«Ladra di bambini» non risponde ai fatti: il vice prefetto vicario Giacomino fa chiarezza sulla vicenda della donna francese

Il vice prefetto vicario di Varese ricostruisce i due provvedimenti che hanno chiuso la vicenda, il Tso e il decreto di allontanamento

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La vicenda della donna francese che nei giorni scorsi ha destato preoccupazione tra alcune famiglie a Varese, arriva a una conclusione formale. Lo conferma il vice prefetto vicario Michele Giacomino, che ricostruisce quanto accaduto e prova a restituire proporzione a una storia che sui social aveva assunto contorni ben più inquietanti di quelli reali.

Vice prefetto, la vicenda della donna francese si può considerare chiusa?

«La situazione si è risolta con due diversi provvedimenti. La signora è in cura nelle strutture sanitarie dopo che è stata presa la decisione di un Tso e noi abbiamo emesso un decreto di allontanamento dal territorio nazionale per motivi afferenti la pubblica sicurezza».

Sui social, in queste ore, è circolata l’etichetta di “ladra di bambini”. È una definizione che corrisponde a quanto accertato dalle forze dell’ordine?

«La signora era in stato di evidente disagio mentale, ma l’etichetta “ladra di bambini” non risponde ai fatti. Ha compiuto atti che denotavano la difficoltà e su questo siamo intervenuti, ma non risultano reali tentativi di rapimento».

Le parole di Giacomino confermano quanto già emerso nei giorni scorsi dalle dichiarazioni dell’assessora ai Servizi educativi Rossella Dimaggio e dell’assessore ai Servizi sociali Roberto Molinari, e restituiscono ai fatti la misura che era andata perduta nel racconto social della vicenda. Una donna in evidente difficoltà, non una minaccia organizzata, per quanto la paura dei genitori davanti a un adulto che tenta di entrare in un’area frequentata da bambini resti comprensibile e legittima.

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La dignità di chi è fragile

Proprio su questo punto, nell’intervista pubblicata su queste pagine, lo psichiatra Isidoro Cioffi, già direttore del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze, aveva indicato come funzionano i provvedimenti di cura alle persone in stato di problematiche mentali.

Lo psichiatra Cioffi: “Il TSO non si decide a distanza, la persona va vista”

Nell’editoriale del direttore si affrontava anche una questione sociale: la strada per tenere insieme sicurezza e umanità. «La sicurezza dei bambini, come scrivevamo ieri, non è negoziabile, ed è giusto che il Comune abbia rafforzato la vigilanza attorno al centro estivo. Ma la sicurezza dei bambini e la dignità di una persona fragile non sono in competizione tra loro, si possono e si devono tutelare insieme. Chi vive un momento di crisi psichica non perde per questo il diritto a essere trattato come essere umano, e una comunità che si limita a puntare il dito, invece di attivare gli strumenti sanitari e sociali già previsti, non sta proteggendo nessuno. Sta solo cercando, come cinquecento anni fa, un corpo su cui scaricare la propria paura».

La caccia alle streghe non è mai finita, ha solo cambiato piazza

Le parole del vice prefetto arrivano, in questo senso, a completare il quadro. I provvedimenti previsti dalla legge sono stati attivati, la donna è ora seguita dalle strutture sanitarie, e l’etichetta che in questi giorni aveva iniziato a circolare online non trova riscontro negli atti. Resta, semmai, la domanda che questo giornale ha provato a porre fin dall’inizio: quanto ci vuole, in una comunità spaventata, a trasformare una persona in difficoltà in un mostro da additare.

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Pubblicato il 06 Agosto 2026
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