Fim Cisl dei Laghi: “L’inclusione non termina con un’assunzione”
Il Consiglio generale dei metalmeccanici della Cisl mette al centro disabilità, lavoro e cura. Aloisio segretario Fim Cisl dei laghi: "I diritti non possono far sentire in colpa". Uliano segretario nazionale: "Il nostro compito è generare giustizia sociale nei luoghi di lavoro"
Portare l’inclusione fuori dai codici etici e dai bilanci di sostenibilità delle aziende per farla entrare davvero nelle fabbriche. Nei permessi, nell’organizzazione del lavoro, nell’abbattimento delle barriere, nella possibilità di assistere un figlio o un genitore senza essere considerati lavoratori meno disponibili degli altri.
È la sfida lanciata dalla Fim Cisl dei Laghi nel Consiglio generale che si è tenuto il 2 ottobre a Turate, insieme alla Fnp Cisl dei Laghi, sotto un titolo che è già una dichiarazione d’intenti: “L’inclusione non è un espediente. È un diritto”.
STORIE VERE
Una mattinata costruita non soltanto sugli interventi sindacali, ma sulle storie. Ad aprire il confronto è stato infatti lo spettacolo teatrale “E li chiamano ragazzi speciali…”, di e con Giambattista Anastasio e Alessandro Smorlesi. Vicende reali di diritti negati alle persone con disabilità e alle loro famiglie, utilizzate come punto di partenza per interrogarsi su cosa possa fare concretamente il sindacato.
La tavola rotonda successiva non a caso aveva per titolo “Dalle storie reali alla contrattazione quotidiana”.

LA CONTRATTAZIONE AZIENDALE
Il terreno indicato dalla Fim è soprattutto quello della contrattazione aziendale. Perché la fragilità, quando entra in fabbrica, può assumere la forma di un lavoratore con disabilità, ma anche quella di una madre o di un padre che deve assistere un figlio, oppure di chi si trova a prendersi cura di un genitore non più autosufficiente. «Perché mai l’esercizio di un proprio diritto contrattuale deve farci sentire in colpa o in difetto?», ha chiesto Gennaro Aloisio aprendo i lavori.
Il riferimento è a chi deve ricorrere più frequentemente ai permessi e finisce per essere percepito dall’azienda come meno “disponibile”, ma anche agli atteggiamenti che possono nascere tra gli stessi colleghi. Per Aloisio la risposta deve arrivare anche dagli accordi aziendali, costruendo veri e propri «paracaduti» per chi ha persone da accudire o vive direttamente una disabilità, senza costringerlo a scegliere tra lavoro e famiglia.
LAVORATORI E PENSIONATI
Il Consiglio generale ha messo così allo stesso tavolo lavoratori attivi e pensionati. Dario Grilanda, segretario generale della Fnp Cisl dei Laghi, ha richiamato il ruolo della contrattazione sociale con i Comuni su servizi, assistenza domiciliare, sanità, tributi locali, abitare e trasporti. Roberto Pagano, della Fnp, ha invece insistito sulla necessità di superare le divisioni tra categorie e rafforzare quella continuità associativa che può permettere a competenze ed esperienze maturate in fabbrica di non andare perdute con la pensione.
Uno dei passaggi più delicati è quello tra scuola e lavoro. Giulia Messori di IAL Lombardia ha raccontato i percorsi di formazione e accompagnamento delle persone con disabilità, mettendo in evidenza le difficoltà che ancora si incontrano nel trovare imprese disponibili a valorizzare capacità e talenti differenti. IAL, ha spiegato, lavora sia con le scuole sia con le aziende proprio per costruire quel ponte che spesso manca quando termina il percorso scolastico.
Il segretario regionale della Fim Mirko Dolzadelli, ha ricordato a tutti una cosa importante: «Noi abbiamo bisogno di rispondere in modo concreto alle istanze della nostra gente, partendo dagli ultimi. Noi siamo giustizia insieme perché siamo sindacato».
Dal territorio sono arrivate altre testimonianze. Bruno Carioni, presidente di Anteas Varese, ha raccontato il lavoro dei volontari nei trasporti delle persone fragili, mettendo in luce una contraddizione concreta: avere diritto a una cura non basta se poi non si hanno i mezzi per raggiungere il luogo dove riceverla.
UNA PARTECIPAZIONE CORALE
Alla giornata hanno partecipato il segretario generale della Fim Cisl Ferdinando Uliano. Albino Gentile, referente organizzativo di Varese, che ha portato nel dibattito una vita trascorsa nella scuola, osservatorio privilegiato di una giustizia sociale che troppo spesso resta sulla carta, tra diritti riconosciuti e leggi non pienamente attuate, e tanti rappresentanti sindacali delle aziende di Como e Varese affiancati dagli studenti dell’istituto San Carlo Orsoline di Saronno.
Aloisio ha affidato soprattutto ai delegati il compito di riportare il confronto dentro le aziende. «Essere critici ma costruttivi è la differenza che ci fa crescere come cittadini e come lavoratori», ha detto, invitandoli a non fermarsi davanti a un’assenza o a una richiesta di permesso, ma a comprenderne le ragioni. La contrattazione di secondo livello, ha sottolineato, può mantenere diritti uguali per tutti e contemporaneamente prestare maggiore attenzione a chi vive condizioni più difficili.
GENERARE GIUSTIZIA SOCIALE NEI LUOGHI DI LAVORO
A chiudere la mattinata è stato Ferdinando Uliano, che più di conclusioni ha voluto parlare della prosecuzione di un lavoro. «La giornata di oggi deve continuare con le azioni quotidiane», ha detto. Per il segretario nazionale della Fim il compito del sindacato è «generare giustizia sociale nei luoghi di lavoro» e la qualità della contrattazione si vede anche quando riesce a dare una risposta al problema di una sola persona.
Uliano ha ricordato esperienze concrete, dalle mappe delle barriere architettoniche realizzate nelle fabbriche alle richieste rivolte alle imprese per rendere realmente accessibili mensa e ambienti di lavoro. Perché l’inclusione non termina con un’assunzione, ma significa anche accompagnare la persona nel tempo e costruire relazioni e ambienti capaci di accoglierla. È qui che il titolo scelto dalla Fim Cisl dei Laghi torna al punto di partenza. L’inclusione non può essere una concessione né una dichiarazione di principio. Se è un diritto, deve diventare contrattazione quotidiana.
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