Ministro e sindaci in fascia: con Smartt Valley Daverio inaugura il campus che ricuce scuola e fabbrica: “Non si innova senza competenze”
Cinquemila metri quadrati, nove aule, laboratori e un auditorium da 250 posti nel capannone ristrutturato. Il primo IFTS parte a fine settembre con quindici ragazzi e quindici aziende. Sul palco Caragnano e Sessa, tre tavole rotonde e la chiusura affidata al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti
Una fila di fasce tricolori lungo le pareti, i consiglieri regionali e i parlamentari del territorio, rappresentanti di categoria, decine di imprenditori. E, ad aprire la mattinata, la Fanfara dei Bersaglieri di Lonate Pozzolo, che festeggia i cento anni, chiamata dal Comune come momento dedicato alla comunità. Sabato mattina, in via Roma 57, SMARTT VAlley ha inaugurato la sua Area Education nel capannone dell’ex fabbrica interamente ristrutturato, e il colpo d’occhio sul padiglione principale valeva da solo il viaggio.
Che cosa c’è dentro
Il campus si estende su oltre cinquemila metri quadrati e ospita nove aule, laboratori avanzati di ergonomia e informatica, una Digital Model Factory, un auditorium da 250 posti, un’area eventi che arriva a novanta persone, zone sportive e un bistrot. Più che aule tradizionali, sono ambienti pensati come contenitori di competenze e laboratori aperti, con spazi dimostrativi come il Kearney Industrial Innovation Space.
La riqualificazione è sostenuta dal bando Progetti Emblematici Maggiori 2024 con tre milioni di euro, due messi da Fondazione Cariplo e uno da Regione Lombardia. Ma il progetto complessivo, ha spiegato dal palco il presidente di Fondazione Ergo, vale quattro milioni e mezzo: un milione e mezzo è ancora da raccogliere sul territorio. Il completamento è previsto entro la fine del 2027.
Caragnano: «Qui l’ecosistema è un luogo fisico, non una cosa nel cloud»
Gabriele Caragnano ha parlato per primo e ha messo subito le mani avanti sul rischio: questa impresa non è esente da rischi, ha detto, e l’idea di lasciare qualcosa dietro di sé porta con sé il timore di lasciare un buco. L’investimento fatto finora, nella sua definizione, è il punto zero.
Il cuore del suo ragionamento è una critica al modello delle academy aziendali. Avendo vissuto gli anni della trasformazione del gruppo FCA, ha ricordato quanto i grandi gruppi abbiano speso per costruirsi centri di formazione interni, e quanto quegli stessi centri siano i primi a essere tagliati quando arriva una fase economica negativa. Da qui la proposta: condividere uno spazio di formazione tra più imprese, invece di caricarlo sulle spalle della singola azienda.
Le parole chiave che ha indicato sono tre. Ecosistema, che per lui è un luogo fisico e non qualcosa che vive nel cloud: si entra da una porta e si trovano spazi, competenze e persone. Contaminazione, perché sotto lo stesso tetto convivono i quindicenni dello Startup Garage, i post diplomati dell’IFTS, le università e le imprese. E collaborazione sul territorio, con un avvertimento che suona come un allarme: Varese dal punto di vista industriale sta soffrendo, e bisogna lavorare insieme per evitare una deindustrializzazione che sarebbe catastrofica.
Sul metodo è stato altrettanto esplicito, richiamando le teorie olivettiane e trentacinque anni di consulenza nel manufacturing: l’apprendimento passa dalle aule ma finisce nell’applicazione, e termina soltanto quando si sa fare qualcosa di nuovo. Senza progetti che arrivano a impattare produttività, costi e capacità produttiva, restano chiacchiere. Nei ringraziamenti ha citato Kearney come prima società ad aver creduto nel progetto con un contributo già erogato, poi Tecniplast, e gli sponsor dell’evento che nei giorni scorsi hanno montato sedie e allestimenti insieme ai ragazzi della Fondazione. La domanda con cui ha chiuso è la più scomoda di tutte: oggi siete qui in tanti, ma lunedì mattina chi ci sarà?

Sessa: «Meno di un anno fa questo spazio non esisteva»
Rachele Sessa, direttrice generale di Fondazione Ergo e di SMARTT VAlley, ha raccontato la parte già realizzata. Meno di un anno fa, ha detto, questo spazio era solo un progetto sulla carta, e oggi è una scuola pronta ad aprire le porte.
La domanda di partenza era come unire due mondi che hanno bisogno l’uno dell’altro. Da un lato le imprese, che chiedono competenze mentre arrivano le ondate del digitale e dell’intelligenza artificiale. Dall’altro ragazze e ragazzi che devono scegliere un percorso di studi senza sapere quali competenze serviranno. La risposta è stata entrare nelle scuole e raccontare che cosa è oggi una fabbrica, cioè un luogo pieno di tecnologia e di possibilità di carriera, molto distante dall’immagine di un posto sporco e faticoso.
Da quel lavoro è nato il primo IFTS in Meccatronica Gestionale, costruito con ITS Lombardia Meccatronica Academy e con il supporto di Openjobmetis sulla selezione: quindici aziende del territorio hanno aderito e quindici ragazzi saranno in apprendistato presso di loro, con docenti che arrivano dall’industria e formazione che si svolge dentro i laboratori.

Ma la sfida vera, ha spiegato, viene dopo: se l’IFTS prepara alle competenze che servono oggi, il compito più difficile è formare per professioni che ancora non esistono, allenando quel pensiero sistemico, creativo e analitico che il World Economic Forum indica come strategico. È lo scopo dello Startup Garage, lo spazio nato con la SUPSI per ragazzi dai 15 ai 25 anni. Le piace la parola garage, ha detto, perché racconta un luogo imperfetto in cui un’idea acerba può essere corretta e trasformata. Il tutto dentro una cornice che ha chiamato nuovo Made in Italy: una cultura del saper fare nata nelle botteghe, passata per le fabbriche e che oggi incontra la tecnologia.
Il confine e la memoria
Nei saluti iniziali il sindaco Marco Colombo ha ringraziato Regione Lombardia e Fondazione Cariplo e ha chiesto alla sala di alzarsi in piedi per ricordare l’ambasciatore Luca Attanasio, alla presenza del padre Salvatore, ipotizzando che in futuro uno spazio possa essergli intitolato.

Dall’altro lato del confine è intervenuto Norman Gobbi, consigliere di Stato del Canton Ticino, che ha indicato nella presenza della SUPSI dentro lo Startup Garage un esempio concreto di quanto sia sottile la linea che separa il Varesotto dal Ticino, e di come su competenze, imprenditorialità e accademia i due territori possano funzionare come uno solo.
Giovani e competenze: dalla bottega alla tempesta educativa
La prima tavola rotonda, come le altre moderata dal giornalista del Sole 24 Ore Paolo Bricco, si è aperta con una tesi: il boom economico italiano non lo hanno fatto gli ingegneri e gli scienziati, ma i periti industriali e meccanici che hanno costruito le aziende dagli anni Sessanta ai Novanta.

Giuseppe Carcano, dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Varese, ha ripreso l’immagine parlando di un ritorno alla bottega artigiana calata nella realtà di oggi, con giovani e adulti che imparano insieme e una trasmissione reale del sapere. E ha citato il richiamo di Papa Leone al Meeting di Rimini sul futuro che deve essere una promessa e non una minaccia.
Samuele Astuti, consigliere regionale e docente alla LIUC, ha portato la questione sul terreno delle disuguaglianze. Raccontando la domanda di una nipote quattordicenne, che di fronte all’intelligenza artificiale si chiede perché mai debba ancora andare a scuola, ha sostenuto che alle disuguaglianze di reddito e di patrimonio si stanno sostituendo quelle di sapere: chi conosce è dentro il cambiamento, chi non conosce resta fuori, e il numero degli esclusi cresce. Rendere la conoscenza accessibile, ha detto, è oggi lo strumento vero dell’inclusione.
Federico Visconti, presidente della Fondazione Comunitaria del Varesotto ed ex rettore della LIUC, ha parlato di una tempesta educativa prima ancora che formativa, e ha riservato la critica più dura al proprio mondo: un’accademia che difende gli organici delle discipline invece di cambiare prodotto, mentre un’azienda che non vende più bicchieri si mette a fare bottiglie. Il compito della scuola, degli ITS e dell’università, ha aggiunto, non è insegnare competenze destinate a invecchiare in fretta ma allenare alla passione per l’apprendere.
Istituzioni e territorio: «In fondo a un imbuto, non in cima a una piramide»
Nella seconda sessione Raffaele Cattaneo, sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia, ha ricordato che la Silicon Valley prima di diventare tale si chiamava Santa Clara Valley e produceva frutta, per dire che nessun distretto nasce già fatto. Poi ha lanciato il messaggio più diretto della mattinata: un progetto così ha bisogno per metà di competenze tecniche e per metà di competenze relazionali, e chi lo guida non deve pensarsi in cima a una piramide ma in fondo a un imbuto, dove far entrare tutti. Ha chiuso citando il ritardo italiano sull’istruzione terziaria e la quota bassissima di diplomati che sceglie i percorsi tecnici superiori rispetto alla media internazionale.

Il presidente della Provincia Marco Magrini ha rivendicato il ruolo dell’ente e ha portato i numeri della difficoltà di reperimento: secondo i dati che ha citato oggi una impresa su due non trova le figure che cerca, contro una su quattro nel 2017. Ha ricordato il tavolo provinciale su lavoro e formazione, attivo da un anno con sindacati, Confindustria, Camera di Commercio e scuole, nato dalla crisi Beko, e ha citato i sei ITS presenti in provincia e il progetto sperimentale che ha portato a Varese diciotto studenti egiziani in stage, con una parte già assunta dalle imprese locali.
Marco Alparone, vicepresidente e assessore al Bilancio di Regione Lombardia, ha offerto la definizione più efficace della giornata: qui non si apre una scuola di formazione, si costruisce una nuova infrastruttura industriale, dove al centro non c’è la produzione di un prodotto ma il capitale umano. Con un’alternativa secca: se pensi ai luoghi solo come immobili da riqualificare, esce uno sviluppo immobiliare; se li pensi come generatori di valore, serve il coraggio di investirci. Ha poi ripreso la tesi di Caragnano sulle academy legate alle multinazionali, che finiscono quando finisce il ciclo produttivo, e ha insistito su un punto che nessuno può ignorare: la materia prima che rischia di mancare sono i giovani, quindi servono anche upskilling e reskilling di chi è già al lavoro.
Giovanni Brugnoli, past president di Confindustria Varese e presidente della Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy, ha aggiunto la dimensione demografica e internazionale: il record negativo di nascite, gli accordi con i paesi vicini costruiti sulla rete dei salesiani in Egitto e in Etiopia, e un mestiere che oggi viene stravolto ogni tre o cinque anni, con la conseguenza che la formazione continua non è più un’opzione. E una rassicurazione sul territorio: il Varesotto non ha una vocazione unica, sa cambiare pelle proprio perché è multidisciplinare.
L’impresa che ci ha scommesso e i dirigenti
Nella terza sessione Alessandro Bernardini, amministratore delegato di Tecniplast, ha spiegato perché la sua famiglia ha deciso di sostenere il progetto: invece di continuare a lamentarsi che mancano le competenze, si poteva fare qualcosa. Tecniplast non ha solo firmato un assegno, manda i propri dirigenti a fare docenza su miglioramento continuo e sostenibilità e costruisce con la struttura di Sessa corsi tagliati sulle piccole e medie imprese, che hanno più bisogno di competenze e meno organizzazione per gestire la trasformazione industriale.

Francesca Caruso, assessore regionale alla Cultura, ha parlato di sfida culturale: per troppo tempo si sono tenute separate la creatività da una parte e la fabbrica dall’altra, mentre le aziende di oggi sono molto più attrattive di come vengono raccontate. Paola Frassinetti, sottosegretaria all’Istruzione e al Merito, ha ricordato l’investimento del governo sugli ITS Academy e la riforma del 4+2, che consente di accedere ai percorsi tecnici superiori dopo quattro anni di scuola.
Giorgetti: dall’intelligenza artificiale a Taranto
L’ultimo intervento è stato quello del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, che ha iniziato con un’autocritica al proprio mestiere: la politica spende la quasi totalità del suo tempo su piccole bagatelle, tra social e comunicati, mentre il mondo corre a una velocità impressionante. «Noi politici non siamo in spinta, siamo in difficoltà», ha detto, e per questo un’iniziativa che nasce dal basso vale più di quello che possono fare Stato, Regione e Provincia messi insieme.
Sul tema che gli sta più a cuore il tono si è fatto pesante. Pensando a ciò che l’intelligenza artificiale significherà sul piano politico e democratico prima ancora che industriale, ha detto che c’è da rabbrividire, e ha indicato i protagonisti di quella corsa: i grandi colossi privati americani e lo Stato cinese, non il governo italiano e nemmeno quello europeo, ripiegato sulla propria regolazione. La vecchia Europa manifatturiera, secondo la sua lettura, è stretta tra due trasformazioni che arrivano insieme, quella ambientale ed energetica e quella tecnologica, con conseguenze prima economiche e poi politiche: per capire certi risultati elettorali tedeschi, ha aggiunto, basta guardare che cosa sta accadendo alla grande industria tedesca.
La mostra
A chiusura della mattinata gli spazi sono rimasti aperti alle visite e ha aperto la mostra fotografica inedita “What Remains” di Gigi Soldano, organizzata dal fotoclub La Focale di Buguggiate.
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