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Claretta… Hitleriana?

claretta petacci
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10 Maggio 2021

L’ultimo libro di Mirella Serri su Claretta Petacci, “L’HITLERIANA” è certamente interessante, offre uno spaccato importante di quegli anni terribili  del fascismo sino alla orribile guerra civile vissuta nel nostro Paese dopo l’8 settembre del 1943 con l’epilogo finale del 1945, la morte di Mussolini, della stessa Petacci e di tutti i gerarchi fascisti fucilati a Dongo.

E’ certamente il periodo più tragico vissuto nel nostro Paese nel corso della sua storia dove l’Italia si trovò divisa in due, con l’occupazione di due eserciti stranieri, il Sud in mano agli Alleati e il Nord ai nazisti appoggiati dal governo fantoccio della Repubblica Sociale Italiana.

Le pagine del libro raccontano questo personaggio squallido che, sfruttando la relazione sentimentale con il capo del fascismo, ha cercato in tutti i modi di fare gli affari più loschi per sé e per la sua famiglia, diventata quella più faccendiera del regime al punto tale che lo stesso Mussolini alla fine si lasciò andare a confidenze poche edificanti nei suoi confronti: “Tu sei odiata al pari di me e forse più di me. Io non ti ho mai parlato delle lettere anonime che ricevo e che vengono da ogni parte, specie da quando sei qui e la cosa è ormai nota in tutta  Italia. Dammi retta, fatti dimenticare …”.

Parole che non lasciano dubbi sul giudizio negativo che Mussolini dà della sua amante, ma anche di sé stesso. Sa di essere odiato dal suo popolo che pochi anni prima lo osannava in tutte le piazze. Quello che emerge dal libro è un Mussolini vecchio, malato, sequestrato il 12 settembre del 43 a Campo Imperatore dai tedeschi (altro che liberato) prigioniero di una situazione da cui non é capace di uscirne, controllato a vista dai tedeschi, costretto a rompere i legami famigliari con la figlia Edda, lasciando fucilare suo marito Galeazzo Ciano dopo il processo di Verona, prigioniero dei tedeschi, che usano la stessa Petacci come esca per meglio controllarlo.

Nonostante l’intenzione dell’autrice, non emerge a mio parere un ruolo  particolare della Petacci, diventata non solo una fervente fascista ma anche nazista, con velleità politiche per proporsi come interlocutrice diretta con lo stesso Hitler. E’ un personaggio equivoco e ambiguo, privo di una forte personalità, senza nessun acume politico, al punto tale che alla vigilia del 25 aprile, non comprende che quel mondo in cui è vissuta, stava crollando, preoccupata di portarsi appresso nella fuga bauli con soldi, gioielli e tanti vestiti di biancheria intima.

Non è morta per amore di Mussolini cercando di salvare la vita del suo amante con il suo corpo. A mio parere è stata una persona che si è trovata inconsapevolmente in un posto sbagliato e in un momento sbagliato. Se si avvalora la tesi contenuta nel titolo del libro, si rischia di giustificare sul piano politico la sua morte, non comprendendo, che a Dongo si è consumata per tutti una pagina tragica, una esecuzione sommaria, senza nessun processo, che forse si poteva e doveva evitare, comprensibile solo dalla situazione caotica della guerra e dal pericolo che gli ultimi fascisti avrebbero potuto liberare all’ultimo momento, lo stesso Mussolini. Ma i fascisti lo avevano abbandonato da tempo e la preoccupazione che potesse finire in mano agli alleati non solo era sbagliata ma anche ingiustificata. Fu così che a piazzale Loreto a Milano andò in scena uno spettacolo raccapricciante, oscurando per sempre i 15 martiri partigiani fucilati nell’agosto del 1944, facendo diventare vittime coloro che erano stati per oltre un ventennio gli aguzzini della democrazia e degli italiani. Inascoltate sono state le parole di Angelo Tasca del 1936 “La lotta contro il fascismo è in primo luogo lotta per la libertà e il rispetto della persona umana” che significa che il fascismo non lo si combatte uccidendo i fascisti ma rafforzando le istituzione democratiche, che anche in questi ultimi anni risentono di una crisi pericolosa. E gli errori compiuti in quegli anni poi alla fine si pagano: così ogni anno dobbiamo assistere a Dongo alla nostalgica scena della celebrazione fascista che adesso non sappiano come evitare.

Dopo la fine della guerra ci furono centinaia o alcune migliaia di fascisti uccisi dai partigiani in maniera forse sommaria, che hanno lasciato una eredità storica complessa per tutte quelle persone che non riescono oggi a festeggiare il Giorno della Liberazione perché hanno un familiare ucciso dai partigiani dopo il 25 aprile, magari solo per il sospetto di essere simpatizzanti del fascismo, dimenticandosi che in quel periodo gli italiani erano in pratica quasi tutti fascisti, tolte rare eccezioni.

La domanda che uno si pone come sia possibile oggi sanare questa contrapposizione? Come recuperare questi nostalgici ai valori della nostra Costituzione? Senza una risposta si rischia di perdere di credibilità e di disonorare le migliaia di partigiani che con la loro vita ci hanno riscattato dal nazifascismo, ci hanno regalato la democrazia e la libertà, donato una lunga stagione di pace mai conosciuta dal nostro Paese, partigiani con cui dobbiamo  avere sempre, una immensa gratitudine.

Emilio Vanoni

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