“Musica Alta” anticipa l’album di Marco Male inseguito per un quasi decennio

Il rapper di Malnate pubblica il nuovo singolo insieme a Fre e si prepara all'uscita del suo nuovo album, atteso per il 23 ottobre. Un anno di lavoro tra gli studi di DJ Telaviv, i sentieri del Sacro Monte, i ritorni nei luoghi delle origini e una promozione che porterà il progetto in tutta la provincia. "Questo disco mi ha tolto il sonno. Ho capito che era arrivato il momento di farlo e mi ci sono buttato dentro completamente"

marco male musica alta

La prima volta che abbiamo intervistato Marco Male era l’estate del 2020. Per molte persone quella strana estate era un periodo di ricostruzione. La pandemia aveva stravolto abitudini e prospettive, per lui stava iniziando una fase nuova della sua vita e del suo percorso artistico. In quell’occasione ci aveva raccontato la scelta di ripartire da solista, di rimettere la musica al centro “dopo qualche errore” (concedeteci un eufemismo) e di provare a costruire qualcosa che avesse finalmente il suo nome, il suo volto e la sua direzione.

L’ultima volta che ci siamo trovati a parlare era stata invece a Materia, nella primavera del 2025 per  una chiacchierata insieme ai Time Travelers sulla scena rap varesina, sui cambiamenti del territorio e su quel fermento musicale che negli ultimi anni ha riportato movimento attorno a Varese. Vista oggi, quella serata assume un significato diverso. Perché, ci racconta il rapper di Malnate, è proprio da lì che nasce l’album, il cui titolo è ancora (concedeteci questa volta un disfemismo) “sotto embargo“, che sta per vedere la luce.

«Subito dopo quell’incontro ho capito che era arrivato il momento – spiega . Ho smesso di pensare ai singoli e ho iniziato a lavorare a un disco. Era una cosa che avevo dentro da dieci anni. Dai tempi dei master continuavo a rimandare perché non sentivo di avere ancora qualcosa di davvero completo da dire. A un certo punto ho capito che era arrivata l’ora di mettermi lì e farlo».

Dodici mesi dopo quel momento è arrivata un’anteprima: Musica Alta, il nuovo singolo pubblicato nei giorni scorsi e primo tassello di un progetto molto più ampio che culminerà il prossimo 23 ottobre, giorno del compleanno del rapper malnatese. Quando parla di questi ultimi mesi, Marco Male descrive una sensazione che oscilla continuamente tra entusiasmo e pressione.

«Sono in fibrillazione – confessa, ricordandoci l’antica regola della musica underground: do it yourself -. C’è caos, c’è ansia. Fare un disco da indipendente è una macchina enorme. Quando non hai un’etichetta o un management devi occuparti davvero di tutto. Devi scrivere, registrare, organizzare la promozione, programmare le uscite, parlare con le persone, seguire i social, pensare ai video. Lo sapevo prima di iniziare, ma adesso che ci sono dentro capisco ancora meglio cosa significhi. Però sono contento. Questa fatica volevo farla. Se decidi di affrontare una cosa del genere devi accettare tutto il pacchetto».

Il disco è stato realizzato insieme a una squadra volutamente ridotta. Da una parte DJ Telaviv, dj di Emis Killa, dall’altra Simone Lanza, figura che ha accompagnato il progetto durante tutta la sua evoluzione. «Alla fine siamo stati davvero in pochi a lavorarci. Il disco è stato registrato e mixato negli studi di DJ Telaviv. Questo è il nucleo del progetto. Mi piaceva l’idea di avere poche persone attorno e concentrare tutte le energie sulle canzoni: un team davvero piccolo, ma consapevole».

Canzoni che, spiega, sono nate durante un anno molto particolare, scandito da rinunce, riflessioni e momenti di isolamento: «Ho sacrificato parecchio tempo per questo lavoro. Ho ridotto le uscite, ho eliminato “un sacco” di distrazioni e mi sono concentrato quasi esclusivamente sul disco. Ci sono state notti in cui non riuscivo a dormire perché continuavo a pensare ai pezzi. Volevo che fosse fatto bene, senza scorciatoie. Per questo dico che è un disco costruito con il sangue, con il sudore e con la testa».

Parole che trovano riscontro anche nell’ambizioso titolo del primo singolo estratto dall’album (così come anche in diverse barre del brano, in cui si fa esplicitamente alla rivincita): Musica Alta, una delle canzoni più personali dell’intero progetto. Un brano che mette insieme passato e presente, provando a dare un senso a un percorso artistico e umano che dura ormai da anni. «È uno spaccato di quello che è stato e di quello che è oggi. Ci sono tante cose della mia vita. Ci sono errori, cambiamenti, persone che hanno lasciato qualcosa e momenti che ti formano. Si parla anche di alcune esperienze difficili che ho vissuto anni fa, ma il punto non è quello. Non volevo fare un disco che ruotasse attorno a quelle cose. Mi interessava raccontare cosa rimane dopo. Cosa impari. Cosa ti porti dietro».

Nel brano compare anche Fre, voce conosciuta all’interno della scena varesina e presenza centrale nelle armonizzazioni e nel ritornello: «Volevo una persona che mi conoscesse davvero. La sua voce aggiunge una parte melodica importante e porta anche una prospettiva diversa rispetto alla mia. Era la persona giusta per questa canzone e per il messaggio che volevo trasmettere».

resta profondamente legato al territorio. Le immagini sono state girate alla Schiranna, sulle rive del lago di Varese. Una scelta che riflette il rapporto che l’artista continua ad avere con la provincia e con i luoghi che hanno accompagnato tutta la sua crescita.

Nel corso della conversazione, infatti, i riferimenti geografici tornano continuamente. Malnate, Varese, il Sacro Monte, Castiglione Olona, Busto Arsizio. Più che una semplice ambientazione, sembrano diventare parte integrante del racconto: «Ci sono due momenti che ricordo benissimo mentre stavo lavorando al disco. Uno è al Sacro Monte, tra novembre e dicembre. Stavo camminando da solo e ho preso una stradina diversa da quella che facevo sempre. A un certo punto mi sono ritrovato davanti una vista completamente nuova. L’altro momento è stato in Sicilia, sulle montagne sopra Barcellona Pozzo di Gotto. Da lì vedevo lo Stretto, vedevo la Calabria. In entrambi i casi ho avuto la sensazione di guardare le cose da una prospettiva diversa. È difficile da spiegare, ma sono immagini che sono finite dentro il disco».

 

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A queste immagini si aggiunge poi il ritorno nei luoghi delle origini, quelli in cui era iniziata la sua storia musicale: «Sono tornato nel vecchio quartiere. Ho rivisto posti che non frequentavo da tempo, ho rivisto lo studio dove eravamo cresciuti artisticamente e dove erano nati alcuni dei primi progetti importanti. Sentivo il bisogno di fare questo giro. A volte per capire dove stai andando devi tornare a vedere da dove sei partito. Questo disco nasce sulle macerie del mio passato. Non perché sia un disco nostalgico. Anzi. Semplicemente avevo bisogno di guardare tutto quello che è successo negli ultimi anni e trasformarlo in qualcosa di nuovo. Per me è stato un modo per fare ordine».

Se la scrittura rappresenta il cuore del progetto, la promozione racconta invece un’altra caratteristica del carattere di Marco Male: la volontà di mettere la faccia sulle cose che fa. Per questo motivo l’uscita del disco sarà accompagnata da una serie di iniziative distribuite tra Varese e provincia. «Mi interessano relativamente i ricavi degli streaming. Quello che mi interessa davvero è che le persone ascoltino queste canzoni. Per questo sto cercando di portare il disco in posti che la gente frequenta davvero. Mi piace l’idea che qualcuno possa imbattersi in questo progetto andando al lavoro, tornando da scuola o entrando al cinema».

L’idea è quella di accompagnare il disco per mesi e non soltanto per poche settimane. «Non la vedo come una corsa di cento metri. La vedo più come una maratona. Voglio che il disco abbia il tempo di respirare. Per questo continueranno a uscire videoclip anche dopo la pubblicazione. Mi piacerebbe che le canzoni avessero una vita lunga».

Intanto Musica Alta continua a raccogliere ascolti anche su riviste specializzata e a lasciare intravedere soltanto una parte di quello che arriverà. Del disco Marco Male parla con entusiasmo, ma continua a custodire alcuni dettagli. Il titolo non è stato ancora annunciato pubblicamente e diversi brani sono stati ascoltati soltanto da una cerchia ristretta di persone. «Li ho fatti sentire in cuffia a pochissimi. Mi interessava osservare le reazioni. Ho visto emozione vera, ho visto persone commuoversi e per me è stata una soddisfazione enorme. In quel momento ho capito che forse ero riuscito a trasmettere qualcosa».

Per il resto bisognerà attendere ancora qualche settimana. Il 23 ottobre uscirà l’album completo insieme al videoclip della title track. Sarà il momento in cui troveranno una collocazione definitiva tutte le immagini, i luoghi e le storie che oggi emergono soltanto a frammenti: i dieci anni passati dai tempi dei Master, le passeggiate al Sacro Monte, il viaggio in Sicilia, il ritorno nel vecchio quartiere, le notti passate negli studi di DJ Telaviv e quel bisogno di fermarsi per capire quale direzione prendere.

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Marco Tresca
marco.cippio.tresca@gmail.com

 

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Pubblicato il 03 Ottobre 2026
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