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Cernobyl, una tragedia dimenticata

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24 aprile 2019

Era il 26 aprile del 1986, quando un esperimento maldestro nella centrale nucleare di Cernobyl fece scoppiare il reattore n. 4 provocando il più grande disastro ecologico del XX° secolo. Da allora abbiamo imparato che i confini non esistono. Quando la nube radioattiva iniziò a innalzarsi sopra l’Europa, non conobbe confini. Il Cesio 137 si sparse in tutto il mondo, dall’Europa all’America, dall’Asia all’Australia. La maggior parte dell’inquinamento cadde sulla Bielorussia, il paese che da anni arrivano i Bambini di Cernobyl. Un inquinamento tuttora persistente, anche se dimezzato, e che potrà considerarsi scomparso solo fra 300 anni. Ma in quelle zone abitano ancora tremilioni di persone di cui 800.000 bambini, nel cuore dell’Europa. Fu un primo segnale di allarme di un cambiamento climatico globale, ma inascoltato. E così i Bambini di Cernobyl diventarono loro malgrado il primo fenomeno di immigrazione di massa nel mondo intero. Oggi li potremmo definire migranti sanitari temporanei, persone in cerca della salute che la loro terra non riesce più a garantire.

Dal 1990 in poi iniziò una gara mondiale della solidarietà. Si calcola che negli anni 90’, in cui si raggiunse il massimo di questa iniziativa, oltre 300mila bambini all’anno, andarono in tutto il mondo. Anche in questa occasione l’Italia ebbe il primato per ospitare il maggiore numero di bambini, primato che mantiene tuttora, a prova che il nostro Paese ha nel proprio DNA, la Solidarietà cioè la nostra Costituzione, che oggi qualcuno vuole inquinare con il ritorno del razzismo e della xenofobia, che pensavamo debellati per sempre.

Nel 1986 la Svezia fu il primo paese a denunciare al mondo, alla fine di aprile, cosa era successo a Cernobyl. E proprio dalla Svezia, viene oggi un appello da parte di una ragazzina di appena 16 anni, Greta Thunberg, che per conto della “Climate Justice Now” che i cambiamenti climatici stanno mettendo a repentaglio la vita del nostro pianeta e l’intera umanità. E lo fa con una accusa circostanziata: Dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa ma gli state rubando il futuro proprio davanti ai loro occhi. Finché non vi concentrerete su cosa deve essere fatto anziché su cosa sia politicamente meglio fare, non c’è alcuna speranza”

Greta in poche parole ci accusa che stiamo consumando già adesso, quello che dovrebbe essere destinato alle future generazioni, e in questa corsa sfrenato al consumo e alla produzione, senza alcun controllo, stiamo provocando il collasso del sistema, con un riscaldamento globale che sta sciogliendo i ghiacciai, già ampiamente documentato nel 2006 dal filmato di Jeff Orlowski CHASING ICE – Il pianeta in pericolo con previsioni apocalittiche. Si prevede, se non ci fermiamo, che l’innalzamento della temperatura provocherà entro la fine di questo secolo, l’aumento del livello dei mari di oltre 50 cm. con 150milioni di persone costrette ad emigrare. Poi c’è qualcuno nel nostro paese che sostiene di “aiutarli a casa loro” mentre stiamo distruggendo le loro case, insieme alle nostre. E la scienza, non una opinione qualsiasi, ci dice che mancano 12 anni al punto del non ritorno.

Per queste ragioni l’altro tema centrale che l’intera umanità sta vivendo, è la questione della immigrazione, un fenomeno già in atto da oltre due decenni, a causa anche dei cambiamenti climatici e dalle guerre fatte per accaparrarci le risorse di questi paesi, con la scusa di voler esportare al democrazia, non escludendo per questo, l’utilizzo delle armi atomiche.

E così l’odio contro gli ebrei, contro il diverso, contro il comunismo, provocò la seconda guerra mondiale e l’avvento del fascismo e del nazismo del secolo scorso, alla stessa stregua oggi l’odio o l’indifferenza contro i migranti o contro l’Europa, sta diffondendo il razzismo e la xenofobia.

Ogni anno noi cristiani, ma in generale un po’ tutti, festeggiamo la Pasqua, il giorno della Risurrezione. Per antonomasia può essere definito il giorno della speranza, per tutti, credenti e non credenti. L’auspicio è quello di riuscire a vedere nell’altro, povero o migrante che sia, il volto del risorto, aprendo il nostro cuore a tutti, facendo nostro l’appello di papa Francesco: “Accogliere i migranti, dovere umanitario” espresso bene nella sua enciclica “Laudato si” per passare dalla società diventata schiava del mercato e del denaro, alla società dell’amore.

Non è utopia: questa battaglia o la vinceremo tutti insieme o periremo tutti. Ecco perchè ospitare un Bambino di Cernobyl può sembrare banale, ma che nella sua semplicità, è un gesto che può cambiare il mondo. Chi vuole ospitare un Bambino di Cernobyl nei primi 15 giorni del prossimo mese di agosto può telefonare allo 0332 200286. Perché come dice la Bibbia, salvare un solo essere umano è come salvare il mondo intero. Dite poco.

Emilio VanoniComitato Progetto Cernobyl – Induno Olona            

          

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