Beko, Cassinetta perde 410 lavoratori. Fiom: “Finora solo tagli all’organico”
Per il sindacato l’unico obiettivo raggiunto è la riduzione dell’organico: 293 operai e 117 impiegati usciti a inizio 2026. Produzione dei forni in affanno, Cigs ancora pesante e investimenti sul fotovoltaico ridimensionati. L'8 ottobre il confronto al Mimit
A Cassinetta le uscite hanno già raggiunto quota 410: 293 operai e 117 impiegati erano già usciti a inizio 2026. È il dato da cui parte la Fiom Cgil di Varese nel bilancio dopo un anno e mezzo dall’accordo. Per il sindacato, la riduzione dell’organico è finora «l’unico obiettivo raggiunto», mentre restano aperti volumi, Cigs e investimenti. Il nodo più critico sono i forni. «Il piano industriale è in fase di stallo e prosegue l’utilizzo massiccio della cassa integrazione negli stabilimenti del “caldo” e, da settembre, la misura coinvolgerà anche il sito dedicato ai frigoriferi – spiega Luciano Frontera rsu della Fiom Cgil -. Non si vedono, da parte dell’azienda, azioni concrete volte a ridurre l’ammortizzatore sociale nel breve periodo, ad incrementare i volumi produttivi e a reintegrare i lavoratori attualmente privi di occupazione. Chiediamo a Beko di fare massima chiarezza: qual è il piano strategico per il rilancio dei siti italiani dopo l’acquisizione di Whirlpool? All’incontro ministeriale dell’8 ottobre esigiamo risposte certe e puntuali».
(nella foto Luciano Frontera rsu Fiom Cgil stabilimento di Cassinetta)
L’AUMENTO DEI FORNI INESISTENTE
L’aumento di circa 60 mila pezzi previsto per il 2026 è rimasto sulla carta. I volumi del primo quadrimestre, superiori alle attese, sono rimasti invenduti facendo crescere le scorte. La produzione resta sui livelli del 2025, anno in cui era già calata del 30% sul 2024.
Da maggio-giugno, sottolinea la Fiom, la Cigs è tornata a pesare sul reparto forni per quasi metà mese, e su alcuni prodotti del microonde. Diversa la situazione dei frigoriferi: i volumi sono rimasti in linea con i budget fino a luglio, mentre da settembre emergono segnali di rallentamento.
I conti mostrano una riduzione evidente delle perdite, ma la Fiom chiede di consolidare a Cassinetta Thunder, Darwin e Space 400. Sul Thunder pesa la sovrapposizione con lo stabilimento romeno di Gaesti e resta incerta, per la Fiom, la prospettiva della produzione destinata a Ikea.
LA PARTITA DEL FOTOVOLTAICO
Poi c’è il fotovoltaico. L’investimento indicato nel piano industriale era di circa 8 milioni di euro. A oggi, secondo la Fiom, ne risultano deliberati circa 2,1 milioni. È inoltre scomparsa l’installazione sui tetti dei forni, il cui risanamento richiederebbe 1,3 milioni.
Il sindacato richiama poi il caso dei circa 270 lavoratori con limitazioni fisiche, pari al 23% dei diretti: diverse decine sono coinvolte in livelli di Cigs superiori a quelli dei colleghi. L’obiettivo dichiarato è il rientro di tutti in postazioni compatibili e dignitose, evitando la soppressione dei posti fuori linea.
TAVOLO AL MIMIT
Al tavolo del Mimit dell’8 ottobre la Fiom porterà quindi cinque priorità: garanzie sui volumi del “caldo” e sul forno Vesuvio, consolidamento del “freddo”, attuazione degli investimenti, tutela dei lavoratori fragili e corretta rotazione in Cigs con riassorbimento e formazione per gli impiegati degli Enti centrali.
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