Varese saluta Massimiliano Milani: “Nostro padre era così normale da essere straordinario”
Nella cerimonia laica il ricordo della moglie Simonetta, dei figli, dei nipoti, degli amici e dei colleghi: quasi ottant’anni raccontati attraverso la famiglia, la medicina, la montagna e una naturale attenzione per gli altri
Una sala piena di familiari, amici, colleghi e persone incontrate in una lunga vita da medico. È stato un saluto corale quello a Massimiliano Milani, il ginecologo varesino morto tragicamente in Germania dopo essere stato investito da un’auto. Una cerimonia laica voluta dalla famiglia per accompagnarlo nell’ultimo viaggio, ma soprattutto per raccontare la sua vita senza lasciare che fosse il modo drammatico in cui è terminata a definirla.
Investito in Germania, è morto il ginecologo varesino Massimiliano Milani
Ad accompagnarlo nel commiato la moglie Simonetta, i figli Michele e Matteo con le loro famiglie, i nipoti Cecilia, Francesco e Giacomo, la sorella Marinella e le tante persone che negli anni hanno condiviso con lui un pezzo di strada. «Quando una morte arriva lontano da casa in circostanze drammatiche, lascia dietro di sé non soltanto dolore, ma anche incredulità, domande, pensieri che continuano a tornare», è stato ricordato all’inizio della cerimonia.
Una vita che non può essere riassunta nella sua fine
Il senso del commiato è stato racchiuso fin dalle prime parole in un pensiero semplice: una vita non può essere riassunta nel modo in cui finisce. Per questo, dopo i giorni segnati dalla notizia dell’incidente in Germania e dall’attesa, il funerale è diventato soprattutto il momento per restituire a Max Milani la sua storia: quella del medico, del marito, del padre e del nonno, dell’amico curioso e ironico, appassionato di cultura, viaggi e montagna.
Milani aveva studiato al liceo classico Ernesto Cairoli di Varese, scuola alla quale era rimasto molto legato, per poi scegliere Medicina e laurearsi a Pavia. Dopo il servizio militare come ufficiale medico aveva cominciato a lavorare all’Ospedale di Circolo, proseguendo la formazione e specializzandosi prima in angiologia e chirurgia vascolare e successivamente in ostetricia e ginecologia. La medicina sarebbe diventata una parte fondamentale della sua vita. Per molti anni aveva lavorato tra l’Ospedale di Circolo e l’Ospedale Del Ponte di Varese, accompagnando generazioni di donne e famiglie. Anche dopo la pensione aveva continuato a esercitare la professione. A raccontare il suo modo di essere medico ci sono anche il volontariato e l’esperienza vissuta in Eritrea durante una missione umanitaria. Esperienze diverse, unite dallo stesso atteggiamento: mettere a disposizione degli altri quello che sapeva fare.
Quasi sessant’anni accanto a Simonetta
Al centro della vita di Max c’era soprattutto la famiglia. Con Simonetta si erano conosciuti a Capodanno del 1968 e nel 1972 si erano sposati a Varese. Quasi sessant’anni di vita condivisa, fatta di famiglia ma anche di una profonda intesa, della passione comune per il teatro, il cinema, le mostre e i viaggi. Dal loro matrimonio sono nati Michele e Matteo, a un anno di distanza l’uno dall’altro. Poi sono arrivati i nipoti Cecilia, Francesco e Giacomo. Proprio i nipoti occupavano uno spazio speciale nella sua vita. Da ginecologo abituato per decenni ad accompagnare la nascita dei bambini, Max aveva avuto anche la possibilità di essere presente alla nascita dei suoi nipoti: un ricordo diventato ancora più prezioso per la famiglia.

“Nostro padre era così normale da essere straordinario”
Tra i momenti più intensi del funerale c’è stato il ricordo dei figli. Un racconto costruito non attraverso gesti eccezionali, ma con le piccole cose di ogni giorno. «Nostro padre era una persona normale, normale nella migliore accezione che si possa intendere», hanno ricordato. C’era il medico che lavorava molto e tornava a casa stanco, ma trovava comunque il tempo per giocare con i figli. C’era il padre che li accompagnava e andava a riprenderli dagli allenamenti, quello che trasmetteva il senso del dovere e del sacrificio senza far mancare alla famiglia vacanze, viaggi e occasioni per stare insieme.
C’era poi l’uomo che amava stare in compagnia, ridere e scherzare, sciare con gli amici, guardare una partita, il ciclismo o le Olimpiadi. E ancora l’arte, l’architettura, la musica, il teatro e il cinema: passioni che aveva trasmesso ai figli non imponendole, ma semplicemente condividendo il proprio entusiasmo.
«Nostro padre era così normale da essere straordinario. Era altruista, gentile, disponibile, generoso, discreto, simpatico, ironico, scherzoso, fiero e sempre entusiasta», hanno detto i familiari nel loro saluto. Una normalità fatta anche di difetti e abitudini diventate oggi ricordi familiari: le commissioni rimandate, il telefono tenuto silenzioso e le chiamate perse, le raccomandazioni a coprirsi appena arrivava un po’ di freddo. Dettagli apparentemente piccoli, quelli che alla fine raccontano una persona più di molte definizioni.
La cura come modo di stare al mondo
Una parola è tornata più volte nei ricordi: cura. Non soltanto quella esercitata in ospedale. Per chi lo ha conosciuto, prendersi cura degli altri era un tratto della personalità di Milani. I figli hanno ricordato le volte in cui lo vedevano tornare in ospedale fuori turno per una visita in più, per assicurarsi delle condizioni di una paziente dopo un intervento o semplicemente per offrire una parola capace di rassicurare. Lo stesso ricordo è arrivato dai colleghi. Uno di loro ha raccontato un professionista capace di far sentire accolto chi lavorava al suo fianco, che non alzava la voce e che con il suo carattere riusciva spesso a stemperare le inevitabili tensioni della vita ospedaliera.
«Vedeva più che la paziente, vedeva la persona e l’accompagnava fino in fondo», è stato ricordato durante la cerimonia. Un “signor medico”, ma anche «un medico signore». Tra le persone presenti c’era anche chi, molti anni fa, proprio il dottor Milani aveva contribuito a far venire al mondo.
Il ricordo di chi lo ha conosciuto
Gli amici, la montagna e quell’ironia che non lo abbandonava
Nei ricordi degli amici è tornato anche il Max delle vacanze, delle sciate, delle partite, dei musei, delle discussioni di politica, cinema e libri. La montagna era una delle sue grandi passioni. Inverno ed estate, negli anni era diventata una presenza costante, tra sci con gli amici e passeggiate con Simonetta. Altri hanno ricordato il ragazzo degli anni del liceo, le giornate passate insieme a studiare e preparare le interrogazioni, ma anche le vacanze organizzate con pochi mezzi e molta voglia di partire. Episodi raccontati durante il funerale con il sorriso, perché l’ironia era uno dei tratti che più facilmente vengono associati al suo nome. E poi gli amici di una vita, quelli con cui condividere una cena, un libro appena scoperto, una mostra, una partita o semplicemente una conversazione.
La morte improvvisa di Massimiliano Milani ha interrotto una vita ancora piena di progetti, viaggi da fare e momenti familiari da aspettare. Il funerale, però, ha provato a spostare lo sguardo dalla tragedia a tutto ciò che c’era stato prima. «La morte stabilisce un confine reale e doloroso, ma non cancella ciò che è stato dato e ricevuto», è stato ricordato durante la cerimonia. Ed è probabilmente questo il filo che ha unito i tanti interventi: Max medico e Max padre, il marito, il nonno, il fratello, lo zio e l’amico erano, in fondo, la stessa persona. Un uomo che per quasi ottant’anni ha costruito relazioni attraverso quella che i suoi familiari hanno chiamato semplicemente “cura”. Una parola che ha attraversato la sua professione e la sua vita privata e che, nel giorno dell’ultimo saluto, è tornata nelle storie di chi lo ha conosciuto.
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