“Carlo Lucchina un civil servant”: Villa Recalcati ha ricordato il manager e l’uomo
La mattinata si è aperta con l’intitolazione a Lucchina dell’ufficio del direttore generale della Provincia. Poi le testimonianze di amici, colleghi e rappresentanti delle istituzioni. Nicoletta Caverzasio Ferloni: «Dietro quell’uomo apparentemente duro c’era un cuore tenerissimo»
Una sala gremita, persone in piedi e la sala consiliare collegata in videoconferenza per accogliere chi non era riuscito a trovare posto. Villa Recalcati ha ricordato sabato 3 ottobre Carlo Lucchina, il manager varesino che ha legato una parte importante della propria vita professionale alla Provincia di Varese e, successivamente, alla sanità lombarda. La mattinata dal titolo “Carlo Lucchina. L’uomo oltre il manager”, è stata organizzata da Varese per l’Oncologia ODV, associazione che Lucchina aveva guidato fino alla sua scomparsa nel 2024.
L’ufficio del direttore generale intitolato a Carlo Lucchina
Il primo momento della mattinata si è svolto proprio nei luoghi nei quali Lucchina aveva lavorato. L’ufficio del direttore generale della Provincia è stato intitolato alla sua memoria, con la scopertura della targa da parte della moglie e della figlia.
Un gesto simbolico che ha riportato Lucchina là dove aveva iniziato una parte fondamentale del proprio percorso nelle istituzioni. Da Villa Recalcati è poi approdato alla guida dell’Ospedale di Circolo e quindi ai vertici della sanità di Regione Lombardia, dove dal 2003 al 2013 ha ricoperto l’incarico di direttore generale della Sanità.
Nicoletta Caverzasio Ferloni: «Sembrava burbero, in realtà aveva un cuore tenerissimo»
Ad aprire i ricordi è stata Nicoletta Caverzasio Ferloni, presidente di Varese per l’Oncologia. Ha spiegato fin dalle prime battute lo spirito della giornata: non tanto una cerimonia istituzionale, quanto «un incontro fra amici».
Caverzasio Ferloni ha ricordato anche i primi incontri con Lucchina nell’associazione: «Quando arrivò come presidente eravamo tutti terribilmente intimoriti. Al primo direttivo nessuno parlava. A un certo punto si fermò e disse: “Ma voi mi sentite quando parlo o siete sordi?”».
Dietro quel carattere deciso, ha raccontato, c’era però un’attenzione particolare alle persone: «L’uomo che sembrava così burbero, così duro, in realtà aveva un cuore tenerissimo». E soprattutto non perdeva mai di vista il significato ultimo delle decisioni prese nella sanità: i pazienti. «Non ha mai, mai e poi mai perso di vista quello che era il suo obiettivo: occuparsi delle persone, soprattutto delle persone più deboli e fragili».
Da qui il significato che Varese per l’Oncologia ha voluto attribuire alla giornata: fare in modo che la targa, appena scoperta, non rimanga soltanto un ricordo, ma diventi un richiamo a un modo di intendere il ruolo del dirigente pubblico: «Si può essere manager competente, preparato, rigoroso, a volte anche duro, ma avendo sempre presente che stiamo parlando di persone».
Giorgetti: «Un servitore dello Stato. Questa sala conferma il prestigio che aveva conquistato»

Molto personale il ricordo del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha voluto precisare di essere intervenuto non tanto nelle vesti di ministro, quanto come persona che aveva incrociato Lucchina molti anni prima proprio in Provincia.
Giorgetti ha raccontato un rapporto nato negli anni Novanta, inizialmente da posizioni differenti, e diventato presto una relazione di reciproca stima. Di Lucchina ha ricordato soprattutto il pragmatismo: arrivava con un problema, ma spesso «avendo già l’idea della soluzione».
Per descriverlo Giorgetti ha richiamato il concetto anglosassone del civil servant, il servitore dello Stato: una persona capace di mettere competenze e responsabilità al servizio delle istituzioni. «Lucchina è stato una persona che ha servito enormemente bene la cosa pubblica nei diversi luoghi dove è stato chiamato». E ha indicato proprio la partecipazione alla mattinata come una dimostrazione concreta: «Credo che questa sala confermi il prestigio maturato da Carlo Lucchina».
Il ministro ha concluso ricordando l’ultima telefonata ricevuta da Lucchina, che gli chiedeva di trovare il tempo, in mezzo agli impegni della legge di bilancio, per partecipare al ventennale di Varese per l’Oncologia. Un ultimo segno, ha sottolineato Giorgetti, dell’attaccamento di Lucchina alle realtà nelle quali aveva scelto di impegnarsi.
Fontana: «Sapeva tutto. La sua preoccupazione era che nessuno rinunciasse a curarsi»

Anche il presidente della Regione Attilio Fontana ha ripercorso una conoscenza nata ai tempi della Provincia e proseguita negli anni della sanità regionale. Ha ricordato in particolare la preparazione di Lucchina, accostandolo a Nicola Sanese: «Persone alle quali non serviva anticipare l’argomento di un incontro, perché conoscevano già i problemi nei dettagli».
Fontana ha poi richiamato uno degli aspetti che più stavano a cuore a Lucchina: la difesa del sistema sanitario pubblico e della possibilità di accesso alle cure. «Era orgoglioso della sanità italiana e della sanità lombarda», ha ricordato. La preoccupazione che lo accompagnava era soprattutto una: «L’idea di sapere che un cittadino rinuncia a curarsi perché la sanità non è in grado di curarlo». Per evitare che questo accadesse, ha aggiunto Fontana, «lavorava, si impegnava ed era prodigo di consigli».
Magrini e il legame con Villa Recalcati
Il presidente della Provincia Marco Magrini ha riportato il ricordo al legame profondo tra Lucchina e Villa Recalcati, ma anche agli anni più difficili dell’emergenza Covid, quando l’esperienza e il sostegno dell’ex direttore furono ancora una volta messi a disposizione delle istituzioni.
Bertolaso e quelle notti durante la campagna vaccinale
Anche nel ricordo dell’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso è tornato il periodo della pandemia e, in particolare, l’organizzazione della campagna vaccinale del 2021.
Bertolaso ha raccontato le lunghe notti trascorse in collegamento con Lucchina ed Enrico Pazzali, quando bisognava costruire rapidamente un’organizzazione capace di vaccinare per primi gli over 80. «Abbiamo trascorso praticamente tutte le notti in video call, fino alle due, alle tre, alle quattro del mattino, a cercare di capire che cosa dovevamo mettere in piedi per il giorno successivo».
Di Lucchina ha ricordato la determinazione e la chiarezza delle idee, definendolo una figura che ha segnato profondamente l’organizzazione della sanità lombarda.
Una Villa Recalcati gremita: sanità, istituzioni e tanti colleghi
A raccontare forse più di ogni discorso ciò che Carlo Lucchina ha rappresentato è stata però la partecipazione. Una presenza trasversale, dal mondo sanitario a quello istituzionale e politico. Tra gli altri erano presenti il direttore generale dell’Asst Sette Laghi Mauro Moreno, il direttore sociosanitario Giuseppe Calicchio, il direttore generale di Ats Insubria Salvatore Gioia insieme al direttore sanitario Giuseppe Catanoso, la presidente della Scuola di Medicina dell’Università dell’Insubria Francesca Rovera, il direttore della Chirurgia generale Eugenio Cocozza e il direttore della Terapia intensiva pediatrica Andrea Ambrosoli, insieme a numerosi medici che negli anni avevano lavorato con Lucchina.
In sala anche il sindaco di Varese Davide Galimberti, il prefetto Salvatore Pasquariello e il sottosegretario regionale Raffaele Cattaneo, oltre a numerosi rappresentanti delle istituzioni e dell’associazionismo.
Una partecipazione che ha dato concretezza alle parole pronunciate durante la mattinata: il ricordo non soltanto del dirigente e del manager, ma dell’uomo che, nei diversi ruoli ricoperti, aveva costruito rapporti professionali e personali destinati a durare ben oltre gli incarichi.
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