Si chiude il Festival del Folklore 2026: “Abbiamo portato il mondo a Varese”

Un'edizione che ha trasformato la storica manifestazione nata a Cunardo in un viaggio attraverso la provincia di Varese, coinvolgendo comunità, amministrazioni e alcuni dei luoghi più significativi del territorio

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Con gli appuntamenti all’Eremo di Santa Caterina del Sasso e al Monastero di Cairate si conclude Mosaico 2026 – Festival Internazionale del Folklore, un’edizione che ha trasformato la storica manifestazione nata a Cunardo in un viaggio attraverso la provincia di Varese, coinvolgendo comunità, amministrazioni e alcuni dei luoghi più significativi del territorio.

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Le foto di Mosaico 2026 – Festival Internazionale del Folklore 4 di 12

«Mosaico non è stato soltanto un insieme di spettacoli – dichiara Matteo Marchesi – ma un progetto di incontro e valorizzazione territoriale. Abbiamo voluto portare le culture e le tradizioni del mondo nei nostri paesi e, allo stesso tempo, utilizzare il Festival per far conoscere il patrimonio storico, artistico e paesaggistico della provincia di Varese».

Un progetto reso possibile dal ruolo di coordinamento della Provincia di Varese, che ha consentito di costruire una rete tra territori, Comuni e realtà associative, e dalla sinergia con Fondazione Comunitaria del Varesotto, nel quadro delle iniziative dedicate al Centenario della Provincia di Varese. «Il Centenario è un’occasione per ricordare la nostra storia, ma anche per chiederci come vogliamo raccontare oggi la provincia e costruirne il futuro. Mosaico ha provato a farlo mettendo insieme istituzioni, comunità, patrimonio e apertura internazionale. La capacità della Provincia di coordinare soggetti e territori diversi è stata fondamentale per dare alla manifestazione una dimensione realmente provinciale».

Particolarmente significativo è stato il coinvolgimento di luoghi straordinari come il *Chiostro di Voltorre, il Monastero di Cairate e l’Eremo di Santa Caterina del Sasso*. Beni che sono diventati parte integrante del racconto del Festival, creando un dialogo tra la storia del territorio e le tradizioni internazionali. «Il nostro patrimonio non deve essere soltanto conservato, ma vissuto e raccontato. Portare eventi culturali in questi luoghi significa farli conoscere a nuovi pubblici e generare nuove occasioni di promozione. Cultura, turismo e valorizzazione dei beni possono procedere insieme».

Il nuovo carattere provinciale di Mosaico ha mantenuto saldo il legame con *Cunardo*, dove la manifestazione affonda le proprie radici. Questo anche grazie all’associazione storica “I tencitt” che si occupa di folklore da molti anni, che ha condiviso le proprie competenze a riguardo a tutti gli altri collaboratori coinvolti, nelle gioie, nelle emergenze e nella bellezza dei sorrisi. La serata di gala di sabato 29 agosto alla Baita del Fondista, con tutti i Paesi partecipanti riuniti, ha rappresentato simbolicamente l’incontro tra la storia del Festival e la sua nuova dimensione.

L’edizione 2026 ha visto protagonisti Italia, Lituania, Serbia, Marocco (Congo) e Paraguay. Ma Mosaico è stato soprattutto accoglienza: per diversi giorni i gruppi internazionali non sono stati semplicemente artisti invitati a esibirsi, ma ospiti delle nostre comunità, accolti e accompagnati da associazioni, volontari e cittadini. Qui va un grazie ai comuni ospitanti: Cairate, Cunardo, Malnate, e Sangiano.

«È forse questa la parte più bella del Festival. Dietro ogni spettacolo ci sono persone che accolgono altre persone: chi prepara, accompagna, condivide un pasto, fa conoscere un paese, trova il modo di comunicare anche quando si parlano lingue diverse. I gruppi arrivano come ospiti e ripartono come amici, portando con sé un pezzo della provincia di Varese e lasciando qui qualcosa del proprio Paese.

In un momento storico segnato da guerre, tensioni e divisioni, tutto questo assume un valore ancora maggiore. L’amicizia fra i popoli non è uno slogan: a Mosaico la si vede concretamente nelle relazioni che nascono tra persone di culture, religioni e tradizioni differenti. La pace si costruisce certamente attraverso le istituzioni e la diplomazia, ma anche attraverso la conoscenza reciproca. Ogni amicizia che nasce tra persone di Paesi diversi è un piccolo seme di pace. La cultura può costruire ponti dove troppo spesso vediamo alzarsi muri».

Mosaico 2026 lascia così un’eredità che va oltre i giorni del Festival: una rete tra *Provincia, Fondazione Comunitaria del Varesotto, Comuni, associazioni, volontari e comunità locali* e un modello nel quale cultura internazionale e patrimonio locale possono rafforzarsi reciprocamente.

«Mosaico significa tante identità e tanti colori differenti che, unendosi, compongono qualcosa di più grande. È questa l’immagine che vorremmo lasciare nell’anno del Centenario: abbiamo portato il mondo nella provincia di Varese e, nello stesso tempo, abbiamo mostrato la provincia di Varese al mondo. Un grazie sincero va alle istituzioni, alla Fondazione Comunitaria del Varesotto, ai Comuni, alle associazioni, ai gruppi internazionali e soprattutto ai tantissimi volontari e alle persone che li hanno accolti. Perché senza questa straordinaria capacità di accoglienza Mosaico non sarebbe possibile. Da qui vogliamo ripartire, facendo della cultura, della valorizzazione del territorio e dell’amicizia fra i popoli strumenti concreti di incontro e di pace».

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Pubblicato il 30 Agosto 2026
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