«Non chiediamo streghe da bruciare, solo di camminare sicure con i nostri figli»

Dopo l'editoriale sulla vicenda della donna francese, una lettrice racconta la paura vissuta dalle famiglie. Il direttore risponde: la sicurezza dei bambini è un diritto, la gogna social non è la soluzione

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Sulla vicenda della signora francese di cui abbiamo scritto in diverse occasioni  (trovate qui tutti gli articoli), riceviamo la lettera di una delle mamme coinvolte e la pubblichiamo integralmente con una risposta del direttore.

Spettabile Redazione,

scrivo questa email in qualità di madre e di cittadina direttamente coinvolta in quei fatti che oggi, comodamente seduti dietro a una scrivania, avete liquidato con la comoda etichetta di “caccia alle streghe”.

Trovo il vostro articolo non solo profondamente irrispettoso, ma un vero e proprio insulto al terrore vissuto da me e da altre famiglie. Parlare di gogna social e di bersagli mediatici è facile quando a rischiare di essere aggredito o strappato dalle braccia non è vostro figlio.

La realtà dei fatti, che evidentemente vi sfugge o che preferite ignorare, è che le istituzioni e i canali ufficiali hanno lasciato libero un soggetto pericoloso per ben tre volte, incuranti dell’incolumità pubblica. Se oggi i cittadini sono dovuti ricorrere ai social network, non è per divertimento o per istinto persecutorio, ma perché è l’unico scudo rimasto quando chi dovrebbe proteggerci fa finta di niente e si muove solo quando la notizia diventa di dominio pubblico.

Parlate tanto di etica e vi ergete a difensori dei soggetti fragili, ma vi siete mai degnati di fare una telefonata per chiedere come stessero i bambini coinvolti? Avete speso una sola parola per domandare se queste creature traumatizzate o le loro madri avessero bisogno di supporto psicologico? No. La vostra presunta sensibilità si ferma alla tastiera, buona solo a fare la morale a chi ha vissuto un incubo, ignorando completamente le vere vittime di questa storia.

Il vostro pezzo non fa informazione: fa il tifo per l’omertà istituzionale, giustificando inerzie e procedure burocratiche fallimentari. Prima di dare lezioni di etica parlando di “nuove piazze”, fareste bene a scendere dalla redazione e a venire a vivere nel mondo reale, dove le famiglie non chiedono “streghe” da bruciare, ma semplicemente il diritto elementare di camminare sicure per strada con i propri figli.

Distinti saluti
Karen Rodriguez
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Gentile signora Rodriguez,
Grazie per averci scritto e portato la sua testimonianza.

Comprendo la sua rabbia e non intendo sminuire la paura che lei, le altre madri e i vostri bambini avete vissuto. Il timore che il proprio figlio possa essere aggredito o strappato dalle proprie braccia è in assoluto uno dei peggiori incubi per un genitore. C’é il massimo rispetto per l’angoscia che questa vicenda ha generato in voi e nei vostri bambini e bambine.

Tuttavia, proprio perché viviamo nel mondo reale e ci occupiamo di informazione quotidiana, il nostro compito non è alimentare l’emotività del momento, ma guardare i fatti nella loro interezza e complessità.

L’articolo a cui si riferisce non è mai stato pensato per fare la morale alle vittime, né per difendere eventuali inefficienze burocratiche o istituzionali. La critica che abbiamo sollevato riguarda la deriva che la discussione ha assunto sui social network: trasformare una legittima richiesta di sicurezza e giustizia in appelli alla lapidazione pubblica, alla gogna o alla vendetta sommaria non rende nessuno più sicuro. Anzi, altera la percezione della realtà.

Nel mondo reale, non in quello dei film, non esiste il finale consolatorio in cui “abbiamo catturato il cattivo” e da quel momento in poi si può abbassare la guardia. La donna in questione è una persona con evidenti e gravi problemi psichiatrici; la risposta corretta ed efficace passa per la cura e per la messa in sicurezza sanitarie e giudiziarie, sia per la tutela della collettività sia per la sua. Pensare di risolvere il problema del disagio mentale o della sicurezza cittadina con la giustizia da piazza virtuale è un’illusione pericolosa.

Purtroppo, la realtà ci impone anche la consapevolezza che la vigilanza di noi genitori sui nostri figli resta una responsabilità costante da cui non potremo mai esimerci del tutto, a prescindere dall’esito dei singoli casi di cronaca.

Varesenews continuerà a denunciare quello che non funziona nelle istituzioni e a dare voce ai cittadini, ma lo farà fermando le speculazioni e rifiutando il linguaggio dell’odio, che non ha mai protetto e mai proteggerà nessun bambino.

L’augurio oggi é che i vostri figli, con supporto e amore di voi genitori, possano ritrovare al più presto la serenità e la leggerezza del gioco e dello stare insieme.

Il direttore Marco Giovannelli

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Pubblicato il 06 Agosto 2026
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