Lombardia a due velocità: il paradosso degli stipendi
La retribuzione media supera i 30mila euro, ma quasi 1,4 milioni di lavoratori restano sotto i 20mila. Giovani e donne pagano il prezzo più alto delle disuguaglianze
Crescono occupazione e retribuzioni nominali, ma dietro i numeri positivi il mercato del lavoro lombardo continua a mostrare forti disuguaglianze. È il quadro delineato dal rapporto di Uil Lombardia “Lombardia e Province – Il valore del lavoro. Retribuzioni, continuità e qualità del lavoro nel 2024”, elaborato sui dati dell’Osservatorio Inps.
IL DIVARIO DI GENERE
Nel 2024 i dipendenti del settore privato non agricolo sono 3.776.242, l’1,55% in più rispetto al 2023. La retribuzione media annua raggiunge 30.384 euro, con una crescita nominale del 3,65%. Ma la media nasconde profonde differenze: 1.380.567 lavoratori, pari al 36,56%, non superano i 20mila euro annui, mentre quasi uno su due, il 49,66%, resta sotto i 25mila. «La crescita deve tradursi maggiormente in qualità del lavoro e in una distribuzione più equilibrata della ricchezza prodotta», sottolinea Antonio Albrizio, segretario generale Uil Lombardia.
A pagare il prezzo più alto sono soprattutto giovani e donne. Tra gli 1,25 milioni di dipendenti under 35, il 50,31% non raggiunge i 20mila euro annui e il 65,18% resta sotto i 25mila.
LE DIFFERENZE TERRITORIALI E DI SETTORE
Marcato anche il divario di genere. La retribuzione media degli uomini è di 34.714 euro, contro i 24.707 delle donne, il 28,83% in meno. Sul gap pesano part-time involontario, discontinuità lavorativa e minore presenza femminile nei ruoli apicali. Forti anche le differenze territoriali. Milano è l’unica provincia sopra la media regionale, con 35.670 euro annui, mentre Sondrio si ferma a 22.653.
Pavia registra la quota più alta di contratti a termine, il 23,73%, mentre Lecco si distingue per stabilità, con il 75,69% degli occupati a 52 settimane. Ancora più ampio il divario tra settori: dai 67.750 euro medi di Finanza e Assicurazioni ai 13.215 di Alloggio e Ristorazione, dove il 76,20% dei lavoratori non arriva a 20mila euro annui. «Il problema – osserva Salvatore Monteduro, segretario confederale Uil Lombardia – è quanto reddito, continuità e autonomia riesce realmente a produrre il lavoro».
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