Dall’inferno della violenza alla forza del Red Carpet: la rinascita di Manuela Carnini

Il medico chirurgo di Busto Arsizio, sopravvissuta ai maltrattamenti domestici, è stata tra le protagoniste della Mostra del Cinema e della Biennale con una toccante testimonianza nel docufilm di Jo Squillo e una performance sul Red Carpet

Manuela Carnini

Dalla medicina alle Olimpiadi, fino al linguaggio dell’arte per superare il trauma del maltrattamento. Busto Arsizio e il territorio varesotto ritrovano il coraggio e la voce di Manuela Carnini – in arte Fridami – tra le protagoniste dei recenti eventi legati alla Mostra del Cinema di Venezia con un messaggio di rinascita e speranza dedicato a tutte le donne.

Nata a Busto Arsizio, medico chirurgo vascolare attiva presso le strutture La Quiete e Il Sirio dopo gli studi all’Università dell’Insubria, ed ex atleta olimpionica di nuoto sincronizzato ad Atlanta 1996, la dottoressa Carnini ha scelto di non nascondere le cicatrici di un passato segnato da gravi episodi di violenza domestica. Un vissuto doloroso, segnato dall’isolamento e culminato in episodi drammatici vissuti anche davanti ai propri figli, a cui la professionista ha scelto di dire basta, trasformando la sofferenza in una missione pubblica.

Tre tappe, un unico messaggio: trasformare il dolore in bellezza, coscienza e libertà

Venezia diventa il teatro di un percorso artistico e umano che attraversa cinema, performance, arte contemporanea e moda d’autore. Per Fridami, Manuela Carnini, Venezia non è stata soltanto una successione di appuntamenti, ma il luogo in cui differenti linguaggi hanno dato voce alla stessa storia: quella di una donna che ha attraversato la violenza e ha scelto di trasformare la propria esperienza in un messaggio universale di rinascita.

3 settembre – “La Violenza Invisibile”: la testimonianza diventa voce collettiva

La prima tappa è stata legata al docufilm “La Violenza Invisibile”, progetto con Jo Squillo e Francesca Carollo, presentato durante i giorni della Mostra del Cinema di Venezia. All’interno del docufilm è stata inserita anche la testimonianza di Fridami: non un racconto costruito sulla dimensione della vittima, ma sulla possibilità di attraversare il dolore e trasformarlo. La sua storia personale entra così in un progetto più ampio dedicato a ciò che spesso rimane nascosto: le ferite che non sempre sono visibili agli occhi, ma che possono segnare profondamente la vita di una donna. Ed è proprio da questa invisibilità che nasce il percorso artistico di Fridami: rendere visibile attraverso l’arte ciò che per lungo tempo non ha avuto voce.

7 Settembre- Il Red Carpet — “La Rosa Rivelata” e il segno rosso contro la violenza

Il momento più potente arriva sul Red Carpet veneziano, dove Fridami sceglie di non limitarsi a indossare un abito. Porta in scena una vera e propria performance. La Dress-Opera “La Rosa Rivelata”, nata dall’evoluzione della sua ricerca artistica, diventa un manifesto vivente: il nero come profondità e memoria, le rose come rifioritura, i frammenti dell’opera pittorica trasformati in materia da indossare, impreziositi da elementi luminosi. Ma è durante il Red Carpet che l’immagine si trasforma in gesto. Fridami estrae dall’acconciatura un pennello intriso di rosso e traccia sul proprio volto un segno. Un gesto breve, silenzioso e volutamente indelebile nella memoria di chi osserva.

Il rosso diventa il simbolo della ferita, della denuncia, del sangue delle troppe donne vittime di violenza. Ma sulla pelle di una donna che è sopravvissuta, quel segno assume anche un altro significato: la ferita non viene nascosta, viene trasformata in consapevolezza e presa di posizione. E sul Red Carpet Fridami pronuncia parole che racchiudono l’essenza dell’intero progetto: «Io sono un’artista. Io sono sopravvissuta alla violenza. E sono rinata attraverso l’arte.» Non una frase preparata per accompagnare un abito, ma una dichiarazione d’identità. In quel momento il Red Carpet smette di essere soltanto uno spazio dedicato all’immagine e diventa un luogo di denuncia. La moda si trasforma in linguaggio. Il corpo diventa tela. L’arte diventa voce.

8 Settembre-La Biennale di Venezia e “Il cuore ha memoria”

Il percorso veneziano prosegue nel luogo per eccellenza dedicato all’arte contemporanea: la Biennale di Venezia. Al Padiglione Guatemala, Fridami ha donato una fotografia autenticata della propria opera “Il cuore ha memoria”, creando un ulteriore ponte tra il suo percorso personale e una dimensione artistica internazionale. Un gesto che assume un valore particolarmente simbolico dopo la testimonianza e la performance dei giorni precedenti: ciò che nasce da una storia individuale viene affidato all’arte affinché possa diventare memoria condivisa.

Per Fridami il cuore non è soltanto il luogo della ferita. È il luogo che conserva, trasforma e continua a vivere.

8 Settembre-Venezia diventa una passerella d’arte: cinque Dress-Opera attraversano la città

L’ultimo capitolo è dedicato al progetto che meglio identifica la ricerca di Fridami: “L’Arte Addosso”. Cinque tra le Dress-Opera più rappresentative sono state protagoniste di uno shooting fotografico attraverso le strade di Venezia. Non semplicemente abiti fotografati in una città iconica, ma opere che escono dalla dimensione tradizionale dell’esposizione per entrare nello spazio urbano, attraversarlo e dialogare con esso. L’arte non resta appesa a una parete. Cammina. Attraversa calli, ponti, pietra e acqua. Diventa corpo.

“La Vela”: un nuovo capitolo ancora inedito

A chiudere il percorso veneziano, uno shooting speciale dedicato all’ultima Dress-Opera di Fridami, ancora inedita: “La Vela”. Una creazione nata dall’opera “Be Your Light”, dove geometrie armoniche, bianco e pennellate d’azzurro costruiscono un nuovo linguaggio visivo. La vela diventa metafora della trasformazione: non combatte il vento, lo accoglie e lo utilizza per trovare una direzione. Ed è forse questa l’immagine che sintetizza l’intera esperienza veneziana.

Dopo aver raccontato la violenza. Dopo averla trasformata in un segno rosso sul proprio volto. Dopo aver affidato un cuore alla memoria dell’arte. Fridami sceglie ancora una volta di andare avanti. Non cancellando ciò che è stato, ma trasformandolo in direzione.

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Pubblicato il 16 Settembre 2026
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