PGT di Varese, prima serata di Consiglio: sì della maggioranza, opposizioni divise tra critiche di metodo e toni durissimi

l sindaco Galimberti apre i lavori, l'assessore Civati illustra i punti chiave del piano. Poi la parola ai consiglieri: dodici interventi tra maggioranza e opposizione. Domani la discussione degli emendamenti

Consiglio comunale Varese 2021 generiche

Zero consumo di suolo, oltre 300mila metri quadrati di aree risparmiate secondo l’assessore, un Fondo di Quartiere che dovrà restituire ai rioni parte del valore generato dalle trasformazioni urbanistiche: sono questi i punti su cui si è concentrata la prima serata di discussione consiliare sul nuovo Piano di Governo del Territorio di Varese. Un percorso, ha ricordato chi lo ha difeso in aula, aperto formalmente il 1° febbraio 2023 e arrivato oggi all’adozione dopo tre anni di lavoro, 454 contributi raccolti e il confronto con i dodici consigli di quartiere.

Ad aprire la discussione è stato il sindaco Davide Galimberti, che ha inquadrato l’adozione non come un punto d’arrivo ma come l’inizio di una nuova fase. «Vogliamo ascoltare e accogliere tutte le istanze coerenti con le linee guida del nuovo PGT» ha detto il sindaco, spiegando che i sessanta giorni che separano l’adozione dall’approvazione definitiva saranno «Un momento di grandissima partecipazione per tutta la città». Galimberti ha insistito sul concetto di piano come “patrimonio condiviso” e ha rivendicato la coerenza tra le linee guida del nuovo strumento e gli interventi già realizzati negli ultimi anni in città.

Civati: “bisogna riappropriarsi del ruolo politico del pgt”

L’assessore all’Urbanistica e Lavori Pubblici Andrea Civati ha ripercorso i punti cardine del piano, insistendo sulla necessità di “riappropriarsi del ruolo politico” del documento, al di là delle regole tecniche. Secondo Civati il nuovo PGT recupererà oltre 300mila metri quadrati di suolo che il piano vigente destinava all’edificazione — l’equivalente, ha spiegato “per chi fatica a farsene un’idea”, di circa quaranta campi da calcio — senza per questo rinunciare agli investimenti, ma concentrandoli sul patrimonio esistente.

Al centro del suo intervento anche la cosiddetta “città dei 15 minuti” e l’attenzione ai quartieri, sostenuta — ha spiegato Civati — da un fondo dedicato e alimentato dagli oneri derivanti dall’attività edilizia, distinto dalle risorse di bilancio ordinario e ripartito tra i dodici consigli di quartiere. L’assessore ha inoltre richiamato i programmi di premialità sociale per l’edilizia a canone convenzionato e per i servizi rivolti ad anziani, bambini e persone con disabilità. Il suo discorso si è chiuso con i ringraziamenti ai tecnici coinvolti, dal Politecnico di Milano all’Università dell’Insubria, e i consiglieri di maggioranza e opposizione per il confronto di questi anni.

I risultati presentati dalle università

Il professor Andrea Arcidiacono del Politecnico di Milano, che ha curato insieme al suo gruppo di lavoro lo studio alla base del piano, ha richiamato l’impianto delle “cinque città” già presentato pubblicamente lo scorso luglio (se ne può leggere in questo articolo di VareseNews). Nel suo intervento ha insistito sul tema della rigenerazione urbana come risposta necessaria al cambiamento climatico, sulla realizzazione di nuove aree verdi e soluzioni naturali per l’adattamento agli eventi estremi, e su un impianto di incentivi pensato per premiare le trasformazioni con maggiori prestazioni ecologiche.

Il professor Emanuele Boscolo dell’Università dell’Insubria ha inquadrato il piano nel contesto della legge regionale 12 del 2005, sostenendo che serva ormai andare oltre quel riferimento normativo. Ha proposto di non limitarsi a calcolare gli ettari di suolo risparmiato, ma di misurare «Quanti servizi ecosistemici saremo in grado di garantire alle prossime generazioni» richiamando l’articolo 9 della Costituzione. Boscolo ha definito il PGT «Un piano costruito sulla conoscenza» capace di ridurre la discrezionalità delle decisioni urbanistiche, e ha citato le misure di incentivazione sociale rivolte a giovani coppie, studenti fuori sede, infermieri e forze dell’ordine.

Le presentazioni si sono concluse con l’intervento di Gianluca Gardelli, dirigente dell’area Urbanistica e Lavori Pubblici, che ha fatto un excursus dei PGT che ha affrontato nella sua vita professionale, per arrivare a questo.

Dopo le prime presentazioni, è stato poi il turno del dibattito vero e proprio, tra i consiglieri.

Maggioranza: dal metodo al voto favorevole

Il presidente della commissione urbanistica Domenico Marasciulo (PD) ha dedicato il suo intervento a difendere il metodo seguito, respingendo le accuse di un piano “costruito in poche settimane”: ha ricordato che il procedimento è stato avviato il 1° febbraio 2023, che il progetto “Varese e le cinque città” è stato presentato in Consiglio già il 27 febbraio 2024 e che il percorso ha coinvolto la Commissione urbanistica, i dodici consigli di quartiere e gli incontri con le categorie economiche e sociali, oltre alla parallela procedura di Valutazione ambientale strategica conclusa lo scorso luglio. Marasciulo ha inoltre richiamato il contesto normativo europeo e costituzionale — dagli articoli 11 e 191 del Trattato UE agli articoli 9 e 41 della Costituzione — per collocare le scelte del piano dentro una cornice più ampia di quella comunale.

Maria Paola Cocchiere (Varese Praticittà, presidente della commissione Lavori Pubblici) ha parlato invece di “scelta coraggiosa”, indicando nel consumo di suolo zero, nel verde accessibile a tutti i quartieri, nel contrasto alle isole di calore e nel recupero delle aree dismesse i quattro pilastri di questo giudizio. Ha riconosciuto che “tutto è migliorabile”, ma ha annunciato con convinzione il voto favorevole del suo gruppo.

Guido Bonoldi (Lavoriamo per Varese) ha messo l’accento sul legame tra urbanistica e salute pubblica, citando i parametri misurabili su permeabilità e alberature contro le isole di calore, il meccanismo che penalizza l’abbandono prolungato degli immobili dismessi e premia il recupero destinato a housing sociale, e la possibilità di ampliamenti fino a 20 metri quadrati senza deroga urbanistica per le abitazioni di persone con disabilità o anziani.

Maria Grazia D’Amico (Collettiva – Progetto Concittadino) ha espresso “pieno sostegno” all’adozione, definendo il PGT “una scelta politica” più che un atto tecnico. Ha snocciolato i numeri del piano — l’eliminazione di circa 40 ettari di suolo edificabile (400mila metri quadrati) destinati a riforestazione e verde, la depavimentazione di oltre 64 ettari, dieci ambiti di trasformazione e undici aree di rigenerazione urbana — e ha insistito sul Fondo di Quartiere come strumento di “reciprocità” tra trasformazioni e territorio, oltre che sul principio della città dei 15 minuti e sul ruolo delle scuole come poli civici di quartiere.

Giuseppe Pullara (Lavoriamo per Varese – Italia Viva) ha sintetizzato la posizione della maggioranza in una formula: “basta consumo di suolo, sì alla rigenerazione, sì al recupero, sì a una città che cresce dentro se stessa”. Ha difeso il piano anche dal punto di vista economico, definendolo capace di conciliare sviluppo e sostenibilità senza “consumo indiscriminato e rendite senza visione”.

Luca Paris (gruppo misto – Cinque Stelle, maggioranza) ha offerto una lettura più critica pur dentro il voto favorevole: ha osservato che l’approvazione definitiva arriverà, se tutto va secondo i tempi previsti, a ridosso delle prossime elezioni comunali, e che sarà quindi la prossima amministrazione a gestirne l’attuazione. Ha invitato a non leggere il piano in chiave ideologica, definendo la rigenerazione urbana e lo stop al consumo di suolo scelte “quasi obbligate” di fronte alla crisi climatica, pur riconoscendo che una discussione più ampia sarebbe stata utile in anticipo rispetto a questa seduta.

Le opposizioni: tra demografia e toni durissimi

Tra le opposizioni, Matteo Bianchi (Lega) ha detto di aver apprezzato l’analisi tecnica alla base del piano, ma non le conclusioni che ne sono derivate, contestando che il rispetto formale delle procedure sia coinciso con un reale coinvolgimento di stakeholder e cittadini — ha citato come esempio le difficoltà burocratiche incontrate a suo dire dall’imprenditore dell’area ex Aermacchi. Ha insistito soprattutto sul tema demografico, definendo l’urbanistica “anche politica demografica” e chiedendo di affrontare apertamente lo spopolamento di Varese, senza rimuoverlo: il piano andrebbe misurato, ha detto, sulla capacità concreta di attrarre imprenditori e lavoratori attraverso regole chiare e tempi certi. Ha chiuso proponendo uno studio sulla brand reputation della città — ricordando come un tempo Como fosse considerata, sul piano industriale, il contesto meno favorevole rispetto a Varese, mentre oggi la percezione gli pare rovesciata — per evitare che Varese finisca, ha detto, per “accartocciarsi su se stessa”.

Luca Boldetti (Forza Italia) ha definito condivisibile in linea di principio la città dei 15 minuti, ma ne ha messo in dubbio la compatibilità con un trend demografico calante e una densità abitativa bassa; sul Fondo di Quartiere ha espresso cautela per le ricadute sul bilancio, chiedendosi inoltre perché penalizzare chi non riesce a vendere un immobile per mancanza di domanda.

Sulla stessa linea demografica aperta da Bianchi si è inserito Emanuele Monti (Lega), che ha richiamato esplicitamente un articolo di VareseNews sul calo demografico nelle scuole, usandolo come base per sostenere che Varese sia oggi il capoluogo che perde più residenti tra le città sopra i 50mila abitanti, senza che il nuovo PGT offra a suo giudizio risposte concrete al fenomeno. Ha parlato di un piano che manca di una vera prospettiva di sviluppo e rilancio, citando il basso investimento immobiliare pro capite di Varese rispetto ad altre città lombarde come sintomo di questa debolezza, e ha criticato il sistema delle monetizzazioni previsto dal piano, definendolo poco trasparente nei criteri e capace di lasciare margini di discrezionalità troppo ampi nelle mani del sindaco. Ha chiuso con una nota più personale, annunciando l’impegno — suo e dei colleghi di gruppo — a confrontarsi direttamente con i cittadini nelle prossime settimane per spiegare gli effetti concreti del piano sui quartieri, e con un rammarico politico: il timore che, chiunque vinca le prossime elezioni comunali, si debba comunque “ripartire da zero” nel ridefinire le regole di un piano che porta già l’impronta forte dell’attuale amministrazione.

Ad usare i toni più duri della serata è stato però Stefano Angei (Lega) parlando di un piano che “non è uno strumento di sviluppo” ma un “atto di arroganza” della giunta uscente, e contestando in particolare il Piano dei Servizi, definito privo di una vera programmazione. Ha criticato la gestione del decoro urbano cittadino e annunciato un pacchetto di emendamenti presentato dal suo gruppo come “atto di accusa politica” più che come reale possibilità di modifica del piano.

Salvatore Giordano per Fratelli d’Italia ha lamentato la mancanza di tempo per un esame più approfondito del piano e l’assenza, a suo avviso, di una visione strategica capace di rendere Varese più attrattiva per gli investimenti, soprattutto nelle aree più periferiche. Mentre il suo collega di partito Eugenio De Amici ha concluso la serata con un dubbio inquietante: ha espresso infatti il timore che le nuove norme nate dal PGT in discussione provochino una possibile “paralisi” applicativa per i cittadini, osservando che gli ordini professionali non si sono ancora espressi nel merito. Per questo ha auspicato correzioni operative in fase di discussione degli emendamenti.

Seconda serata il 2 settembre alle 20.45

La discussione prosegue questa sera, 2 settembre, alle 20.45, quando il Consiglio comunale esaminerà i 66 emendamenti e 3 ordini del giorno presentati.

LO STREAMING INTEGRALE DELLA PRIMA SERATA

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Stefania Radman
stefania.radman@varesenews.it

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Pubblicato il 02 Settembre 2026
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