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Aria di rinnovamento e di polemica a Cazzago Brabbia

Il lago a Cazzago Brabbia
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29 Luglio 2021

Dopo quasi due anni di terribile epidemia da covid, si respira un’ansia generale di poter tornare il prima possibile alle libere abitudini di prima. Così le città riaprono i negozi e i ristoranti, si torna a teatro e al cinema, si pensa anche ai divertimenti. Tutto, si spera, tra poco sarà tornato alla normalità e sembrerà che in fondo non è cambiato molto.

Per i nostri paesini invece, quelli che io conosco meglio e stanno insediati si può dire dal tempo delle palafitte intorno alle rive del lago di Varese, le cose sono un po’ diverse. Per questi un “ritorno al prima”  non si capisce cosa voglia dire: la loro identità era già andata perduta, ben prima del covid.  Queste popolazioni vivevano infatti in strette comunità gelose ciascuna della propria particolarità, e perfino il dialetto per es. tra Cazzago e Bodio o Inarzo, confinanti e con i rispettivi centri alla distanza di un chilometro e mezzo,  aveva risonanze diverse, con le vocali strette o strettissime oppure platealmente aperte fino a sfigurarti la bocca (si diceva che questo tradisse il carattere, di reticenza  o di  sguaiatezza).

Erano insomma delle tribù  separate. Avevano però moltissime  cose in comune e tra loro esistevano fondamentali scambi culturali, la partecipazione reciproca  di massa alla festa del paese e, non è cosa da poco, le donne candidate spose che, tramite i sensali, trasmigravano da una comunità all’altra. In comune avevano soprattutto un tipo di organizzazione sociale che disponeva di botteghe, osterie, un lavatoio pubblico e infallibilmente di un circolo cooperativo o casa del popolo, luoghi in cui la frequenza giornaliera di gran parte della popolazione era assicurata.  Non si deve sottovalutare  l’organizzazione spontanea dei numerosi ritrovi sociali: era la colla, la rete entro cui le persone singole  si ritrovavano vive e identificate nella comunità.

Ora, dopo la pandemia, tutti questi paesini non hanno nulla più da riaprire, tutto era già stato spazzato via da tempo, dalla televisione e dalla modernità in genere.

Un’eccezione  alla generale caduta nell’anonimato e nel torpore sembra essere la sola e unica  vicenda di Cazzago Brabbia. Non si sa se per iniziativa particolare di qualcuno o piuttosto per una casuale combinazione di fatti e circostanze, in particolare la sua posizione che lo schiera  di fronte al lago con in faccia  lo scenario imponente delle Prealpi e a lato la linea lucente o sfumata delle più lontane Alpi, è stato iniziato un concreto rinnovamento delle cose sociali.  Ovviamente non è mai possibile rifare le cose tali e quali erano prima. Così è stato fatale concedere il tributo che gli spetta al turismo, attivato specialmente dalla pista pedonale-ciclabile.  Si potevano mettere dei cancelli, di qua e di là del  paese? Alcuni lo pensano.   Altrove, in varie parti d’Italia, si è creduto di risolvere la questione, nell’intento di preservare il ricordo e  la tradizione, istituendo dei musei dove si vede un manichino che mima una donna contadina con un grande foulard giallo in testa, e l’orrore di un carrettiere con la frusta in mano e la pipa in bocca. Sono gruppi culturali che organizzano convegni e dibattiti del niente. La cultura del paese era l’osteria, le botteghe, il lavatoio pubblico, la chiesa. Non arrampicatevi sui vetri.

Così  anche a Cazzago un gruppo di fieri oppositori  contesta vivacemente il sindaco e la sua giunta per l’apertura al rinnovamento che sembra essere stata imboccata. Si chiedono puntigliosi se  il Comune e i cazzaghesi  da questa politica  affaristica (loro dicono) ci guadagnano qualcosa, o non è solo un favore fatto agli esercenti dei locali pubblici,  e sembrano farne una questione monetaria. Perchè mai il comune e i cazzaghesi dovrebbero guadagnarci qualcosa? Perche mai gli esercenti non debbano guadagnarsi il frutto del loro lavoro?  Non siamo al mercato dei polli. Ma in questo modo si mischiano le ragioni ideali ai conti della serva (sia sempre gloria a tutte le serve e le servette del mondo). Credo che un giudizio pacato debba tener conto di quanto  in vivacità e vitalità venga arricchito il paese. Per non morire di rimpianti e noia.

Mi scuso sentitamente presso i miei compaesani se mi sono permesso d’intervenire, non richiesto, in una querelle che alla fine non mi compete. Ma anch’io a mio modo nutro un sentimento di affetto per il nostro paesello, e mi è sembrato giusto ricordare che non è possibile per un paesino mantenersi vivo se non attraverso il rinnovarsi della sua cultura.  Certe cose possono non piacere, ma se si vuole questo un altro modo non si vede.

e. g.

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