“La piramide feudale non è mai esistita, ma è ancora sui libri di scuola”: i falsi miti della storia che piacciono al mondo della comunicazione
Intervista a Marco Brando che a Materia, martedì 29 settembre, presenta il suo "Non c'è storia" libro frutto di vent'anni di studi sul medioevo e la sua rappresentazione su giornali e web, che questa volta si sposta anche nel far west e nella preistoria
La piramide feudale con il re in cima, i contadini alla base e i mezzo vassalli e valvassori, non è mai esistita. È un’invenzione successiva, eppure continua a comparire nei manuali scolastici e nell’immaginario collettivo come se fosse un dato di fatto. È uno degli esempi che Marco Brando, giornalista e scrittore, porterà martedì 29 settembre alle 21 a Materia di Castronno, dove presenterà il suo nuovo libro “Non c’è #storia” in un incontro dal titolo “Non c’è #storia: Streghe, Far West e altri equivoci”.
Il libro non nasce da un’intuizione isolata, ma chiude un percorso di ricerca lungo due decenni. «Mi occupo da vent’anni della percezione della cultura medievale nella storia di massa» spiega Brando, che prima di questo lavoro aveva già pubblicato due libri su Federico II di Svevia e, l’anno scorso, un altro volume dedicato allo stesso filone, “Medi@evo. L’Età di mezzo nei media italiani“, e che sul tema aveva già scritto anche per Treccani.
Il Far West? Un mito tutto italiano
Con quest’ultimo volume Brando va oltre al Medioevo: un altro grande protagonista del libro è per esempio il Far West che, secondo Brando “se la gioca” con l’epoca medievale quanto a fraintendimenti e semplificazioni nell’immaginario popolare. Un dettaglio che l’autore tiene a sottolineare: «Il Far West, per esempio, è una cosa tutta italiana»: un immaginario costruito qui, più che importato tale e quale dagli Stati Uniti.
Streghe e inquisizione, un errore di data che dura da secoli
Tra gli esempi più citati nel libro, secondo Brando, ci sono anche la caccia alle streghe e l’inquisizione, spesso collocate nell’immaginario comune nel pieno Medioevo «Mentre in realtà appartengono pienamente all’età moderna – spiega Brando – Ma non suona molto bene collocare l’inquisizione come “Roba da età moderna”…».
Anche la preistoria, osserva l’autore, è un terreno fertile per i luoghi comuni: «Come frequenza sugli organi di informazione, anche la preistoria funziona molto» sottolinea. Quanto al lato più autentico del Medioevo, per Brando oggi si ritrova quasi solo fuori dai libri: «Il bello del Medioevo si gioca solo quando vengono citate le sagre e le feste».
Un giornalista in mezzo agli storici
Brando rivendica per lui un’identità precisa, a metà tra due mondi: «Mi definisco un giornalista che si occupa di storia, non uno storico, ma alla fine sono uno dei pochi non accademici a far parte della Società italiana per la Storia medievale» spiega.
Una posizione che rivendica anche sul piano della scrittura: «Essendo giornalista di formazione, scrivo in un modo più vicino a un pubblico medio, non per addetti ai lavori». Ma smentisce chi potesse pensare a un lavoro di semplice divulgazione: «Non sono un compilatore di libri per rendere le cose più semplici al pubblico: i miei sono veri studi storici».

Intelligenza artificiale e web: nuovi amplificatori di vecchi cliché
Interrogato sull’intelligenza artificiale, che nel libro è esplicitamente “tirata in ballo”, Brando la inquadra come uno strumento potenzialmente utile per la ricerca, ma da maneggiare con cautela: «Può essere molto utile, ma non bisogna prendere per oro colato quello che ne esce», avverte, ricordando che «La qualità delle risposte dipende in larga parte da come vengono formulate le domande, e per usarla in modo appropriato serve già una cultura di base».
Però, quello dei luoghi comuni oggetto di studio nel libro è un problema, osserva, non nuovo: anni fa aveva incontrato lo storico Raffaele Licinio, che si occupava di come il cinema veicolasse il Medioevo; oggi, con social e web, le occasioni per diffondere luoghi comuni si sono solo moltiplicate.
Il riconoscimento accademico e la sfida di educare al pensiero critico
Il lavoro di Brando ha già ricevuto attenzione dal mondo accademico: “Medi@evo. L’Età di mezzo nei media italiani”, il libro precedente, è stato recensito non solo da i principali quotidiani nazionali ma anche, tra l’altro, sull’autorevole rivista “Studi Medievali”, e, dopo essere stato ristampato due volte, ha preso il premio Italia medievale 2025. E anche il nuovo volume, “Non c’è #Storia. I cliché storici nei media italiani” è ora finalista in un altro importante premio di saggistica.
Per l’autore, la riflessione che propone con “Non c’è #storia” è un tema che porta spesso nelle scuole, dove incontra i ragazzi, ma che considera valido anche per gli adulti: «È fondamentale non prendere mai per oro colato quello che ci viene rifilato» sottolinea. Per questo, sostiene, l’uso critico del web dovrebbe diventare una materia di insegnamento vera e propria, perchè: «Distinguere una fonte affidabile da una inaffidabile richiede una cultura di fondo, che si crea formando le persone».
L’appuntamento
L’incontro con Marco Brando si terrà martedì 29 settembre alle 21 a Materia, in via Confalonieri 5 a Sant’Alessandro di Castronno. La partecipazione richiede la prenotazione tramite Eventbrite.
IL RESOCONTO DELLA SERATA
“Far West, Medioevo, caccia alle streghe: perché continuiamo a raccontarci una storia sbagliata”
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