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Dal terremoto del 2015 alla frana del 26 agosto: il professor Pant racconta il Nepal ferito

Il docente della Cattaneo LIUC, da anni impegnato in ricerche sul campo nelle comunità montane nepalesi, analizzò già dopo il sisma del 2015 le vulnerabilità strutturali dei territori himalayani. Le sue riflessioni tornano attuali dopo l'alluvione lampo che il 26 agosto ha colpito la regione di confine tra Nepal e Tibet

Generico 24 Aug 2026

Il fiume Trishuli si è alzato di diversi metri in mezz’ora. È bastato questo, il 26 agosto, per travolgere villaggi, ponti e centrali idroelettriche lungo il confine tra Nepal e Tibet, in un’alluvione lampo innescata dal distacco di una porzione di ghiacciaio nei pressi del Langtang Lirung. Non è la prima volta che l’Himalaya centrale paga un prezzo così alto: nel 2015 un terremoto devastante rase al suolo interi villaggi della stessa area, spingendo il professor Dipak Raj Pant, della Cattaneo LIUC di Castellanza, a condurre una delle ricerche più approfondite sulle cause profonde di questa fragilità. Le sue conclusioni, raccolte in un saggio internazionale del 2015, sono lo spunto per provare ad analizzare quanto accaduto al confine tra Tibet e Nepal, un disastro che colpisce anche il nostro territorio che con il Nepal ha uno stretto legame affettivo grazie a figure come quella di Ngima Sherpa e la sua Nepal nel Cuore ODV.

Lo studioso terrà il 21 settembre a Materia, per l’evento “Into the Extreme Lands – Alle radici della sostenibilità” organizzato con Buytec.

Il nuovo disastro himalayano

Il 26 agosto una colata di ghiaccio e detriti staccatasi da un ghiacciaio nei pressi del Langtang Lirung ha innescato una violenta alluvione lampo lungo il sistema fluviale Lhende Khola-Bhote Koshi-Trishuli, tra il distretto nepalese di Rasuwa e la regione tibetana dello Shigatse. L’ondata, che secondo le prime ricostruzioni ha fatto innalzare il livello del fiume Trishuli di diversi metri in pochi minuti, ha travolto villaggi, ponti, strade e infrastrutture idroelettriche, colpendo duramente anche i distretti di Nuwakot, Dhading, Gorkha, Chitwan e Tanahun. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di centinaia di vittime accertate e di un numero di dispersi che le agenzie internazionali stimano nell’ordine delle centinaia, tra cui numerosi turisti.

Non è la prima volta che l’area himalayana centrale paga un prezzo altissimo a fenomeni di questo tipo. Il precedente più noto resta il terremoto del 2015, che devastò il Nepal centro-orientale causando quasi 8.800 morti e mezzo milione di abitazioni distrutte.

Le vulnerabilità di un territorio fragile, secondo Pant

Proprio a partire dal sisma del 2015 il professor Dipak Raj Pant, antropologo ed economista, fondatore del primo centro di ricerca sull’economia sostenibile in Italia presso la LIUC, condusse un’indagine sul campo nelle comunità dell’Himalaya centrale confluita in un saggio pubblicato nel volume collettaneo curato da Péter Futó per l’Institute for Local Self-Government di Maribor. Nel suo contributo Pant sosteneva che il danno prodotto da un evento naturale dipenda in larga parte da vulnerabilità preesistenti — geofisiche, infrastrutturali, istituzionali e socioeconomiche — più che dalla sola forza dell’evento o dal livello di povertà di un Paese.

Tra i fattori individuati dallo studioso figuravano l’assenza, all’epoca del sisma, di amministrazioni locali elette (un vuoto istituzionale che rese più lento e disorganizzato il primo soccorso), la fuga dei giovani e degli adulti abili al lavoro verso le città e l’estero, e la concentrazione del danno nelle comunità rurali di montagna, già ai margini per condizioni economiche e logistiche. Pant proponeva inoltre un modello di ricostruzione basato sul decentramento energetico, sulla pedonabilità delle vie di comunicazione, sul rafforzamento dei centri municipali come presidi sicuri del territorio e su politiche fiscali mirate a ridurre gli sprechi e a finanziare la riduzione della vulnerabilità, piuttosto che sulla dipendenza dagli aiuti internazionali.

L’appuntamento a Materia

Le riflessioni maturate da Pant in oltre un decennio di ricerca sul campo nelle terre estreme dell’Himalaya saranno al centro dell’incontro “Into the Extreme Lands – Alle radici della sostenibilità”, in programma il 21 settembre a Materia, organizzato in collaborazione con Buytec. L’appuntamento offrirà l’occasione per confrontarsi con lo studioso non solo sul disastro di fine agosto, ma più in generale sul rapporto tra fragilità dei territori estremi, resilienza delle comunità locali e modelli di sviluppo sostenibile.

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Pubblicato il 28 Agosto 2026
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