Tragedia in Nepal, il dramma di Ngima Sherpa da Varese: “Tanti colleghi tra i dispersi, aiutiamo le ricerche via radio”
Dalla sua casa nel Varesotto, Ngima Sherpa segue con apprensione le notizie dal confine tra Nepal e Tibet: tre suoi ex collaboratori sono scomparsi, di tanti altri non si hanno notizie e la sua associazione ha attivato una rete radio per aiutare i soccorsi
C’è tanta apprensione nelle parole di Ngima Sherpa, alpinista e guida nepalese che dal 2007 vive a Varese — dopo aver salvato la vita a un medico di Induno Olona sull’Himalaya —, di fronte alla tragedia che ha colpito la zona di confine tra Nepal e Tibet.
Presidente delle associazioni Okhaldhunga Nine Hill Association e Nepal nel cuore ODV, oltre che fondatore della Unlimited Sherpa Expeditions, Ngima, che ha portato in Nepal decine e decine di varesini e varesotti alla scoperta della sua terra e delle tradizioni di quell’angolo di mondo, sta vivendo ore di profonda angoscia per le persone coinvolte nel dramma.
Tra i dispersi a causa di un evento imprevisto e devastante — forse il crollo di un ghiacciaio — si contano infatti anche persone a lui molto vicine. «Tra loro ci sono tre persone che hanno lavorato con la mia agenzia: una guida, un altro collaboratore e una cuoca, che in questo periodo si trovavano in quella zona per accompagnare un gruppo di turisti per un’altra agenzia», racconta Ngima. Al momento le comunicazioni con l’area colpita sono completamente interrotte ed è difficile avere notizie certe: di tanti altri colleghi guide non si hanno più notizie. Le informazioni sono in continua evoluzione e il numero dei morti e dei dispersi è destinato a lievitare col passare delle ore.
Sebbene la tragedia si sia consumata in un’area lontana circa 400 chilometri dai villaggi d’origine della sua famiglia, il legame con la comunità di guide ed escursionisti resta fortissimo. Per far fronte all’emergenza e sostenere le operazioni sul campo, Ngima e la sua rete si sono messi subito in moto.
«Questa mattina abbiamo fatto una riunione – spiega -. Stiamo inviando due o tre persone sul posto che faranno da ponte con le nostre stazioni. Attraverso Radio Okhaldhunga, la radio comunitaria nata grazie alla nostra associazione, trasmetteremo aggiornamenti per aiutare i soccorritori, i militari e i volontari che stanno salendo in quota».
Una volta chiarito il quadro dei dispersi e l’entità dei danni, l’intenzione è quella di attivare anche la macchina della solidarietà con la sua associazione: «Prima di tutto dobbiamo capire cosa è successo ai nostri amici e alle nostre guide, poi penseremo a come organizzare gli aiuti».
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