqua per l’irrigazione; dall’altra gli operatori energetici, che lamentano perdite economiche quando sono costretti a turbinare acqua in momenti di bassa domanda elettrica, una situazione tipica di agosto, quando le città si svuotano e molte fabbriche chiudono.
Rilasciare adesso quella riserva, sostiene Legambiente, sposterebbe soltanto il problema: senza afflussi significativi fino al prossimo disgelo, i bacini alle quote più alte rischierebbero di arrivare all’inverno privi di accumulo stagionale. La conseguenza indicata dall’associazione è un aumento della dipendenza regionale dalle importazioni di elettricità e gas, «con tutti i rischi, economici e geopolitici» che questo comporta.
In queste settimane di caldo estremo, osserva ancora il comunicato, l’unica voce in attivo del bilancio idrico lombardo è quella dei bacini di alta quota, dove le temperature elevate accelerano la fusione dei ghiacciai. Ma si tratta, sottolinea l’associazione, dell’ultima riserva disponibile, destinata a ridursi anno dopo anno.
«L’ultimo avvertimento utile»
«La siccità dell’estate 2026 è l’ultimo avvertimento utile dal fronte della crisi climatica», afferma nella nota Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, secondo cui d’ora in avanti tutti i modelli atmosferici indicano uno scenario in peggioramento.
Di Simine chiede di accelerare sulle misure di adattamento: ridurre la domanda di energia, aumentare la produzione da fonti rinnovabili e ristrutturare agricoltura e allevamento per adattarli al nuovo clima. Il comunicato indica inoltre due dinamiche considerate in controtendenza rispetto a questi obiettivi: l’intensificazione delle produzioni agricole e lo sviluppo di attività industriali fortemente energivore, a partire dai data center.
«La doppia transizione, energetica e agroecologica, è diventata una sfida esistenziale per la Lombardia», conclude l’associazione. «Non c’è più tempo da perdere».
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