Speciale elezioni - l'Agorà di varesenews
Quale sinistra dopo il 13 maggio 2001 ?

I risultati delle recenti elezioni politiche, nella misura in cui sono indicativi di spostamenti nei rapporti di forza tra le classi, non segnano, per l’essenziale, alcuna svolta. La vittoria del centro-destra, con la netta preminenza ormai assunta al suo interno da Forza Italia e da Alleanza Nazionale e con la riduzione della Lega a satellite ‘padano’ dello stesso , rispecchia una egemonia sociale da tempo esistente in Italia ed esprime tendenze profonde dalla cui polarizzazione è sorto uno schieramento che si fonda su quel fenomeno, anch’esso non nuovo, che è la mobilitazione reazionaria delle masse: un coacervo che si estende dal cosiddetto ‘popolo delle partite IVA’ al sottoproletariato dei quartieri-ghetto metropolitani, orientato e diretto dalla borghesia imperialista.

Dal canto suo, la sinistra neoliberista, assolvendo il mandato a suo tempo conferìtole dal grande capitale industriale e finanziario, ha raccolto i frutti di ciò che aveva seminato: dallo smantellamento della legislazione garantista del lavoro ai ‘sacrifici-per-entrare-in Europa’ attraverso la deflazione selvaggia e la disoccupazione, dalla privatizzazione dei servizi pubblici (sanità, trasporti, scuola, telecomunicazioni ecc.) all’intervento nella guerra imperialista contro la Jugoslavia. Una simile sinistra ha lavorato così egregiamente per la destra, che meritava solo di riceverne il plauso, i ringraziamenti e, come è accaduto il 13 maggio, il benservito, tant’è che Gianni Agnelli, dopo aver sostenuto platealmente l’Ulivo nel 1996, ha deciso, fiutato il vento, di saltare sul carro del vincitore (seppur quest’ultimo sia stato oggetto di aspre reprimende da parte della stampa internazionale).

Le destre hanno prevalso sulla sinistra neoliberista anche grazie alla loro capacità d’intervento sul piano politico, culturale e sociale. I "denti" delle destre sono: l’organica fusione fra il liberismo nel campo della politica economica e l’autoritarismo nel campo della riforma istituzionale dello Stato; l’elaborazione di parole d’ordine semplici ed efficaci, atte a carpire anche il consenso di vasti strati popolari, che il disarmo e l’assenza della sinistra hanno da tempo consegnato ad una comunicazione mediatica organicamente reazionaria; l’abilità nel saper afferrare gli ‘anelli deboli’ della catena italiana (fisco e occupazione) e nel concentrare su di essi tutto il potenziale d’urto, nonché, ‘last but not least’, il potente appoggio politico e ideologico del Vaticano, dispiegatosi all’insegna di un anticomunismo talmente grezzo e indifferenziato da spingere i suoi corifei ad inglobare nell’oggetto della loro avversione anche l’attuale sinistra.

I punti deboli di quest’ultima sono speculari ai punti forti della destra: rinuncia a contrapporre alla mobilitazione reazionaria delle masse una mobilitazione di segno opposto; rinuncia nel proporre un’organica alternativa di carattere democratico-proletario, atta a contrastare un modello di politica interna (il sistema bipolare maggioritario), di politica estera (la subalternità all’imperialismo americano e/o all’imperialismo europeo), di società (il capitalismo neoliberista) e di cultura (il berlusconismo televisivo e il ‘pensiero debole’), condiviso, nella sostanza, dalla stessa sinistra; rinuncia, infine, a proporre un’alternativa culturale imperniata sulle grandi idee-forza del socialismo scientifico: radicamento, su posizioni di classe, nel sindacato confederale, ripresa pianificata del conflitto sociale, ricostruzione del partito comunista e, contestualmente, di una nuova unità internazionalista, lotta contro l’oscurantismo clericale, impegno nella formazione laica, democratica e progressista delle nuove generazioni.

Per quanto concerne i partiti che si vogliono comunisti ( PRC e PdCI), a cui , per la nostra storia ed estrazione, siamo maggiormente vicini, il dato elettorale conferma come le pratiche, i programmi e le ideologie riformistiche che caratterizzano i gruppi dirigenti di queste formazioni, nelle quali militano peraltro compagne e compagni assolutamente stimabili, siano insufficienti e inadeguati, dal punto di vista del socialismo scientifico, per determinare una compiuta egemonia all’interno e all’esterno del movimento operaio.

In definitiva, occorre capire, tornando a riflettere sulla lezione di Marx, Engels, Lenin e Gramsci, ammaestrati dall’esperienza delle cose stesse, che, essendo sociali le ragioni del successo della destra, saranno sociali (o non saranno) le prospettive di riscossa della sinistra. Occorre capire, in altri termini, che a idee (e forze) duramente di destra non si può rispondere con idee (e forze) morbidamente di destra o vagamente di sinistra, ma solo con idee (e forze) autenticamente di sinistra.

Eros Barone - Gian Marco Martignoni