Di chi è quel pallet? La domanda che apre una zona d’ombra nella logistica
La nuova legge ha cominciato a mettere ordine nell’interscambio degli EPAL. Ma quando i bancali entrano nel mercato dell’usato, stabilirne provenienza e storia può diventare molto più difficile
La nuova legge sull’interscambio dei pallet sta producendo i primi risultati: aumentano gli scambi, diminuiscono gli scarti e cresce la restituzione degli EPAL. Ma mentre il nuovo sistema prova a mettere ordine nell’interscambio, dagli operatori emergono altre criticità che riguardano la compravendita dell’usato.
È un mercato che si sviluppa anche attraverso piccoli depositi e attività di “compro pallet”, presenti soprattutto nelle aree industriali e lungo le principali direttrici della logistica. Ed è proprio qui che emerge una delle principali zone d’ombra: la possibilità di ricostruire con certezza la provenienza dei bancali usati. La nuova legge interviene sull’interscambio, regolando il rapporto tra chi consegna la merce e chi è tenuto a restituire i pallet. Ma resta scoperto un altro passaggio della filiera: quello che avviene quando il pallet esce da questo circuito, viene ceduto a terzi e approda sul mercato dell’usato.
MERCATO PARALLELO CHE NON NASCE OGGI
La questione era arrivata all’attenzione del Parlamento già diversi anni fa. Un documento di Conlegno Imballaggi del 2013 sul commercio dei pallet usati stimava che almeno il 30% di quel mercato fosse gestito illegalmente. È un dato storico, che non può essere utilizzato come fotografia del mercato italiano attuale e non riguarda indistintamente tutti i pallet nuovi e usati in circolazione.
Resta però significativa l’esistenza, già allora, di un problema legato al mercato irregolare e alla concorrenza sleale nei confronti delle imprese che rispettano gli adempimenti fiscali, ambientali, lavorativi e di sicurezza.
Nel 2016 un documento sull’interscambio degli EPAL descriveva inoltre un mercato “parallelo”, nel quale i pallet sottratti al normale circuito potevano essere reimmessi attraverso intermediari non accreditati. A distanza di anni, alcune delle criticità segnalate dagli operatori sono ancora molto simili. Parliamo di acquisti in contanti, documentazione di trasporto difficile da ricostruire, f. Elementi che, da soli, non dimostrano un illecito, ma pongono interrogativi quando riguardano un mercato nel quale vengono movimentate enormi quantità di materiale.
IL PUNTO DEBOLE È LA PROVENIENZA
Un pallet può attraversare decine di magazzini, camion, piattaforme logistiche e stabilimenti durante la propria vita. È proprio questa continua movimentazione a rendere delicato il mercato dell’usato. Quando un bancale esce dal normale circuito dell’interscambio e viene venduto, acquistato, riparato o nuovamente commercializzato, diventa fondamentale ricostruirne la provenienza.
Da dove arrivano i pallet? Chi li vende? E quali verifiche deve effettuare chi li acquista? Il problema della provenienza illecita dei bancali è stato oggetto nel tempo di indagini, sequestri e interventi delle autorità. Più che stabilire quanti pallet vengano rubati ogni giorno, la questione è capire quanto il mercato dell’usato sia permeabile all’ingresso di materiale di provenienza non verificabile.
IL COSTO DI ESSERE IN REGOLA
C’è poi il tema della concorrenza. Un’impresa che deposita, seleziona, ripara o trasforma pallet deve sostenere costi e, a seconda delle dimensioni e dell’attività svolta, rispettare prescrizioni in materia di sicurezza sul lavoro, prevenzione incendi, ambiente, gestione delle acque, rifiuti e regolarità dei dipendenti. Non tutti questi obblighi scattano automaticamente per chiunque compri o venda pallet, in quanto dipendono dall’attività concretamente esercitata, dalle quantità depositate e dalle lavorazioni effettuate. Ed è proprio qui che può nascere uno squilibrio.
Un’impresa che ripara, trasforma e immagazzina grandi quantità di bancali, rispettando tutti gli obblighi previsti, difficilmente può competere sul prezzo con chi svolgesse le stesse attività sottraendosi a una parte degli adempimenti.
Un ulteriore confine riguarda i pallet non più utilizzabili. Quando un bancale rimane un bene destinato al riutilizzo e quando diventa invece un rifiuto? La distinzione comporta obblighi differenti per raccolta, deposito, recupero e trattamento. Anche marchi, riparazioni e trattamento fitosanitario seguono regole specifiche, pertanto non esiste un unico pacchetto di autorizzazioni valido indistintamente per tutti gli operatori.
IL VERO NODO È LA TRACCIABILITÀ
Alla fine il problema può essere ricondotto a una parola: tracciabilità. Se un’azienda acquista cento, mille o diecimila pallet usati, quali strumenti ha per verificarne la provenienza? Quali documenti deve pretendere dal venditore? Fin dove arriva la responsabilità dell’acquirente? E come si controlla chi movimenta grandi quantità di bancali senza una struttura apparentemente coerente con i volumi trattati?
Sono domande che diventano ancora più importanti alla luce della nuova legge. L’interscambio sta diventando più ordinato e la digitalizzazione promette di aumentarne ulteriormente la trasparenza. Ma rimane ciò che accade fuori da quel circuito.
Primi effetti della nuova legge sui pallet. Aumentano gli scambi e diminuiscono gli scarti
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