Da Mendrisio a Varese: l’Archivio del Moderno trova casa in Caserma Garibaldi

Sottoscritto l'accordo tra Comune di Varese, Accademia di architettura dell'USI e Soprintendenza archivistica e bibliografica della Lombardia. Nella ex caserma troveranno spazio i fondi di importanti architetti del Novecento italiano, mentre prosegue la trasformazione dell'edificio in polo culturale cittadino

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È stata firmata ufficialmente la convenzione tra il Comune di Varese, l’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana (USI) e la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Lombardia per l’insediamento di parte dei fondi dell’Archivio del Moderno all’interno dell’ex Caserma Garibaldi. L’intesa dà attuazione a uno degli elementi qualificanti dell’Accordo di Programma tra Comune, Provincia, Regione e Università dell’Insubria che sta trasformando l’ex complesso militare in un nuovo polo culturale cittadino.

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Dentro la Caserma Garibaldi, nuova sede dell’Archivio del Moderno 4 di 11

Un centro di ricerca internazionale

L’Archivio del Moderno, legato all’USI e all’Accademia di architettura, è specializzato nella conservazione, nello studio e nella valorizzazione di archivi e documenti legati all’architettura, all’ingegneria, al design, all’urbanistica e alle arti visive. Custodisce un patrimonio composto dai fondi di numerosi architetti, ingegneri, urbanisti e designer protagonisti della cultura italiana del Novecento: ci saranno i fondi archivistici di Emilio Battisti, Giandomenico Bellotti, Leonardo Fiori, Ignazio Gardella, Monumento ai caduti di Brescia, Anna GILI, Mostra “Nuovo Bel Design”, Giancarlo Iliprandi, Lotus International e Vittoriano Viganò.

La sua presenza a Varese metterà la città in relazione con una rete universitaria e culturale di livello internazionale. I tempi sono definiti: entro il 30 aprile l’Archivio sarà spostato nella Caserma Garibaldi e sarà via via fruibile al pubblico e agli studenti e addetti ai lavori. Il sindaco Galimberti ha “spoilerato” però un’altra cosa: «Contiamo di aprire prima parte della struttura, che come sapete è molto grande, 9 mila metri quadrati, per cui sarà tutto graduale. Il cantiere è in evoluzione e i lavori stanno procedendo celermente».

Dentro la Caserma Garibaldi, nuova sede dell'Archivio del Moderno

Il sindaco Galimberti: rigenerazione urbana come nuova funzione

Il sindaco di Varese Davide Galimberti ha sottolineato come l’arrivo dell’Archivio del Moderno dimostri che la rigenerazione urbana non significhi soltanto recuperare edifici, ma dare loro nuove funzioni capaci di produrre cultura, conoscenza e opportunità per la città. Secondo il primo cittadino l’operazione rafforza il rapporto con l’USI e con il territorio transfrontaliero, inserendo Varese in una dimensione sempre più internazionale e consolidando il nuovo polo culturale che sta nascendo in piazza Repubblica. Galimberti ha inoltre annunciato che, prima della data fissata per il trasferimento al 30 aprile 2027, la Caserma Garibaldi — attualmente cantiere in una fase delicata di lavori — aprirà in maniera progressiva: l’ultimo piano, destinato proprio all’Archivio del Moderno, risulta già terminato e fruibile.

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Navone: apertura graduale e valorizzazione scientifica

Nicola Navone, vicedirettore e direttore ad interim dell’Archivio del Moderno, ha spiegato che l’apertura al pubblico avverrà per gradi: inizialmente alcuni giorni alla settimana, per poi arrivare a pieno regime secondo tempi da concordare con la Soprintendenza. L’obiettivo, ha detto, è far vivere gli archivi: la conservazione è fondamentale per la memoria, ma da sola non basta, va accompagnata da quella che Navone ha definito, pur con qualche riserva verso il termine, una “valorizzazione scientifica”, capace di rendere gli archivi un patrimonio davvero accessibile e fruttuoso per tutti. Ha inoltre confermato che gli spazi individuati a Varese sono pronti ad accogliere gli otto fondi archivistici italiani citati dalla soprintendente Francesca Furst, e che la data indicativa fissata per il trasferimento e l’allestimento della sede è il 30 aprile, salvo eventuali slittamenti.

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Furst (Soprintendenza): un esempio virtuoso di collaborazione tra Italia e Svizzera

La soprintendente archivistica e bibliografica della Lombardia, Francesca Furst, ha definito l’accordo un risultato importante, fortemente voluto dalle parti, che rappresenta un esempio virtuoso di come le reciproche competenze — del Ministero della Cultura da un lato, dell’Università e del Comune dall’altro — possano rafforzare la collaborazione interistituzionale tra i due Paesi per la migliore valorizzazione, conservazione e fruizione del patrimonio archivistico italiano. Grazie al recupero funzionale dell’ex Caserma Garibaldi, ha spiegato, la nuova sede dell’Archivio del Moderno diventa un polo culturale in cui la sinergia tra le istituzioni coinvolte accresce la dimensione della collaborazione a un livello internazionale. Furst ha definito quella della firma una giornata importante, che mette al centro la cultura come volano per la crescita, lo studio, la ricerca e la valorizzazione del patrimonio archivistico a vantaggio di istituzioni, cittadini, imprese, professionisti e ricercatori.

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Balbi (USI): il rientro degli archivi italiani conservati in Svizzera

Gabriele Balbi, già rettore ad interim dell’Università della Svizzera italiana, ha collegato la convenzione agli accordi con il Ministero della Cultura italiano che prevedono il rientro in Italia degli archivi di autori italiani temporaneamente conservati in Svizzera presso l’Archivio del Moderno. Secondo Balbi, la soluzione individuata a Varese permette di accompagnare questo processo garantendo ai fondi condizioni adeguate di conservazione, studio e consultazione, costruendo al tempo stesso attorno a questo patrimonio nuove opportunità di ricerca, formazione e valorizzazione. Ha ricordato che la collaborazione ha già coinvolto negli scorsi anni gli studenti dell’Accademia di architettura dell’USI, chiamati a confrontarsi con la valorizzazione architettonica e funzionale di piazza Repubblica e degli spazi circostanti. La collaborazione con il Comune di Varese e la Soprintendenza, ha concluso, trasforma una necessità legata al rientro degli archivi in un progetto più ampio, capace di mettere in relazione patrimonio, ricerca e formazione e di rafforzare i legami scientifici e culturali tra Svizzera e Italia.

Generico 31 Aug 2026

Laforgia: una memoria storica per immaginare la città futura

L’assessore alla Cultura del Comune di Varese, Enzo Laforgia, ha osservato come i confini culturali della città si stiano dilatando, anche grazie alla presenza delle aziende speciali che gestiscono decine di biblioteche in tutta la Lombardia, inserendo Varese in una trama culturale di ampio respiro. Ha poi collegato l’annuncio al dibattito in corso sul piano di governo del territorio, sottolineando come una memoria storica recente ma solida sia fondamentale per immaginare le città future. Ha infine definito la trasformazione di un’ex caserma in un luogo di conservazione, promozione e produzione culturale un segnale di ottimismo e di visione di lungo periodo, capace di dialogare con l’ingresso autostradale, le stazioni e la presenza dello studentato universitario nelle vicinanze.

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Triulzi (Csbno): un banchetto della cultura aperto a tutti

Maria Antonia Triulzi, presidente di Csbno — che gestirà gli spazi destinati alla biblioteca della Caserma Garibaldi — ha accolto con favore l’arrivo del nuovo “vicino di casa”, richiamando l’immagine dantesca della cultura come un banchetto a cui sono invitati tutti, non solo gli studiosi di mestiere. Ha ricordato che la propria biblioteca serve un pubblico trasversale, dai bambini ai nonni, e che la nuova convivenza con l’Archivio del Moderno unirà la dimensione della ricerca e dello studio a quella del quotidiano e dei più giovani, mettendo insieme il passato e il presente della comunità.

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Blumer (Accademia di Mendrisio): il valore del contatto fisico con i documenti

Riccardo Blumer, direttore dell’Accademia di architettura di Mendrisio, ha inquadrato l’intervento all’interno dell’Accordo di Programma più ampio che coinvolge Regione Lombardia, Provincia di Varese e Università della Svizzera italiana, ricordando che l’ipotesi di collocare l’Archivio a Varese circolava già da alcuni anni. Ha spiegato che per gli studenti di architettura un archivio rappresenta l’occasione di fare esperienza diretta di documenti originali — manoscritti e disegni — che restituiscono la personalità di chi li ha realizzati in un modo che la sola consultazione online non può offrire. Tra i protagonisti dei fondi conservati ha citato gli architetti Vittoriano Viganò, Belotti ed Emilio Battisti, figure che secondo Blumer hanno contribuito a trasformare l’architettura italiana del secondo Novecento e che oggi suscitano crescente interesse anche in Svizzera, in particolare al Politecnico. Blumer ha infine ringraziato la soprintendente Francesca Furst per la collaborazione con l’Archivio.

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Le altre voci del territorio

Soddisfazione per l’accordo è arrivata anche dal presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, che ha inviato un messaggio parlando di un risultato capace di valorizzare un patrimonio culturale di grande rilievo e i legami storici tra Varese e il Canton Ticino. «La presentazione della convenzione consentirà il rientro a Varese, entro aprile 2027, dei primi fondi archivistici del Moderno, dando nuovo impulso alla collaborazione scientifica avviata nel 2002. Un risultato che valorizza un patrimonio culturale di grande rilievo e i legami tra Varese e il Canton Ticino, territori uniti da relazioni storiche, culturali e istituzionali profonde. Significativa è la scelta dell’ex Caserma Garibaldi, che attraverso questa nuova funzione acquista ulteriore centralità e valore nella vita culturale e nella dinamica cittadina. Confidiamo che la presenza degli studenti e lo sviluppo di attività di studio, ricerca e divulgazione possano contribuire a rendere questi spazi vivi e capaci di dialogare con le nuove generazioni».

COSA E’ L’ARCHIVIO DEL MODERNO

L’Archivio del Moderno, costituito in fondazione nel 2004, per atto dell’Università della Svizzera italiana, nasce contemporaneamente all’Accademia di architettura di Mendrisio e le sue attività incrementano, in sinergia con l’Accademia stessa, il contributo di conoscenze e la valorizzazione del dibattito storico, moderno e contemporaneo, attorno alla cultura architettonica italiana, svizzera e internazionale, ai suoi scenari di ieri e di oggi. L’attività dell’Istituto privilegia sul fronte storico, da un lato, il secolo filosofico e la cosiddetta stagione “neoclassica”, e dall’altro il XX secolo, con particolare riferimento al secondo dopoguerra, senza trascurare tuttavia la complessa realtà contemporanea. Si svolgono studi attorno al contributo dei documenti d’archivio alla messa a fuoco della genesi del progetto, e approfondimenti rivolti all’evolversi della professione, all’apporto dato dalla storia della tecnica, dall’incontro con le arti o con ambiti disciplinari particolari come il design, dai reiterati transfert culturali (per la stagione neoclassica, l’Antico; per il XX secolo, la “sintesi delle arti”), dai diversificati legami con i territori e dal senso di appartenenza che ne può derivare in relazione all’apporto degli architetti e delle maestranze ticinesi alla storia dell’architettura, dalla mutata formazione alle sempre nuove narrazioni di settore, da altre istanze che vanno costituendo la piattaforma su cui avviare nuovi paradigmi di lettura critica rispondenti al dibattito contemporaneo.

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Pubblicato il 04 Settembre 2026
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