È morto Enzo Bianchi, il monaco che fondò la comunità di Bose
Il religioso aveva 83 anni ed è deceduto il 1° settembre all'ospedale Molinette di Torino, dove era ricoverato per uno scompenso renale. Nel 2020 l'allontanamento voluto da Papa Francesco, poi la nascita della Fraternità della Madia vicino a Ivrea
Enzo Bianchi è morto questa mattina all’ospedale Molinette di Torino. Il monaco, fondatore nel 1965 della comunità di Bose, nel Biellese, aveva 83 anni. Le sue condizioni si erano aggravate nei giorni scorsi per uno scompenso renale che lo aveva portato in coma metabolico.
Bianchi si era ritirato in solitudine a Bose nel 1965, mentre studiava Economia. Negli anni successivi altre persone si erano unite a quell’esperienza, diventata un punto di riferimento per il dialogo tra le fedi e per la vita religiosa. Diversi pontefici lo avevano chiamato a lavorare come ponte anche verso i non cristiani.
Bianchi era stato priore della comunità fino al 2017, quando aveva rassegnato le dimissioni pur restando all’interno del monastero. Nel 2020, dopo una visita apostolica, Papa Francesco dispose il suo allontanamento da Bose, per un turbamento del clima fraterno all’interno del monastero. La vicenda aveva coinvolto, oltre ai protagonisti diretti, intere generazioni formatesi alla sua scuola. Dopo l’allontanamento, Bianchi aveva fondato la Fraternità della Madia, vicino a Ivrea.
A gennaio Bianchi avrebbe dovuto partecipare, allo Spazio Libero di Materia a Castronno, alla presentazione del libro “Lo spirito del Novecento”, curato insieme al teologo Marco Vergottini. Il ricovero ospedaliero glielo aveva impedito e il suo contributo era stato affidato a un testo letto da Vergottini durante l’incontro (qui il nostro articolo).
Nell’ultima puntata della sua rubrica su Repubblica, pubblicata il 30 dicembre 2024, Bianchi aveva ripercorso gli eventi degli ultimi anni – dalla pandemia alla crisi culturale europea, fino al rischio di vedere la cristianità ridotta a patrimonio culturale in Occidente. Ciò che gli interessava, scriveva, era «l’umanità, quella reale che s’incontra qui e ora» (Repubblica).
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