A villa Recalcati la storia della Torre Velasca: “Tra cantiere storico e restauro, un’opera che continua a far scuola”
Ottima partecipazione nella sala della Provincia per l’incontro dell'Ordine degli Architetti. Il racconto tra la nascita dell'edificio, l'imponente restauro e la storia della mitica "Maniglia Velasca"
Un’importante cornice di pubblico ha riempito la sala convegni della Provincia di Varese a Villa Recalcati per l’incontro dedicato alla Torre Velasca, il celebre edificio monumentale di Milano, promosso dall’Ordine degli Architetti di Varese nell’ambito della rassegna Olivari Openings. La serata, organizzata dall’ordine degli Architetti di Varese è stata aperta dai saluti istituzionali dei presidente della commissione design Giorgio Caporaso e dalla presidente della commissione Giovani e Strumenti Innovativi Michela Nurra.
A far entrare i presenti nel vivo del progetto dello Studio BBPR e dell’ingegner Arturo Danusso è stato lo storico dell’architettura Stefano Suriano, che ha delineato la straordinaria modernità dell’edificio sia sul piano delle soluzioni costruttive sia su quello della valenza sociale. Suriano ha ricordato come la Velasca non rappresentasse soltanto una sfida ingegneristica, ma un vero e proprio modello abitativo innovativo per l’epoca: oltre a coniugare tre strutture diverse – commerciale, uffici, abitativo – all’interno della torre trovarono infatti spazio anche soluzioni residenziali di taglio contenuto, come i bilocali da 40 metri quadri, una scelta fortemente rivoluzionaria rispetto agli standard e alle abitudini dell’abitare nel centro cittadino del dopoguerra.

Il focus si è poi spostato sul presente e sul futuro del monumento moderno grazie all’intervento dell’architetto Giacomo Albo, che ha approfondito le complesse fasi della ristrutturazione condotto tra il 2021 e il 2025, documentando con migliaia di foto – richieste dall’ultimo acquirente – la lunga fase del cantiere. Un’operazione di riadattamento ai tempi contemporanei condotta con estremo rispetto per la struttura originale, attraverso uno sforzo economico imponente che ha visto i costi di riqualificazione duplicare la cifra originaria di acquisto dell’immobile, pari a 150 milioni di euro. Come ha spiegato Albo, la chiave del progetto è stata la filologia: prima di avviare i lavori si è proceduto a un minuzioso inventario di tutto ciò che si trovava all’interno della torre, ripristinando poi però gran parte degli elementi originali — dalle boiserie ai dettagli storici delle scale — nel segno della massima fedeltà al disegno originario.
A chiudere l’incontro è stato l’ingegner Antonio Olivari, dell’omonima azienda, che ha raccontato un aneddoto legato a un elemento di dettaglio diventato leggendario: le maniglie delle porte dell’edificio. Disegnate negli anni ’50 da due icone del design e dell’architettura come Gio Ponti e Lodovico Barbiano di Belgiojoso (membro dello studio BBPR), queste maniglie mostravano una struttura talmente moderna, plastica ed esclusiva da essere ribattezzate e conosciute da allora semplicemente come “Maniglia Velasca”. Prodotte dall’azienda Olivari, sono rimaste in catalogo per quasi cinquant’anni, fino al 2005, a testimonianza di come il grande progetto della torre milanese abbia saputo incidere sull’architettura partendo proprio, letteralmente, dal gesto di aprire una porta.
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