Nella chiesa di San Macario l’addio a Federico Venco: una marea di gente per l’ultimo saluto, sala video per chi non è riuscito a entrare
Il paese si è stretto attorno alla famiglia del 36enne ucciso a Maddalena di Somma Lombardo. In prima fila i sindaci di Samarate e Somma Lombardo e il sottosegretario regionale Cattaneo
Non c’era posto per tutti, questo pomeriggio, nella chiesa di San Macario a Samarate. La parrocchia della Purificazione di Maria Vergine ha dovuto allestire una sala video perché chi non trovava spazio potesse comunque seguire l’ultimo saluto a Federico Venco, il 36enne ucciso lo scorso primo agosto a Maddalena di Somma Lombardo.
Ad accompagnare la famiglia in questo terribile momento non c’erano solo una grande quantità di amici, conoscenti, e persone rimaste colpite dall’assurdità del gesto che l’ha ucciso, ma anche, tra gli altri, il sindaco di Samarate Alessandro Ferrazzi, il sindaco di Somma Lombardo Silvio Pezzotta e il sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo. In chiesa anche il gonfalone della città, a testimoniare la vicinanza istituzionale a una comunità colpita da un lutto che, come annunciato nei giorni scorsi, è anche cittadino.

L’omelia dell’amico sacerdote
Don Andrea Nocera, il sacerdote celebrante, amico di Federico, ha fatto partire l’omelia da una domanda che non è un dubbio di fede, ma una domanda legittima: «Dobbiamo trovare delle cose belle, in tutto questo. Ma dove si trovano le cose belle, davanti a un dramma come questo, così assurdo? La risposta è in tutto il bene compiuto in vita, tutto il bene che facciamo in vita, che neanche la morte toglie»: non ricordi nostalgici, ha sottolineato, ma qualcosa che resta concretamente parte della storia di chi resta. «Bisogna essere “fieri” della persona che è stata. E un dolore così grande, si può vivere come un’occasione, nella prospettiva cristiana, per un’amicizia e un’unità che, paradossalmente, proprio nella fatica possono consolidarsi».
Il ricordo della sorella
A chiudere la funzione è stato invece l’intervento di Elena, la sorella di Federico, che dal pulpito ha ringraziato tutti i presenti, e chi non ha potuto esserlo, per la vicinanza ricevuta in questi giorni, definendola «Un affetto enorme, inspiegabile a fronte di una situazione altrettanto inspiegabile». Ha ricordato una frase della madre, “non bisogna mai spezzare le cose belle“. Uno dei sacerdoti officianti ha raccontato un episodio della vita recente di Federico. «Circa un anno e mezzo fa, dopo aver trovato lavoro in un ristorante ad Alagna Valsesia, a 2000 metri d’altezza, si era licenziato dopo un mese a causa delle condizioni di lavoro». Un aneddoto scelto «per raccontare il suo rigore nel non voler seguire regole ingiuste» ha sottolineato il religioso.
L’assessore ai servizi sociali, Cinzia Castiglioni, affiancata dal sindaco Ferrazzi, ha poi ringraziato la comunità di Samarate per non aver lasciato sola la famiglia – la madre Patrizia, i fratelli Benedetto e Francesco, la sorella Elena, la fidanzata Marika – e ha ricordato l‘altruismo di Federico con queste parole: «Il suo gesto ci riporta a cosa significa essere umani nel senso più alto e più profondo».
Il suo intervento si è chiuso con un saluto, che ha coinvolto anche un altro dolore subito dalla loro famiglia: «Addio Federico, il tuo cammino continua insieme al tuo papà e la tua luce straordinaria resterà sempre con noi».
L’ultimo viaggio in moto
Il feretro di Federico è stato accompagnato fino al cimitero da un lungo corteo di parenti, amici e conoscenti, uniti nel dolore per l’ultimo saluto. Ad aprire il corteo, un gruppo di motociclisti che, in sella alle loro moto, ha voluto accompagnarlo nel suo ultimo viaggio, rendendogli omaggio con un gesto carico di affetto e commozione.
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